Campione del mondo, ma con i piedi per terra: la lezione di Kimi Antonelli
di Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta
da www.famigliacristiana.it
@Riproduzione Riservata del 04 novembre 2026
È il primo vero campione della Generazione Zeta. Ragazzo della porta accanto, si è presentato per mano alla sorellina preadolescente. Il vero punto di forza per il momento sembra essere la compattezza del suo sistema familiare.-
Domenica tutta l’Italia si è appassionata alla sua vittoria. Kimi Antonelli appena ventenne è entrato nella storia dell’automobilismo mondiale come il più giovane campione di sempre, conquistando la vittoria del mondiale con ben quattro giornate di anticipo.

Ti immagini un campione del mondo di automobilismo come un divo distante da tutto e tutti. Qualcuno che sale sul podio e guarda il mondo dall’alto in basso.
Invece Kimi ha fatto breccia nel cuore e nella simpatia di tutto il mondo perché è portatore sano di allegria e di normalità. In queste ore sui giornali si sono moltiplicate le interviste alle persone della sua cerchia di amicizia e familiare. E tutte, ma proprio tutte, sembrano raccontare la stessa storia: Kimi è un ragazzo con i piedi per terra e con la testa sulle spalle. Viene da una famiglia che dichiara di averlo educato ai veri valori.
Ha fatto molto discutere il fatto che tuttora sia la mamma a fornirgli una “paghetta” settimanale con il dichiarato obiettivo di fargli comprendere il valore del denaro e di non fargli perdere il contatto con la realtà.
Colpisce questa attenzione a tenere un profilo basso e molto umano, basato sulla semplicità e sul gusto per le piccole cose. L’automobilismo è uno sport costoso, intorno al quale gira molto denaro, per il quale servono sponsorizzazioni di altro profilo. Un po' come il calcio. I campioni di sport tanto privilegiati quanto invidiati non sempre hanno vite facili. A volte cadono dalle stelle alle stalle in un frangente di tempo brevissimo. In sport che offrono guadagni così rilevanti, una popolarità mondiale può accadere che ci si monti la testa, che si perda la giusta rotta e che tutto cominci a girare in modo opposto a come dovrebbe. Non è di molto tempo fa l’indagine che ha visto al centro dell’attenzione mediatica le vicende di giovani calciatori coinvolti in un giro di escort e prostituzione nel Nord Italia. Così come più volte la cronaca ci ha raccontato di calciatori poco più che ventenni che, una volta arrivati a giocare in serie A, hanno messo a repentaglio la loro stessa carriera perché intrappolati nel meccanismo delle scommesse online.
Avere 20 anni e trovarsi in cima al mondo, salendo il gradino più alto, per tutti rappresenta un sogno. Ma viverlo per davvero espone a rischi e pericoli che solo chi è dentro al sistema può conoscere e percepire per davvero.
Kimi sembra davvero il ragazzo della porta accanto, lontano dal trambusto della fama e del successo. Il suo migliore amico dice di continuare a frequentarlo più o meno come quando erano compagni di scuola. Quando arriva a casa, Kimi cerca gli amici di sempre.
Il vero punto di forza per il momento sembra essere la compattezza del suo sistema famigliare. Una madre e un padre presenti, disponibili e coinvolti che hanno seguito la sua carriera passo passo e da quanto si evince, sembrano averlo fatto con naturalezza e senza forzature, assecondando un talento naturale che col tempo è esploso in una vera e propria scalata al successo.
Nel giorno della grande vittoria, Kimi si è incamminato verso il podio, non avendo al proprio fianco una donna appariscente, ma tenendo per mano la sua sorellina preadolescente. È con lei che è andato a ritirare il trofeo.
Come Sinner, Kimi Antonelli è il primo vero grande campione italiano della generazione Zeta, una generazione che a noi specialisti dell’età evolutiva ha mostrato fragilità e vulnerabilità inaspettate e la cui narrazione si è spesso concentrata più sulla dimensione di preoccupazione che su quella di ammirazione.
Antonelli e Sinner possono diventare protagonisti di una contronarrazione di cui i giovani adulti oggi hanno disperatamente bisogno. Così speciali e al tempo stesso così normali, questi due campioni del mondo sono l’emblema di una generazione che a volte abbiamo dato per persa, e che grazie a loro e ad un grande talento, impegno e sacrificio, sembra aver trovato la forza e la capacità di arrivare sul tetto del mondo.
Non è necessario essere numeri uno per sentire di aver trovato il proprio posto nel mondo: ma guardare ai numeri uno per trarne ispirazione, forza e coraggio è qualcosa che può fare molto bene ad una generazione che – definita ansiosa e fragile – sta rialzando la testa.
