
di Natalia Piemontese
da www.trend-online.com
@Riproduzione Riservata del 29 marzo 2023
Chi ha figli tra 11 e 14 anni lo sa bene. Botta e risposta continuo, si alza la voce, litigi per nulla. Come comportarsi con un figlio ribelle?.-

Chi ha un figlio di età compresa tra 11 e 14 anni lo sa bene. In casa sembra di avere a volte uno sconosciuto, che usa l’abitazione come un albergo, non vuole che si tocchino le sue cose ma prende, usa e getta a piacimento quelle degli altri.
Insomma, un figlio ribelle: ma come comportarsi?
Se fino all’ingresso alle scuole medie si ha ancora a che fare con un dolce bambino (o dolce bambina), da questo momento in poi la trasformazione verso la versione adulta di quel cucciolo ha inizio.
Botta e risposta continuo, alza la voce, scatta per nulla, si chiude nella sua stanza e si trasforma nell’essere più simpatico e sorridente del mondo con gli amici.
Certo che però a volte in casa l’aria è davvero irrespirabile. Come comportarsi con un figlio ribelle?
Ecco i consigli dello psicoterapeuta.
I consigli che qui di seguito riportiamo arrivano dal dott. Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell'età evolutiva, ricercatore presso il dipartimento di scienze biomediche dell'Università degli Studi di Milano.
Innanzitutto, bisogna accettare che questo tipo di comportamento sia fisiologico. È legato al passaggio che il proprio figlio vive tra il bambino che si lascia alle spalle e l’adolescente che si affaccerà alla vita adulta.
Se fino ai 10 anni è ancora relativamente semplice gestire il suo comportamento (anche il modo di vestire, per esempio) e il bambino è ancora “incollato” alla mamma, dopo questa soglia di età, il preadolescente inizia ad affermare la propria personalità, senza più essere in linea con le aspettative dei genitori.
Ovviamente però non ha ancora la maturità giusta per rapportarsi con l’altro, soprattutto con un genitore, quindi usa i mezzi che ha a disposizione, in maniera un po’ maldestra, per così dire.
Chiude la porta della camera, appende cartelli “Do not disturb”, insomma vuole essere lasciato in pace.
Oppure provoca il genitore dicendo che ha preferenze con l’altro figlio. In questo caso, è importante ricordare che tale atteggiamento non ha nulla a che vedere con l’affetto che nutre per i genitori o il fratello o sorella.
Meglio mantenere la calma e spiegare che le esigenze da gestire sono diverse, soprattutto quando ci sono differenze di età.
Se ad esempio la discussione diventa accesa, il genitore (che ricordiamo è l’unico adulto della situazione) non deve continuare nella contesa. Deve restare pacato e dire al figlio di andare in camera sua oppure è il genitore a uscire dalla stanza.
Bisogna far capire che si è aperti al dialogo e all’ascolto, ma non disposti a farsi insultare o gridare in faccia.
Purtroppo la vera piaga dei figli adolescenti o preadolescenti sono i genitori “amici”.
Il padre che con fare amichevole invita il figlio a bere una birra o fuma con lui una sigaretta per “rilassarsi”. Accettare un linguaggio scurrile perché tanto è così che fanno i giovani oggi. E via di seguito. Alla prima parolaccia, il figlio deve capire immediatamente che è un errore e una mancanza di rispetto nei confronti dell’altro.
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Ovviamente questo sottinteso “patto di non aggressività” deve essere reciproco. Il genitore non deve sentirsi autorizzato a gridare e insultare, solo in quanto “più grande”.
Il rispetto si impara da chi lo pratica, non da chi lo predica.
E soprattutto, attenzione a non impartire punizioni “restrittive”. Un classico oggigiorno, se il figlio non si comporta bene, è privarlo del cellulare. Questo non fa altro che aumentare la rabbia nei confronti del genitore, tra l’altro perché il ragazzo non può nemmeno sfogarsi con gli amici.
Le punizioni devono far parte dell’educazione del proprio figlio, ma in quanto “aggiuntive” e quindi che aumentano le responsabilità. Ad esempio, per una settimana dovrà occuparsi in esclusiva della cura del cane oppure apparecchiare e lavare i piatti.
Solitamente, quando sbollisce la rabbia, il figlio torna a essere quello che conosciamo. Ecco, in questo momento, bisogna mostrarsi aperti al dialogo e assolutamente non ritornare sull’episodio con paternali o peggio la richiesta di scuse reverenziali -assolutamente ipocrite e fini a se stesse- nei propri confronti.
Mantenere ferma e stabile la propria figura di genitore è fondamentale per la crescita stessa del proprio figlio.
È chiaro che dire di sì o lasciar correre è una strada in discesa, rispetto a quella che invece prevede molti no sul proprio percorso.
Ma evitare l’atteggiamento amichevole consente anche di mantenere autorevolezza nel momento in cui si dovrà dire per forza no a una richiesta, da parte del figlio, che appare decisamente eccessiva.
Una volta definiti gli spazi di libertà da concedere (ad esempio l’uscita in comitiva il sabato), l’autonomia si concede per le ore pomeridiane, ma il no arriva nel momento in cui il figlio vuole rimanere fuori fino alle 22-23 già a quell’età.
È ovvio che al no del genitore seguirà sempre la ribellione del figlio. Le frasi tipiche che sentiremo sono quelle che riguardano il nostro ruolo, perché siamo i peggiori genitori del mondo e lui non si sente capito.
Anche in questo caso, non bisogna cedere al ricatto e ritornare sui propri passi. È un atteggiamento che indebolisce l’autorevolezza del genitore, che deve avere le idee chiare e non gridare più del figlio.
Il classico “Tu non mi capisci” mette in crisi i genitori, che temono di non essere un punto di riferimento e che il figlio vada a cercarlo altrove.
Cosa fare in questo momento? Sicuramente non chiudere la discussione con “basta, io sono tuo padre e si fa così”. L’atteggiamento giusto invece è chiedere al ragazzo perché non si sente capito, cosa invece avrebbe voluto sentirsi dire, in un momento così.
E a volte, con grande sorpresa dei genitori, alla fine i figli non insistono neppure più di tanto. Infatti accade che, pur sapendo che la richiesta è esagerata, inconsciamente sono portati a difendere comunque la propria posizione ma, dentro di loro, si sentono sollevati da avere di fronte un genitore “adulto” che sa sempre cosa è meglio fare per loro.
da www.consultoriopavia.com
@Riproduzione Riservata

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L CONSULTORIO
Il Consultorio familiare è un servizio socio-sanitario pubblico territoriale, rivolto al singolo, alle coppie e alle famiglie, per sostenere la gravidanza sotto il profilo sanitario e per risolvere problematiche relative alla vita di coppia e familiare, in età adolescenziale o in età adulta.
È accreditato presso l’ATS di Pavia.
Il Consultorio, aperto a tutti, è di ispirazione cristiana, e opera nel pieno rispetto dei valori di cui ogni persona e ogni famiglia sono portatori. Soggetti principali della sua cura sono la donna, la coppia, la famiglia e i giovani.
Finalità del Servizio
Il consultorio offre un servizio sanitario e psico-pedagogico finalizzato a promuovere il benessere della famiglia nelle varie fasi del suo ciclo vitale, sia in forma preventiva, sia al manifestarsi di eventuali problemi.
Opera a questo scopo attraverso consulenze medico-sanitarie, psico-pedagogiche ed etiche, rivolte al singolo e alla coppia.
Primo obiettivo è quello di accompagnare le donne e le famiglie nel corso di una gravidanza, con i necessari esami medici e clinici, ma anche fornendo ai genitori il supporto necessario per divenire protagonisti di maternità e paternità.
Nel caso sorgano problemi nel rapporto con i figli, l’aiuto si concretizza in un accompagnamento alla genitorialità consapevole in grado di riconoscere e prevenire i disagi dei figli, per poterli gestire costruttivamente.
È possibile inoltre accedere a un servizio di consulenza legale sulle problematiche relative ai rapporti familiari, così come è disponibile una consulenza etica individuale e di coppia.
In generale, il servizio consultoriale nel suo insieme ha come obiettivo quello di sollecitare le risorse e le potenzialità delle famiglie e dei singoli nei momenti di fragilità, così che possano riscoprirsi come protagonisti responsabili delle proprie azioni.
È infine disponibile in Consultorio un’équipe di professionisti specializzati per corsi nelle scuole e negli oratori sui temi dell’amore, della sessualità, dell’educazione all’affettività destinati principalmente a giovani e adolescenti, ma anche – dove richiesto – a genitori, insegnanti, educatori.
Cosa Offre
Le nostre figure professionali complessivamente presenti sono:
da www.ansa.it
@Riproduzione Riservata del 21 luglio 2022
Papà più presenti con i figli ma attenzione allo stress, che può nuocere sullo sviluppo dei bambini.-

La figura del papà italiano "è molto cambiata negli ultimi decenni, si tratta soprattutto di una modificazione dovuta allo sforzo che richiede ricoprire tale ruolo", afferma infatti Paola Vinciguerra, psicoterapeuta e Presidente dell'Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico Eurodap, in occasione della Festa del Papà che si celebra il 19 marzo. "Si potrebbe dire che un tempo i padri figuravano come più duri e responsabilizzanti - sottolinea l'esperta - meno comunicativi, meno attenti e partecipativi con lo scopo di preparare i figli alla dura vita che si prospettava loro; i papà d'oggi invece risultano più protettivi e sacrifichevoli nei confronti dei propri pargoli, impiegano molto tempo ed energie per garantire alla propria famiglia la propria presenza e il benessere; ma il tutto può arrivare a stremarli.
La colpa è dello stress".
Secondo i risultati di una ricerca della Michigan State University, pubblicata su Infant and Child Development, "un papà stressato può nuocere sullo sviluppo dei propri figli - afferma Vinciguerra -. In questo studio, infatti, i ricercatori hanno analizzato il comportamento dei padri in 730 famiglie, attraverso questionari proposti a entrambi i genitori per valutare eventuali problemi mentali, il livello di stress, il rapporto relazionale con i figli. È emerso che quando il papà è stressato le conseguenze si fanno sentire anche sullo sviluppo cognitivo e del linguaggio dei propri figli, soprattutto se molto piccoli". Dunque, "un'elevata esposizione allo stress può portare ad uno stato di costrizione e d'angoscia cronico, che di conseguenza si ripercuote negativamente sul successivo comportamento dei figli. Tale situazione incide pesantemente non solo sul proprio benessere personale ma anche su quello altrui", dice l'esperta.
Alla luce di ciò, ecco alcuni consigli della psicoterapeuta per affrontare al meglio il ruolo di papà:
- Concedetevi un po' di tempo per voi: non strafate al lavoro perché rischiate di sentirvi sotto pressione poi riguardo gli impegni familiari.
- Gestite il vostro tempo in modo funzionale: fate un elenco delle vostre priorità e distribuitele in modo equilibrato.
- Ritagliatevi un po' di tempo anche per la vita di coppia, non sentendovi in colpa qualora dobbiate lasciare i figli con nonni o altre figure di riferimento. L'armonia con il vostro partner giova anche al benessere del nucleo familiare.
- Sforzatevi di mantenere intatte le relazioni sociali per quanto sia possibile, poiché anche voi avete diritto a un po' di svago.
- Qualora vi sentiste stanchi o nervosi, non abbiate paura di parlare del vostro malessere con persone di fiducia.
di Franco taverna , Responsabile Progetto Pronti, Via!
da www.exodus.it
@Riproduzione Riservata del 02 dicembre 2022
“È speciale chi ti sa trovare dove gli altri non ti vengono a cercare, chi riesce a vedere in noi quello che non manifestiamo a nessuno.”

Matteo scrive questo su un foglietto al termine della proiezione del docufilm “FUORI” che racconta di un progetto avventura realizzato da educatori e da ragazzi adolescenti che hanno commesso reati, sottoposti a misure restrittive dalla Autorità Giudiziaria.
E’ il 28 novembre 2022 e ci troviamo nella sala cinema del Teatro Martinitt a Milano, luogo carico di significati per la città e coerente con lo spirito del progetto di Fondazione Exodus Pronti,Via!, selezionato dell’impresa sociale Con i Bambini. La mattina è grigia e c’è il solito traffico, cose che ti aspetti in un lunedì di autunno a Milano. Ciò che succede in sala invece no, non ce lo aspettavamo. Sono presenti 10 classi delle scuole superiori della Zona 3 di Milano.
Si inizia con un breve preambolo per descrivere il contesto e gli scopi del progetto, viene posta una domanda: che cosa si deve fare con i ragazzi che compiono reati, che sbagliano? Sullo sfondo rieccheggiano le parole del Ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara in merito alle punizioni e al “valore delle umiliazioni”.
Parte il docufilm. È realizzato al seguito di una carovana composta da 10 ragazzi e alcuni educatori, nel mese di luglio 2021 in Sicilia. Immagini intense e colonna sonora coinvolgente.
Si riaccendono le luci e ci si aspetta la solita blanda coda con le solite domande curiose fatte solo per compiacere i professori. Si apre invece un dibattito tutto centrato sui contenuti nel quale più che domande emergono riflessioni e si chiariscono punti di vista diversi. Sono i ragazzi e le ragazze che si pongono interrogativi e cercano delle possibili risposte: è sempre giusto punire? Togliere la libertà? Umiliare e far soffrire chi ha fatto soffrire? “Se uccidessero mio fratello sarei contento di sapere che l’assassino starà sempre rinchiuso in galera”; “non puoi sapere fino in fondo le responsabilità, bisogna offrire sempre una possibilità di riscatto”; “Per sapere quale sia la punizione giusta occorre conoscere il contesto, le circostanze”; ma se l’uccisore fosse mio fratello?”.

Poi la discussione si allarga fino a comprendere il compito degli adulti, degli educatori, prendono la parola anche gli insegnanti. E arriva il commento di Matteo e poi altre mani alzate e il desiderio di approfondire il discorso, ma sono ormai le 12.30, è ora di chiudere.
Usciamo dalla sala meravigliati e con una dose di speranza in più: la partecipazione e la profondità di questi ragazzi è superiore a quella di gran parte degli adulti. Anche di quelli che “pontificano” su di loro. Decidiamo di impegnarci ad una presenza più assidua con le scuole per continuare ad accendere questi pensieri aperti.
Verso sera arriva questo WhatsApp di una docente: “Complimenti, grazie ancora per l’incontro riuscitissimo di oggi. I miei ragazzi hanno continuato la discussione per tutta la strada del ritorno e mi hanno chiesto di parlarne ancora domani”.
di Milena/Cav
da www.cav-voghera.it
@Riproduzione Riservata del 30 dicembre 2022
Carissimi tutti,
auguriamo un felice anno nuovo pieno d'amore e di pace.

Grazie per essere al nostro fianco.
La Presidente Costantina Marzano
Il Vice Presidente Stefano Angeleri
Il Consiglio Direttivo
I Volontari
da www.vogheranews.it
@Riproduzione Riservata del 30 dicembre 2022
Lombardia rifinanzia il bando per la realizzazione e l’adeguamento di parchi gioco inclusivi, percorsi naturalistici accessibili, ristrutturazione o riqualificazione di strutture semiresidenziali per persone con disabilità e organizzazione di servizi in ambito sportivo.

“Con uno stanziamento complessivo di 4.107.938 euro – ha dichiarato l’assessore regionale alla Disabilità Elena Lucchini – rifinanziamo un provvedimento che ha riscosso grande successo e consente di promuovere una più ampia diffusione sul territorio di interventi mirati”, con l’obiettivo di “favorire i processi di socializzazione e di integrazione delle persone, comprese quelle con disabilità motorie, sensoriali, intellettive e di altro genere”.
Una misura con cui “diamo la possibilità alle amministrazioni locali di realizzare interventi che puntano a garantire l’accessibilità universale con diverse linee d’intervento – ha sottolineato – prime tra tutte il gioco e lo sport, che rappresentano degli strumenti fondamentali per la crescita dei più piccoli e per garantire a tutti un maggiore benessere psicofisico”.
DISABILITA’ GRAVE E GRAVISSIMA
Prosegue poi l’impegno di Regione Lombardia per garantire un’adeguata assistenza alle persone con grave e gravissima disabilità. La Giunta, su proposta dell’assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità Elena Lucchini, ha deliberato il ‘Programma operativo a favore di persone con gravissima disabilità e in condizione di non autosufficienza e grave disabilità, a cui destinare complessivamente 154.107.000 euro provenienti dal Fondo nazionale per le non autosufficienze (Fna), da risorse autonome del bilancio regionale e dal Fondo Sanitario Regionale.
I fondi sono destinati a sostenere persone con disabilità gravissima (Misura B1) e persone con disabilità gravi o anziani non autosufficienti (Misura B2). Nello specifico 125.427.000 euro sono destinati alla disabilità gravissima e grave, 2.480.000 euro ai progetti di vita indipendente e 3.200.00 euro per assunzioni di personale con professionalità sociale presso gli Ambiti territoriali sociali.
Dei complessivi 13.000.000 euro del Fondo Sanitario Regionale, 6.500.000 sono destinati all’attuazione del percorso sperimentale voucher sociosanitario misura B1 con particolare riferimento alle persone in condizioni di disabilità gravissima e altri 6.500.000 euro per la copertura di tutte le altre tipologie di voucher sociosanitari. Il nuovo Piano regionale 2022/2024 alla fine del triennio porterà all’attuazione dei LEPS di erogazione, in particolare sul passaggio graduale dai trasferimenti monetari all’erogazione di servizi diretti o indiretti, all’attuazione di un LEPS di Processo e ad azioni di rafforzamento dei Punti Unici di Accesso (PUA): si rinvia a un successivo provvedimento, sulla base delle reali esigenze territoriali, la definizione di criteri di riparto delle risorse pari ad 3,2 milioni di euro da destinare al rafforzamento dei PUA. Si prevede infatti il completamento del sistema unitario dei punti di accesso (PUA) in ambito sociale e in ambito sanitario e sociosanitario. In coordinamento con la DG Welfare per il 2023 si svilupperanno azioni di rafforzamento della dotazione organica degli Ambiti Territoriali Sociali per lo sviluppo del sistema, previo monitoraggio territoriale per rilevare la necessità di dove e come implementare il personale con professionalità sociale da destinare alle equipe integrate presso i PUA.
Con il programma vengono confermate:
– ai fini dell’accesso alla Misura B1 si richiedono un valore ISEE sociosanitario fino a 50.000 euro per adulti/anziani, accresciuto a 65.000 euro ISEE ordinario in caso di beneficiari minorenni;
– l’intervento in favore dei gravissimi è costituito da un sostegno economico mensile integrato con eventuali servizi (voucher), in presenza delle relative condizioni come meglio precisato al punto “Strumenti”;
– essere residente in Lombardia;
– l’utilizzo delle scale per la valutazione della condizione di disabilità gravissima di cui all’art. 3, commi 2 e 3 del DM 26 settembre 2016.
Inoltre, si conferma almeno per questa annualità l’orientamento sino ad oggi sostenuto e finalizzato al sostegno del lavoro di cura del caregiver familiare e del personale di assistenza regolarmente impiegato per il mantenimento della persona nel proprio contesto di vita da lei scelto. Il caregiver familiare e quello professionale sono riconosciuti e inseriti nel progetto individuale e collaborano all’attuazione del piano assistenziale.
da www.vogheranews.it
@Riproduzione Riservata del 29 dicembre 2022
VOGHERA – Realizzare interventi a favore di persone con disabilità grave. Con questo obiettivo il Comune di Voghera ha approvato le linee operative locali “Dopo di Noi” e l’Avviso pubblico Piano Regionale Dopo di Noi – L. n. 112/2016.
Secondo queste direttive i residenti del Comune di Voghera e dei Comuni del Piano di Zona potranno presentare la domanda per un progetto di sostegno all’autonomia abitativa.
Il Decreto Direzione Generale Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità di Regione Lombardia n. 5501, ha definito l’importo delle risorse assegnate al Comune di Voghera, in qualità di ente capofila del Piano di Zona dell’ambito territoriale Voghera e Comunità Montana Oltrepo’ Pavese, pari a 78.324 euro.
Le linee operative locali e l’avviso pubblico sono validi per tutti i Comuni del Piano di Zona dell’ambito territoriale Voghera e Comunità Montana Oltrepo’ Pavese, ossia Bagnaria, Borgo Priolo, Borgoratto Mormorolo, Brallo di Pregola, Casei Gerola, Cecima, Codevilla, Corana, Cornale e Bastida, Colli Verdi, Godiasco Salice Terme, Menconico, Montalto Pavese, Montesegale, Ponte Nizza, Retorbido, Rivanazzano Terme, Rocca Susella, Romagnese, Santa Margherita di Staffora, Silvano Pietra, Torrazza Coste, Val di Nizza, Varzi, Voghera e Zavattarello.
L’Assemblea dei Sindaci del Piano di Zona dell’ambito territoriale Voghera e Comunità Montana Oltrepo’ Pavese ha approvato l’adesione al Programma Operativo Regionale per la realizzazione degli interventi a favore di persone con disabilità grave demandando al Comune di Voghera, in qualità di Ente capofila, l’approvazione delle Linee operative locali e dell’Avviso pubblico, secondo quanto concordato in Cabina di Regia istituita presso l’ATS di Pavia.

“Attraverso questo bando pubblico regionale, cercheremo di stimolare la popolazione nel presentare un progetto che va impostato con la finalità di migliorare la qualità della vita – sottolinea l’Assessore ai Servizi Sociali Federico Taverna -. Si tratta di progetti finalizzati a creare situazioni di cohousing, in condivisione con altri soggetti disabili. Pensiamo al futuro della persona disabile che, in futuro, quando non avrà più i genitori, potrà vivere in un’abitazione che abbia gli strumenti fondamentali per garantire l’abitabilità”.
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@Riproduzione Riservata del 29 dicembre 2022
REGIONE & COMUNI – La famiglia è al centro delle politiche di Regione. Ieri, con l’approvazione in Giunta di una delibera, la Lombardia ha inglobato nel “Sistema famiglia lombardo” tutti gli interventi diretti a garantire sostegno e tutela alle famiglie in condizioni di vulnerabilità sociale. Obiettivo specifico: “rafforzare e sviluppare l’offerta di servizi”.

Il provvedimento porta la firma dell’assessora alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità Elena Lucchini, che ha attuato una serie di interventi volti “ad accompagnare la famiglia e i suoi componenti lungo tutte le transizioni del ciclo di vita, a sperimentare modalità più flessibili ed evolutive di individuazione dei bisogni e delle priorità a cui rispondere e a rafforzare l’offerta di servizi, anche attraverso alleanze territoriali per una maggiore sinergia tra le risorse, gli attori, le iniziative in favore della famiglia”
Con la delibera è stata approvata, inoltre, la nuova formulazione del “Fattore Famiglia lombardo”, che verrà messa a disposizione come strumento di applicazione autonomo da parte dei Comuni, affinché possano ampiamente utilizzarla nell’attuazione delle proprie politiche.
“Le risorse a disposizione – spiega Lucchini – saranno destinate all’implementazione di interventi riconducibili al supporto alla genitorialità, allo sviluppo e al benessere dei componenti della famiglia, nonché al potenziamento dell’offerta di servizi per l’autonomia e il sostegno alle responsabilità di assistenza. Con l’attivazione del Fattore Famiglia, inoltre – aggiunge Lucchini -, Regione Lombardia si dota di uno strumento integrativo all’Isee, che consentirà di rilevare in modo più preciso i bisogni delle famiglie lombarde e, di conseguenza, di dare loro risposte più adeguate e puntuali, garantendo condizioni migliorative nell’accesso a prestazioni pubbliche per specifiche tipologie di famiglie con elevati carichi di cura”.
Nell’ambito del Sistema famiglia, infine, è stata oggi approvata la misura che promuove investimenti per sostenere l’accesso ai servizi per l’infanzia e ai servizi educativi in favore delle famiglie a rischio o in condizione di fragilità economica “anche in ragione – ha spiegato l’assessora – dell’accresciuto rischio di povertà conseguente al contesto post-emergenza pandemica e al caro energia.”
da www.vogheranews.it
@Riproduzione Riservata del 28 dicembre 2022
PAVIA VOGHERA PROVINCIA – Poste Italiane ricorda a tutti i cittadini della provincia di Pavia la possibilità di prenotare il proprio turno presso gli Uffici Postali abilitati direttamente dal PC, il tablet e lo smartphone.
Spiegano le Poste in un comunicato stampa.

“I sistemi di prenotazione ‘a distanza’, che consentono di risparmiare tempo confermano la vicinanza di Poste Italiane a tutti i cittadini per andare incontro alle loro esigenze.
Soprattutto nei giorni caratterizzati da una maggiore affluenza, l’Azienda invita i cittadini ad accedere al sito ww.poste.it o ad utilizzare le APP “Ufficio Postale”, “BancoPosta” e “PostePay”.”
Prosegue l’Ente. “Dopo aver individuato l’Ufficio Postale di interesse, sarà sufficiente cliccare sul tasto ‘PRENOTA’, e, nella schermata successiva, scegliere se fissare un appuntamento con un consulente di Poste Italiane per prodotti come Conti BancoPosta, Polizze, Investimenti ecc., oppure prenotare per le tradizionali operazioni di sportello. In questo caso si potrà scegliere il servizio di interesse tra ‘Bollettini’, ‘Poste e Pacchi’, ‘PostePay e telefonia’, ‘RC Auto’ e ‘SPID’. Si potrà quindi decidere se prendere un numero per recarsi immediatamente in Ufficio Postale oppure prenotare per un momento successivo. Verrà generato un QRCode che andrà “convalidato” all’arrivo in Ufficio Postale avvicinandolo al lettore ottico del Gestore delle Attese presente in sala.”
“Inoltre – aggiungono le Poste – è possibile prenotare il proprio turno presso gli Uffici della provincia tramite WhatsApp. Richiedere il biglietto elettronico con questa modalità è molto semplice: basterà memorizzare sul proprio smartphone il numero 3715003715 e seguire le indicazioni utili a completare la prenotazione.”
In merito alla tematica oggetto del comunicato delle Poste di Pavia, va rilevato la questione degli “anziani non tecnologici”: che, con un tale sistema, rischiano di mettersi in coda ma di vedersi passare davanti tutti coloro che hanno prenotato il posto in fila tramite pc, tablet o cellulare. Recentemente vogheranews.it ha pubblicato anche la testimonianza di un pensionato vogherese che, arrivato in Posta, ha atteso molto tempo prima di essere accolto, vedendosi passare davanti altri utenti.
A tal proposito la nostra testata ha chiesto alle Poste come intendono affrontare questo problema che tocca le fasce deboli dell’utenza.
Ecco la risposta.
“Siamo consapevoli che non tutti i clienti di Poste Italiane siano in grado di cogliere l’opportunità dei sistemi di prenotazione a distanza e proprio per non compromettere la qualità e l’esperienza all’interno dell’ufficio postale gli slot prenotabili online sono in numero limitato e definito per ogni ora.”
“L’obiettivo dell’Azienda – concludono le Poste – è di essere vicino ai cittadini supportando anche le persone meno “digitali” e che non hanno dimestichezza nell’utilizzo dei sistemi tecnologici.”

da www.citttànuova.it
@Riproduzione Riservata del 27 dicembre 2022
Il presidente della Cei a Bari sulla tomba di San Nicola ha pregato contro la guerra, auspicando un cammino che conduca al dialogo.-

Un grido che diventa melodia sale oltre le colonne del tempio santo, le lacrime bagnano quel seme di pace, quella goccia che nutre l’oceano. I canti, i salmi, e il brano della visitazione di Maria ad Elisabetta in cui «avviene il sussulto di gioia dal grembo» si sono elevati dalla Basilica di San Nicola, ancora una volta ponte di unione e di pace tra i popoli. «L’ansia della pace è il nostro grido che diventa preghiera: vieni Gesù, porta il Natale della pace in Ucraina! Il seme della pace possa crescere nelle crepe di cuori induriti e che il Signore possa toccarli con la forza della sua grazia. È un sogno? No. Una guerra tra cristiani umilia e scandalizza, offende il nostro unico e comune maestro». Introduce con queste parole la sua omelia il card. Matteo Zuppi giunto a Bari in occasione della veglia per la pace sulla tomba di San Nicola.
Il messaggio più forte, nel periodo alle porte del Natale, esorta a compiere piccole scelte, semi di pace che possono risultare determinanti: «Rinnoviamo l’appello perché nei giorni di Natale non si compiano azioni militari attive, sia permesso ai cristiani di onorare il Dio della pace, non si profani quel giorno distruggendo le tante Betlemme dove vuole nascere il Signore. San Nicola ispiri la saggezza e il coraggio di questa scelta. Non ci abituiamo alla guerra e facciamo nostra la stessa trepida attesa del Papa per commuoverci, anche perché speriamo che ogni giorno sia l’ultimo di guerra e attendiamo con ansia, con la fretta di Maria, che venga il Natale della pace».
Insieme al presidente della Cei, a mons. Giuseppe Satriano, arcivescovo della diocesi di Bari-Bitonto, i rappresentanti delle comunità ortodosse presenti nel capoluogo pugliese, le autorità hanno accolto l’invito a vivere la veglia per la pace proprio dal luogo che custodisce le reliquie del vescovo di Myra per una sentita preghiera di intercessione verso il Santo protettore di donne e bambini. Numerosi fedeli, uomini e donne di buona volontà hanno partecipato alla celebrazione in un clima di affidamento e di irriducibile speranza dato che da quando scoppiano i missili in Ucraina si è invocato numerose volte il nome di San Nicola, venerato e amato dai fedeli ortodossi dell’est.
Durante la preghiera i vescovi della Puglia, e non solo, si sono recati in cripta dove, in un breve e intenso momento di raccoglimento, il card. Zuppi ha alimentato la lampada uniflamma, simbolo di pace e unità che illumina l’altare, mentre i padri domenicani, custodi della Basilica, hanno intonato un canto della tradizione, una vera e propria invocazione di aiuto che sintetizza la devozione popolare verso San Nicola. Gentili provocazioni e incitamenti a non rassegnarsi alla guerra sono le parole del presidente della Cei: «Senza visione di pace non la si cerca e non la troviamo. Certo, un seme sembra piccolo, inutile. In esso è nascosta, però, tutta la pace. Ed è affidato a noi. Se lo teniamo per noi non serve a nulla. Possa ciascuno di noi, artigiano com’è di pace, gettare il seme della pace con il perdono, con la conoscenza, praticando la solidarietà e l’attenzione a ciascuno. Tutti possiamo fare tanto. È la famosa goccia che riempie l’oceano. E noi vogliamo esserci e non fare mancare la nostra. Anche perché in una goccia qualcuno vedrà tutto l’oceano! Vogliamo che tanti vedano la luce del Natale riflessa dalla nostra umanità e solidarietà». Successivamente il cardinale riprende l’episodio dell’incontro tra Maria ed Elisabetta: «Maria corre verso Elisabetta. Noi vogliamo sollecitare, nella nostra umiltà, ma anche con la ferma risoluzione, chi può e deve fare qualcosa per la pace perché sia avviato un cammino che conduca al dialogo. Non ci saranno mai le condizioni, se non la sconfitta! Quanta distruzione di persone e cose dobbiamo aspettare?».
La pace, perciò, parte dalle scelte del quotidiano appartenenti ad ogni individuo. Mons. Zuppi ricorda le lacrime delle donne colpite dal dramma della guerra, soprattutto riporta alla mente l’immagine drammatica della donna in cinta a Mariupol. Non bisogna dimenticare soprattutto per promuovere iniziative non violente e freni alle armi. Rimarcando la personalità carismatica di San Nicola afferma: «San Nicola, uomo di pace, volge le spalle a chi non ascolta l’invito di pace. Spingiamo perché sia preparata una conferenza che, come saggiamente avvenne a Helsinki ormai troppi anni fa, possa risolvere tanti conflitti e creare le basi di una convivenza pacifica». La Basilica di San Nicola è stato il centro del dialogo e della pace negli ultimi anni con la presenza dei vescovi del Mediterraneo e i capi delle chiese cristiane mediorientali insieme a papa Francesco il quale disse: «La pace va coltivata anche nei terreni aridi delle contrapposizioni, perché oggi, malgrado tutto, non c’è alternativa possibile alla pace. Basta ai tornaconti di pochi sulla pelle di molti! Basta alle occupazioni di terre che lacerano i popoli! Basta al prevalere delle verità di parte sulle speranze della gente!». Correva il 2018, ma queste parole restano tremendamente attuali.
Fiduciose e decise sono le parole di mons. Satriano ai giornalisti al termine della veglia: «Abbiamo chiesto al patrono di interporsi tra coloro che in questo momento stanno tradendo la propria vita e l’identità cristiana ferendo il fratello. Dall’intercessione la preghiera diventa di misericordia, occasione di riconciliazione, promessa di perdono che dobbiamo coltivare per attivare dialoghi di pace, percorsi fecondi per l’umanità».
A proposito di semi pace, Zuppi dichiara alla stampa: «A gennaio il segretario generale della Cei, Giuseppe Baturi, con la Caritas si recherà in Ucraina per stare vicino alla popolazione e programmare interventi di pace e soccorso. La chiesa italiana ha raccolto circa 20 milioni di aiuti al popolo ucraino e alleviare in qualche in modo le conseguenze della guerra è un continuo tentativo di coltivare semi di pace».
Un chiaro segno che la pace non è un ideale astratto o un dono che cade dal cielo: richiede fatica, tenacia, creatività per cui vale la pena impegnarsi.
