Tutte le fake news sull'islam a scuola: «Cristiani e musulmani? La paura dell'altro si supera in classe, col dialogo»
di Agnese Palmucci
da www.avvenire.it
@Riproduzione Riservata del 01 novembre 2026
Le schede della Cei per conoscere l'islam sono rivolte alla formazione dei docenti: altro che rinuncia all'identità dell'Irc. Parla lo storico Franco Cardini.-

«Fake news». Così Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei, risponde alla notizia, rimbalzata in questi giorni tra giornali e social, secondo la quale i vescovi italiani promuoverebbero l’insegnamento dell’islam nelle scuole. Una «bufala», la definisce Corrado, nata dalla «distorsione delle Schede per conoscere l’islam» predisposte dopo quelle sull’ebraismo e alle quali «seguiranno quelle sull’induismo e il buddismo». Il materiale è «indirizzato agli editori dei libri di testo per l’Insegnamento della religione cattolica, affinché abbiano delle fonti affidabili», precisa Corrado, con parole rilanciate dall’agenzia Sir. Sull’accusa di aver svuotato l’ora di religione: «Chi afferma questo, lo fa con malevolenza». Il cammino delle Schede non inizia oggi. È il marzo del 2023 quando, a Ferrara, Cei e Unione delle comunità ebraiche italiane presentano sedici schede sull’ebraismo, pensate per «assicurare alla scuola italiana testi Irc di qualità». Sullo stesso modello, il 10 novembre 2025 la Cei e il Pontificio Istituto di studi arabi e d’islamistica (Pisai) hanno reso pubbliche le undici schede sull’islam scritte da un’équipe formata in numero paritetico da cristiani e da musulmani. Un mese dopo la Nota pastorale sull’Irc le indica come esempio di apertura, predisposte «in vista della redazione dei libri scolastici e della formazione degli insegnanti di religione».
Il caso esplode dopo la seconda presentazione, il 21 ottobre scorso all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede. «Manderei tutti a scuola, perché c’è un’ignoranza notevole», dichiara il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei. Parole che taluni distorcono e rilanciano come fosse un invito a far studiare a tutti la fede islamica, presentando le Schede come una rinuncia all’identità dell’ora di religione. Una «fake», appunto. Che ignora contenuto e scopo delle schede. E trascura il dato normativo: le indicazioni didattiche dell’Irc «sono adottate con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’istruzione, previa intesa con la Cei, che ne garantisce la conformità con la dottrina della Chiesa cattolica». Indicazioni al centro delle quali restano il Credo, la lettura diretta della Bibbia e il magistero cattolico, con un approccio «non di tipo catechistico ma di tipo culturale ed etico». Le Schede non toccano questi contenuti, ma offrono agli autori dei manuali fonti verificate per le pagine sulle altre religioni, già previste dai programmi. Le Schede, per altro, non tacciono le differenze: la presentazione si apre con la Nostra aetate, che ricorda come i musulmani «non riconoscano Gesù come Dio», la nona scheda è dedicata a convergenze e divergenze, la seconda dà conto delle conquiste arabe dal Nord Africa alla Spagna e della pressione fiscale sui cristiani. Ebbene: l’Insegnamento della religione cattolica, conclude Corrado, «offre inedite opportunità di educazione al dialogo e alla convivenza pacifica, che può avvenire solo nella verità e nel rispetto della persona».
Parlare a scuola «delle cose che uniscono musulmani e cristiani» e di ciò «che ci divide» è il modo per sradicare pregiudizi e paure. Al contrario, continuare a pensare alle altre religioni come forme di «superstizione» o «fanatismo» è una strada senza via d’uscita. Per Franco Cardini, professore emerito di Storia medievale alla Scuola Normale Superiore di Pisa, uno dei problema principali è che «la maggior parte delle persone non sa realmente quali sono i fondamenti della religione cristiana», e la scuola è il luogo migliore per educare al dialogo. E parlando delle critiche e delle contestazioni recentemente rivolte alla Cei, riguardo alle Schede per conoscere l’islam , Cardini sottolinea che «studiare la religione musulmana serve anzitutto per conoscere meglio il nostro passato».
Professore, perché è così importante conoscere l’islam?
«Oggi l’islam è la seconda religione del mondo per numero di fedeli, e soprattutto è una religione del ceppo abramitico come quella cristiana e quella ebraica. Anche i musulmani credono in un Dio eterno, onnipotente, creatore, che si esprime attraverso scritture. Certamente il Corano è diverso dalla Bibbia, ma comunque è pieno di riferimenti all’ebraismo e al cristianesimo. Non bisogna farsi ingannare dai cattivi cristiani o dai cattivi musulmani, e quando parlo di “cattivi”, intendo persone che non sanno cosa vuol dire essere cristiani e musulmani. Cristo stesso è venerato come un importante profeta dall’islam, e lo stesso profeta Muhammad dice di sé che non può fare miracoli perché non ha “abbastanza fede”, mentre “Gesù faceva i miracoli” perché aveva la fede che lo metteva in contatto con Dio».

Guardando alle religioni monoteiste, ci sono dunque elementi che le accomunano e ci sono differenze...
«Sì, c’è una fratellanza profonda, anche se poi esistono anche molte differenze, evidentemente. L’islam non crede nel peccato originale, crede che le anime incarnandosi perdano la memoria dell’insegnamento divino e che quindi poi la debbano recuperare. Mentre nell’ebraismo e nel cristianesimo il peccato originale c’è. Poi islam ed ebraismo hanno in comune un altro elemento importante che è credere in un Dio che è puro spirito. Per i cristiani, invece, Gesù Cristo è un’unica persona divina nella quale sono unite la natura divina e la natura umana, e questo è dirimente. Il problema è che nel tempo, come si sa, dalle differenze sono scaturite guerre e violenze».
Conosciamo gli attriti e i momenti di conflitto, ma facendo un bilancio, com’è stato nei secoli il rapporto tra cristiani e musulmani?
«Fino ad oggi il rapporto è stato segnato da moltissimi scambi culturali, umani e religiosi. Il Mediterraneo era un luogo dove tutti i giorni circolavano navi piene, che viaggiavano dai luoghi cristiani ai luoghi musulmani e viceversa, e lo facevano continuamente. Sostanzialmente, il bilancio storico delle relazioni tra le due religioni è positivo. Senza l’islam, per esempio, non avremmo avuto accesso alla cultura antica, perché prima di esserci tramandata dai greci c’era stata trasmessa dagli arabi. Basterebbe capire questo per rendersi conto di quanto sono fuori strada quelli che pensano a due religioni nemiche tra loro. È evidente al punto tale che il Mediterraneo, un mare comune tra cristiani e musulmani, è letteralmente costellato di santuari mariani, che sono luoghi di culto per entrambi».
Perché c’è così tanta paura nei confronti dell’islam? E come mai, viceversa, c’è così tanto rancore anche da parte loro?
«È evidente che abbiamo davanti agli occhi un islam che almeno dal XVI secolo viene progressivamente dominato dall’Occidente. Così i musulmani hanno cercato di adeguarsi alla cultura occidentale, in parte senza riuscirci e in parte senza volerlo davvero. Hanno coscienza infatti che l’Occidente moderno è un Occidente ateo, e si sentono da molti secoli minacciati da questa realtà, anche se in parte ne sono attratti. La nostra cultura domina il mondo per tante ragioni, non ultima il fatto che nei lunghi secoli di colonialismo siamo andati nei loro territori e gli abbiamo preso tutto. In questo contesto ritroviamo anche alcune organizzazioni di persone che odiano l’Occidente perché li ha privati in qualche modo di esercitare liberamente la loro cultura e così si sono riversati contro di noi sotto forma di terrorismo. Queste sono cose serie e le conosciamo, ma non sono il cuore dell’islam. La grande maggioranza dei musulmani vorrebbe trovare un punto d’accordo con gli altri, collaborare, e molto spesso ci riescono. Certamente siamo anche minacciati e lo sappiamo, ma il problema è che noi generalizziamo gli elementi di minaccia, e sottovalutiamo tutto ciò che c’è di buono. Gli stessi musulmani più colti e più coscienti finiscono col restare delusi davanti agli occidentali, che sono ignari della realtà delle cose e li trattano in blocco come una civiltà nemica».
Quindi la paura è reciproca?
«Certo. Ed è un circolo vizioso, perché se loro continuano a dire che l’Occidente li ha derubati, che li ha oppressi, e noi continuiamo a dire che sono terroristi, non si va molto avanti. È vero che dicendo così si toccano anche delle verità, ma la verità in senso pieno è fatta di tanti elementi. Per questo, a scuola soprattutto, bisogna avere insegnanti adeguati per formare coscienze aperte al confronto».
