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Usa, violenze abortiste senza fine. Ma ora l’Fbi indaga

di Luca Volontè
da www.lanuovabq.it

@Riproduzione Riservata del 23 giugno 2022

Altri tre centri di gravidanza attaccati nell’ultima settimana. Oltre trecento le strutture pro vita che denunciano un aumento degli incidenti. Il gruppo abortista Jane’s Revenge chiede di esprimere la “rabbia fisicamente” e il Partito Democratico continua a fiancheggiare i terroristi interni. Ma l’Fbi ha deciso finalmente di indagare sugli attacchi e le bombe contro centri pro life e chiese. Intanto, un rapporto mette in luce i costi economici dell’aborto negli Usa: 6,9 trilioni di dollari solo nel 2019.-

La lista dei centri pro vita vandalizzati si allunga di giorno in giorno, le comparsate minacciose di fronte ad abitazioni e chiese frequentate dai giudici continua, la decisione tanto attesa della Corte Suprema continua a spostarsi in là, i mass media si fanno sempre più violenti, i terroristi abortisti lanciano nuove minacce ma, nonostante tutto ciò, qualcosa di buono si muove.

Il gruppo pro aborto Jane’s Revenge - che nelle scorse settimane si era reso responsabile di numerosi atti di vandalismo contro centri di gravidanza e chiese - il 14 giugno aveva dichiarato “aperta la stagione” contro i gruppi pro life. Così è stato: in una settimana ben tre centri di aiuto alla maternità sono stati attaccati. Il 15 giugno il centro dei Minnesota Citizens Concerned for Life di Minneapolis (Minnesota) ha denunciato la devastazione della propria sede, per la seconda volta in poche settimane; il 20 giugno era stato il Lennon Pregnancy Center a Dearborn Heights (Michigan) a essere distrutto e il giorno seguente, 21 giugno, il “Pregnancy Care Center” di Redford (Michigan) ha subito la stessa sorte.

Secondo un’indagine interna e informale, resa pubblica, un centro di gravidanza pro life su sei ha segnalato un aumento degli incidenti che hanno preso di mira le oltre 1900 sedi e il personale della rete di Heartbeat International. Anche per questo susseguirsi di attacchi mirati, nei giorni scorsi moltissimi leader religiosi e responsabili di gruppi pro life americani hanno inviato una lettera al procuratore generale degli Stati Uniti, Merrick Garland, e al viceprocuratore generale per i diritti civili, Kristen Clarke, per chiedere un intervento urgente a difesa dei credenti e di tutti coloro che promuovono la vita umana del concepito e della madre e, allo stesso tempo, perseguire, come terroristi interni, i violenti gruppi abortisti che scorrazzano impuniti in tutto il Paese. Ironia vuole, o meglio sfacciataggine, che l’agenzia di stampa Associated Press inserisca invece, tra le notizie principali, le paure che vivono i gestori delle cliniche abortiste, per un possibile tracollo dei loro affari ‘mortali’. Si prevede, infatti, la chiusura di almeno 200 cliniche, se la sentenza della Corte Suprema dovesse confermare i contenuti della bozza emersa a inizio maggio.

La buona notizia è che l’FBI ha deciso, il 17 giugno, a un mese e mezzo dall’inizio delle violenze, di dare avvio alle indagini sugli atti vandalici e sulle bombe molotov contro i centri pro vita e le chiese statunitensi. L’Amministrazione Biden e i leader del Partito Democratico, anche questa settimana, si mostrano apertamente disinteressati alle minacce e agli attentati subiti dai pro life e dai fedeli cristiani e, con Nancy Pelosi e Kamala Harris, dichiarano il proprio orgoglio di essere credenti e allo stesso tempo promotrici dell’aborto. Il presidente Joe Biden prosegue nel suo sostegno silenzioso alle manifestazione abortiste e, se da un lato non si è potuto esimere dal firmare la legge che rafforza la sicurezza dei giudici supremi e delle loro famiglie, approvata dai due rami del Congresso la scorsa settimana, dall’altro non smentisce di stare lavorando a uno o più ordini esecutivi, nel caso la Corte Suprema riaffermi le competenze dei singoli Stati in materia di aborto. Biden si sta preparando anche ad abolire la copertura sanitaria per la scelta da parte delle donne dei metodi basati sulla consapevolezza della fertilità (metodi naturali) nell’ambito dell’Affordable Care Act (Obamacare). Da dicembre prossimo, la sanità pubblica potrebbe non coprire più le spese per i metodi naturali, ma solo la contraccezione, i farmaci e i dispositivi abortivi.

La Corte Suprema ha spostato la sua tanto attesa decisione alle prossime settimane, mentre continua a riunirsi in un clima surreale di barricate esterne e divieti alle visite dell’edificio per paura di attentati. Si rafforzano le voci, sopratutto sulla stampa liberal (Politico), circa un tentativo di mediazione in atto da parte del presidente della Corte, John Roberts, che vorrebbe evitare una conta tra i cinque giudici pro vita (Alito, Barrett, Gorsuch, Kavanaugh, Thomas) e i tre pro aborto (Breyer, Kagan, Sotomayor). Non è chiaro l’accordo proposto da Roberts, né se tali voci siano un semplice auspicio degli abortisti.

Un nuovo appello alle violenze è stato promosso nei giorni scorsi dal gruppo Jane's Revenge su un sito Internet di anarchici. Nel testo si parla della pianificazione di altri atti di terrorismo interno e si invita a prepararsi per la “Notte di rabbia, contro la supremazia patriarcale”, per il giorno della sentenza che potrebbe ribaltare la Roe vs Wade e la storia dell’aborto nel mondo. Nel testo, però, si prende atto che la risposta agli appelli violenti sinora “è stata tiepida” e si chiede di esprimere la propria “rabbia fisicamente”.

In ultimo, è bene mettere in chiaro che dal Congresso, in particolare grazie alla Commissione congiunta sui temi economici formata dai Repubblicani, sono stati certificati i costi economici sopportati dagli Stati Uniti: gli aborti causano una perdita economica catastrofica, pari a 6,9 trilioni di dollari, cioè 6.900 miliardi, solo nel 2019. “L’aborto è una questione morale più che economica. Ma anche in termini economici, i costi dell’aborto superano di gran lunga i benefici dichiarati” da coloro che difendono questa pratica omicida, si legge nel documento. I Repubblicani non si fermano alla denuncia della perdita di capitale umano e dei costi economici e, proprio in questi giorni, hanno presentato una proposta di legge al Congresso perché si tuteli la vita sin dal concepimento. Intanto, nei singoli Stati governati dai Repubblicani - ne prende atto persino il Guardian - si stanno predisponendo nuove leggi per sostenere economicamente e socialmente le neo mamme e le loro famiglie.

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