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UN DISASTRO EDUCATIVO FUGGIRE LE RESPONSABILITA’

di Don Antonio Mazzi

da www.exodus.it
@Riproduzione Riservata del 02 marzo 2022

Ritornare ai doveri di studenti, famiglie e insegnanti

Decima scuola occupata a Milano, con manifestazioni in tutta l’Italia, nel nome del rinnovamento radicale della scuola. La mia paura sta nel dubbio che stiamo perdendo il terzo anno scolastico. E, inoltre, che la comunicazione tra ragazzi, insegnanti e Ministero sia inceppata per il semplice motivo che le due novità scolastiche, degne di questo nome, sono la causa di tutte le manifestazioni: i due esami scritti alla Maturità e l’alternanza scuola-lavoro.


Gli incidenti che sono accaduti durante l’esperienza vanno letti seriamente e interpretati nel giusto modo. Invece la debolezza delle istituzioni e la incapacità di mettere in fila le priorità, ha portato al disastro educativo.
Le manifestazioni devono essere fatte, ma non nella confusione totale. Quando non c’è voce “credibile” che aiuti questi ragazzi a rientrare nella visione non solo pacifica, ma ragionevole il meglio viene ingoiato dal “conveniente”.
Le aule più grandi e più fruibili non suppongono una automatica soluzione dei problemi. È il ruolo dei docenti che va ripensato, sia come preparazione teorica sia, soprattutto, come esperienza sul campo.

Il docente odierno non solo deve insegnare, ma deve educare, e in parte, dovrebbe completare il lavoro che i genitori moderni non possono, non vogliono, non riescono svolgere.
Vorrei invitare caldamente i docenti a farsi carico del progressivo ritorno ai doveri oltre che ai diritti di tutti: dei ragazzi, dei genitori, degli stessi docenti, e delle istituzioni scolastiche nazionali e regionali. Far capire ai ragazzi fin dove le loro libertà possono arrivare, non è facile, ma è necessario. Tocca a noi adulti chiarire i due passi: quelli della libertà e quelli dell’equilibrio interiore. Non perdiamo un altro anno, perché se guardiamo al domani, ogni anno perso durante l’adolescenza, si traduce in disorientamento progettuale, sociale, economico e culturale.

Scrive Garaudy: “Noi vogliamo che la nostra vita abbia un senso, la nostra storia uno scopo. Vogliamo che la storia di tutti sia fatta da tutti e non imposta da pochi. Ma non sarà possibile correggere il sistema con riforme parziali. Bisognerà cambiare radicalmente i principi e le strutture”.

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