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Sindrome di Asperger: cos’è, sintomi e come riconoscerla nei bambini

di Lorenzo Marsili
da www.bimbisaniebelli.it
@Riproduzione Riservata del 17 aprile 2023

La Sindrome di Asperger, che rientra nei disturbi dello spettro autistico, è una forma di autismo lieve che comporta difficoltà nel socializzare e nella normale interazione con gli altri. Vediamo insieme di conoscerla e scoprire quali differenze ci sono con l’autismo.-

Descritta per la prima volta nel 1944 dal medico austriaco Hans Asperger, da cui prende il nome, la sindrome di Asperger rientra tra le patologie del neurosviluppo e, in particolare, nei disturbi dello spettro autistico. In Italia, sono oltre 1,5 milioni le persone che convivono con questa patologia, ma solo al 20% viene diagnosticata e si cura. In molti casi, infatti, chi ne è affetto può condurre una vita perfettamente normale, arrivando anche a raggiungere traguardi importanti. 

Sindrome di Asperger: cos’è?

Considerata una forma lieve di autismo, la sindrome di Asperger è un disturbo della sfera cognitiva che compromette in modo più o meno profondo la capacità di rapportarsi con gli altri di chi ne è affetto, portando a difficoltà nelle relazioni e nelle capacità di esternare i propri sentimenti ed emozioni. Inoltre, chi soffre di questo disturbo presenta, in molti casi, problemi di coordinazione motoria e interessi eccessivi per questioni spesso futili.

Detto questo, scorrendo la (lunga) lista dei personaggi famosi colpiti da questa patologia (da Michelangelo a Greta Thunberg, passando per Mozart, Newton e Steve Jobs), è chiaro come convivere con questo disturbo non precluda in alcun modo la possibilità di vivere normalmente e, anzi, raggiungere importanti traguardi.

Sindrome di Asperger: sintomi

Come descritto dall’Istituto Superiore della Sanità (La sindrome di Asperger – ISS), la sindrome di Asperger porta nei bambini a una maturità emotiva inferiore, solitamente di tre anni, rispetto ai coetanei. Si manifesta sovente attraverso diverse sintomatologie: dall’utilizzo di un vocabolario ridotto per descrivere le emozioni a una tendenza a isolarsi, da un’eccessiva sensibilità a suoni, sapori o consistenze particolari, fino anche a insicurezza nel camminare, difficoltà di apprendimento, interessi insoliti, problematiche nello stringere amicizie.

Tutto questo comporta un alto rischio di sviluppare disturbi dell’umore aggiuntivo o secondario, come depressione, ansia e problemi nel comunicare affetto e amore, così come nel gestire la rabbia. Complicanze che, nel 33% dei casi, portano chi è affetto da sindrome di Asperger a soffrire di depressione clinica. La difficoltà risiede in gran parte nella gestione delle emozioni, con incapacità di controllarle e incanalarle in modo costruttivo.

Le persone affette da questo disturbo possono, inoltre, tendere ad assumere comportamenti ripetitivi, che prevedono regole e rituali ripetuti e stereotipati. Si tratta di un modo che permette loro di assecondare la necessità di creare un ordine mentale, indispensabile a mantenere l’equilibrio. In tal senso, è importante evitare di obbligare i pazienti a svolgere attività poco stimolati, che rischiano di farli arrabbiare o di non permettere loro di concentrarsi.

Come detto, i disturbi del linguaggio sono tra i più caratteristici di questa patologia. Spesso, una persona affetta da Asperger si esprime utilizzando un vocabolario estremamente ridotto e tende a parlare come un fiume in piena, in genere gesticolando eccessivamente e in modo impacciato e goffo.

Come si scopre la sindrome di Asperger?

Già dal secondo-terzo anno di età è possibile riscontrare interessi speciali di rilevanza clinica, interessi che arrivano a monopolizzare l’attenzione dell’Asperger e che riguardano argomenti atipici come, per esempio, singole parti di un oggetto. Spesso, però, la patologia viene accertata solo con l’avvio del percorso scolastico. È, infatti, con le prime interazioni sociali prolungate con i coetanei che la patologia si manifesta pienamente.

Sindrome di Asperger: fattori di rischio 

Così come per l’autismo, attualmente non sono state individuate cause certe per la Sindrome di Asperger. Quello che si sa è che condizione genetica e ambiente assumono un ruolo cruciale nel suo sviluppo. In particolare, la componente genetica ha rivelato un impatto tra il 40 e il 90% sulla totalità dei casi, coinvolgendo verosimilmente oltre un centinaio di geni e regioni genomiche come cause scatenanti.

In tema di fattori ambientali, invece, la maggior parte è legata allo stato di salute e all’età dei genitori. Un padre troppo anziano (Papà: con l’età crescono anche le malattie genetiche dei figli – BimbiSanieBelli.it), per esempio, ma anche diabete gestazionale, obesità materna, utilizzo di valproato durante la gravidanza (farmaco usato come anticonvulsivante in chi soffre di epilessia e disturbo bipolare), oltre a problemi perinatali e a un intervallo ridotto tra due gravidanze, accrescono la possibilità che il nascituro sviluppi la sindrome di Asperger.

Diagnosi e Test

La diagnosi è un percorso graduale, che parte da un’attenta osservazione dei comportamenti dei bambini. Alcuni comportamenti e atteggiamenti, infatti, rappresentano dei campanelli d’allarme riconoscibili e frequenti. Tra questi: difficoltà a guardare negli occhi gli altri; rifiuto di confrontarsi e di giocare con gli altri bambini; atteggiamenti violenti, verbalmente e fisicamente; movimenti goffi e, infine, attenzione eccessiva nei confronti di oggetti particolari o discipline, come l’informatica, la musica e la matematica, che portano a memorizzare in modo quasi ossessivo questioni apparentemente senza grande interesse.

In caso di segnali o sentori, si avvia un test apposito, che deve essere condotto da un team multidisciplinare di specialisti dei disturbi dello spetto autistico, che si attiva con una valutazione completa del comportamento e dello sviluppo cognitivo del paziente, prendendo in esame anche le competenze nell’interazione e le capacità cognitive nella vita di tutti i giorni.

Si può guarire dalla sindrome di Asperger?

Come per l’autismo, anche per la sindrome di Asperger non è previsto un percorso di cura in grado di guarire completamente la patologia. È, però, sempre più riconosciuta l’importante azione che interventi psicoeducativi specifici svolgono sul decorso del disturbo. I farmaci utilizzati sono, infatti, principalmente mirati a limitarne gli effetti collaterali, svolgendo principalmente una funzione di moderazione di ansia, depressione, iperattività e deficit dell’attenzione. Ovviamente, la somministrazione è da prendere in considerazione e valutare dietro consulto medico con uno specialista.

Le raccomandazioni riportate nelle Linee Guida Nazionali prevedono di lavorare per promuovere le competenze socio-conversazionali, la reciprocità socio-emotiva e il riconoscimento degli stati mentali, anche con trattamenti di gruppo. Sono, inoltre, raccomandati interventi di terapia cognitivo-comportamentale (CBT) e progetti di inclusione sociale. Altrettanto rilevante è il percorso da intraprendere per migliorare gli eventuali deficit motori del paziente. Attraverso la fisioterapia costante, infatti, si riescono a raggiungere risultati importati.

Sindrome di Asperger: l’importanza della famiglia e della diagnosi precoce

Anche il lavoro della famiglia riveste un ruolo di prim’ordine. Tenere comportamenti appropriati aiuta, infatti, in modo determinante i pazienti a gestire i disturbi dell’Asperger. Riconoscere comportamenti ripetitivi e problemi permette di mettere a punto strategie per contenerli e limitarli, oltre che favorire una migliore interazione sociale. Lavorare con costanza e in modo graduale, senza imporre cambiamenti improvvisi e radicali, è fondamentale.

Affinché queste attività terapeutiche riescano a restituire risultati importanti, è fondamentale diagnosticare con tempestività la sindrome di Asperger e avviare fin dai primi anni di vita un percorso educativo. Al contempo, gioca un ruolo molto importante riuscire a garantire un adeguato sostegno alla persona nel passaggio verso l’età adulta. La prognosi migliore è quella di lavorare sulle buone competenze cognitive e linguistiche del paziente, facendo in modo che applichi con costanza le sue abilità e riesca a raggiungere risultati, anche importanti, che permettano quantomeno di contenere gli effetti della patologia.

Qual è la differenza tra autismo e Asperger?

Pur rientrando tra i disturbi dello spetto autistico, la Sindrome di Asperger si differenzia dall’autismo perché chi ne è affetto conserva in larga parte le proprie abilità linguistiche e rivela un funzionamento cognitivo nella norma. Considerata infatti una forma lieve di autismo, proprio perché i bambini che ne sono affetti hanno gli stessi comportamenti schematici e ripetitivi di quelli affetti da autismo, i bambini con questo disturbo hanno però la possibilità di esprimere i propri sentimenti di amore e attaccamento verso familiari e amici, un linguaggio normale e sintomi che non peggiorano con l’avanzamento dell’età.

In sintesi

La sindrome di Asperger è un disturbo dello sviluppo cognitivo. Una particolare forma di autismo, che si caratterizza per ridotte capacità di socializzazione, comunicative e motorie di chi ne soffre, con comportamenti ripetitivi, goffaggine e interessi peculiari e ai limiti dell’ossessivo. Non esiste una cura definitiva, così come le cause non sono del tutto certe, ma attraverso interventi psicoeducativi specifici è possibile contenerne gli effetti.

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