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PAPÀ MI LEGGI? PERCHÉ MI PIACE, MI FA BENE E STIAMO ASSIEME

di Chiara Pelizzoni

da www.famigliacristiana.it
@Riproduzione Riservata del 31 marzo 2023

È questo il cuore del progetto "Papà mi leggi?" del Centro per la salute del bambino. Avvicinare i padri alla cura sin dai primi momenti perché la loro presenza darà frutto quando i figli saranno adolescenti.-

Lo dice anche la scienza: il coinvolgimento paterno precoce fa bene ai figli e fa bene ai padri, ma aiuta anche la relazione di coppia e riduce la violenza intrafamiliare. E ce lo dicono i dati resi noti in occasione della Festa del papà: seppure assai lentamente gli uomini hanno preso consapevolezza delle loro potenzialità genitoriali e del fatto che sono in grado di occuparsi dei figli e di passare del tempo prezioso con loro. Come ad esempio quello della lettura, un momento speciale per creare e rafforzare legami sin dai primi mesi di vita. 

Il Centro per la Salute del Bambino, una onlus che da più di vent’anni si occupa di sviluppo precoce e delle pratiche in famiglia che possono favorirlo, ci riflette da tempo e ha promosso, con il sostegno di Fondazione Cariplo e in rete con l’Istituto Beata Vergine Addolorata, l’associazione Cerchio degli Uomini, la Fondazione Pasquinelli e con la preziosa collaborazione del Sistema bibliotecario di MilanoNati per leggere Lombardia e Un Villaggio per Crescere Milano, Papà, mi leggi? un progetto a sostegno della paternità e della mascolinità accudente, progetto che ha inteso coniugare i benefici della lettura in famiglia con quelli del contrasto di una cultura che deresponsabilizza i padri rispetto al loro ruolo educativo, mentre molti padri testimoniano che una voce che legge, uno spazio protetto, un libro illustrato sono strumenti perfetti per sperimentare e costruire, con i propri figli e le proprie figlie, una relazione personale, per accorciare le distanze e creare un tempo e uno spazio nel quale stare bene insieme. Con l’auspicio che nessun padre debba più sentirsi inadeguato e al tempo stesso con la consapevolezza che al momento la percentuale dei padri che leggono ai propri figli è ancora molto bassa.

«È proprio nei primi anni di vita del bambino» sottolinea Giorgio Tamburlini direttore del Centro per la salute del bambino «che si stabiliscono le fondamenta delle nostre competenze. dello stare con noi stessi e con il mondo». Proprio in questi anni la famiglia gioca un ruolo centrale: «la relazione con le figure genitoriali è decisiva, la scienza ci conferma che è determinante ciò che accade all’interno delle mura domestiche. Chi è il genitore e cosa fa col bambino decide dello sviluppo del piccolo. Il ruolo che i padri possono giocare, e che attualmente giocano molto poco per ragioni culturali e sociali, è decisivo e di grande beneficio».   

Nei 18 mesi in cui il progetto si è sviluppato nei territori dei Municipi 1 e 5 della Città di Milano sono stati formati 54 tra operatori (assistenti sociali, pediatri, bibliotecari) e volontari, sensibilizzate 40 donne nell’ambito del corso “Italiano per tutti” di IBVA e coinvolti molti padri nel corso di incontri periodici promossi al Villaggio per Crescere di via Palmieri 26 e durante iCerchi dei Papà oltre che in occasione della Festa della Lettura, che si è tenuta lo scorso 17 dicembre e che ha potuto contare sulla presenza di tre editori, Babalibri, Carthusia e Terre di Mezzo, e di una libreria, la Scaldasole Books, oltre che dei bibliotecari del Sistema Bibliotecario di Milano e dei volontari e delle volontarie di Nati per Leggere Lombardia.

Molti i temi emersi dalle testimonianze di chi ha partecipato, tra cui la gratitudine per aver finalmente trovato uno spazio in cui poter condividere il peso della posizione paterna, divisa tra le aspirazioni di carriera, la necessità di guadagnare abbastanza e il desiderio di stare di più in famiglia, e la consapevolezza come singoli e come coppie di aver bisogno di un tempo di benessere.

«Una crescente mole di evidenze scientifiche» prosegue Tamburlini «indica che il coinvolgimento precoce del padre nelle cure e nell’accudimento è un elemento che fa bene in tre direzioni:

ai bambini perché accuditi anche dal padre in adolescenza hanno degli indicatori migliori dal punto di vista del comportamento e della salute mentale; è un elemento di aiuto e supporto per la mamma in un momento in cui i carichi di cura sono estremamente sbilanciati; fa bene anche al padre che sviluppa delle competenze e delle attenzioni che normalmente i padri hanno meno sviluppati delle madri». 

Un coinvolgimento dei papà che, supera la città di Milano, e in Nati per leggere è nazionale. «Siamo partiti» aggiunge Tamburlini «tra febbraio e marzo con due progetti europei dedicati a promuovere un maggior coinvolgimento dei padri e a favorire una revisione dei congedi parentali ai padri che sono ancora minimi, siamo gli ultimi o quasi in Europa; con l’intento di lavorare anche con le aziende perché abbiano delle politiche father friendly e con gli operatori sanitari e del mondo dell’educazione affinché si esercitino a coinvolgere i padri in tutto (visite, colloqui etc). Deve cambiare la cultura di una madre unica depositaria della totalità della cura».  

L’Italia, infatti, rispetto all’Europa è sotto la media: «abbondantemente sotto per la pratica e ancora di più per le politiche familiari; la Spagna, che è molto simile a noi da tanti punti di vista, ha un congedo per i padri molto esteso. Due progetti dicevo di cui uno è capofila l’istituto Superiore di Sanità e l’altro l’ISSA, una rete internazionale di enti che si occupano di sviluppo della prima infanzia, di cui CSB è membro».

Perché sia così centrale il coinvolgimento dei papà nella cura dei più piccoli e decisivo per la loro adolescenza ce lo spiega Monica Castagnetti, pedagogista del Csb: «le ricerche dimostrano che ci sono maggior capacità di regolazione emotiva, maggiori competenze sociali e quindi maggior stabilità dell’umore e capacità di affrontare le avversità dei compiti di crescita dell’adolescenza. I papà magari non vedono immediatamente un beneficio, ma lo misuriamo più a lungo termine. Per i papà il beneficio è di riuscire a vivere molto meglio il legame di attaccamento ai figli sin da piccoli e in adolescenza di poter vivere quel  legame con maggior competenze: per capire cosa vivono i figli in quella fase così delicata e avere al contempo maggior possibilità di essere ascoltati». 

All’evento di chiusura e per un primo bilancio dell’iniziativa, esperienza esportabile in tutta Italia, in programma giovedì 30 marzo sono intervenuti Alberto Fossati per Fondazione Pasquinelli, Giorgio Tamburlini per il Centro per la Salute del Bambino, Alessandra Bianchi per l’Istituto Beata Vergine Addolorata e Andrea Santoro per l’associazione “Il Cerchio degli Uomini”; alcune testimonianze di papà che hanno partecipato a “Papà, mi leggi?” e di chi in rappresentanza del Terzo Settore e delle comunità coinvolte ha dato gambe al progetto: Monica Castagnetti, pedagogista e responsabile per il CSB dell’Unità locale di Milano assieme ad Elisa Maria Colombo, che della onlus è anche responsabile della Comunicazione, Licia Moroni, educatrice di Un Villaggio per Crescere, Laura Ricchina della Biblioteca Chiesa Rossa, Valentina Pedroli, assistente sociale di Permano Qubì Stadera e Consultorio Gianna Beretta Molla di Fondazione Guzzetti, i volontari Rossella Venegoni e Massimo Tebaldi.

Per informazioni e iscrizioni scrivere a elisa.colombo@csbonlus.org

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