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Non ci possiamo permettere né indifferenza né qualunquismo

da www.avvenire.it
@Riproduzione Riservata del 15 settembre 2022

di Marco Tarquinio

Gentile direttore,
prima di tutto grazie per il bell’articolo di Ferdinando Camon, pubblicato domenica scorsa, che tornava a denunciare l’impossibilità per 250 milioni di bambini nel mondo di frequentare la scuola. Recentemente il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha parlato del dovere della partecipazione politica.
Mi ha colpito in particolare l’invito di fare politica con Amore («lo metta pure in maiuscolo Amore»), come suggerisce papa Francesco e mi ha fatto pensare, proprio in questo difficile momento politico, il richiamo a superare l’indifferenza.
Ecco, gentile direttore, dove entro in crisi. Parlando con tanti cattolici sulla necessita di impegnarci, di superare l’indifferenza, quasi sempre la risposta è: “Sono tutti uguali”. Spero che i richiami del Papa, gli interventi del presidente della Cei, abbiano stimolato all’impegno sociale e politico le coscienze di tanta Chiesa-indifferente, anche facendo capire che non “sono tutti uguali”.

Elvio  Padova

Condivido lo spirito solidale e partecipativo con cui mi scrive, gentile signor Elvio.
Proprio per questo – l’ho annotato anche domenica scorsa in dialogo con altri lettori – non intendo lasciarmi confinare, tra indistinzione e indifferenza e un po’ di qualunquismo, in una «notte in cui tutte le vacche sono grigie». E però non caricherei la responsabilità di questa rischiosa confusione quasi solo sulla parte dei rappresentati e, in particolare, su quella porzione di cittadinanza costituita dai cattolici impegnati a livello ecclesiale e anche sociale, ma che appaiono freddi e distanti rispetto all’attuale offerta politica, feriti da contrapposti slogan dominanti e da troppe parole d’ordine taglienti.
Negli ultimi anni tanti timonieri di partito, ai diversi livelli, al centro come in periferia, hanno avuto la loro gran dose di responsabilità nello sconcertare e nell’allontanare gli elettori o nel mobilitarli solo “contro”.
Una radicalizzazione progressiva che non fa bene alla nostra democrazia e neanche alla soluzione di problemi veri e urgenti quali quelli della crescita delle disuguaglianze, della denatalità, del mancato saggio governo dei flussi migratori, della crisi ambientale e della nuova dirompente deriva bellica... In questo senso, credo, vanno i misurati eppure appassionati appelli della Chiesa.

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