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Milano. «Negli oratori tanti adolescenti in più. Una domanda che riguarda tutti»

di Francesco Ognibene
da www.avvenire.it
@Riproduzione Riservata del 08 luglio 2023

Dal direttore della Fondazione oratori milanesi (Fom) la "sorpresa" di una partecipazione senza precedenti di ragazzi alle proposte estive delle oltre 1.100 parrocchie. Una bella notizia, e una sfida.-

C’è qualcosa di nuovo negli oratori ambrosiani, e non è solo per il ritorno alla piena operatività dopo tre estati travagliate. Don Stefano Guidi, direttore della Fondazione oratori milanesi (Fom), fa una prima mano di bilanci, tracciati ancora a matita ma già interessanti. Per tutti. «L’attività estiva degli oratori – racconta – si avvia alla conclusione di una prima fase ma allo stesso tempo raggiunge il suo vertice perché, terminata l’attività “nel cortile”, comincia quella nei campi scuola e nei campeggi. È un’estate molto particolare: perché da qui a pochi giorni migliaia di giovani della diocesi di Milano parteciperanno alla Giornata mondiale della Gioventù di Lisbona. Siamo in una fase in cui, per usare un’immagine, stiamo passando dal cortile dell’oratorio alla tenda dell’oratorio».

Che valutazione dare di questa estate oratoriana 2023?

È un’estate che vede tornare a una situazione di sostanziale normalità e a una partecipazione significativa, soprattutto per quel che riguarda la fascia degli adolescenti: negli oratori sono una presenza indispensabile, perché l’attività estiva si può realizzare fondamentalmente grazie a loro, alla loro disponibilità in qualità di animatori.

Cosa legge in questa presenza così rilevante?

Mi pare un dato molto significativo, perché gli adolescenti costituiscono quella fascia di età che per certi versi ha meno bisogno dell’oratorio. Per capirci: mentre una famiglia necessita di un posto dove poter mandare i propri figli una volta terminata la scuola, e cerca un luogo di accoglienza, di aggregazione e anche di custodia, gli adolescenti – parlo dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni – potrebbero organizzarsi il tempo libero anche da soli. Nonostante questo, stiamo assistendo a un notevole incremento della loro partecipazione. Credo che il dato più significativo di quest’anno sia proprio questo: c’è un aumento di partecipazione sensibile ed esteso negli oratori della diocesi, e sicuramente riguarda soprattutto la fascia degli adolescenti.

Come dare continuità nel tempo a questo incontro estivo con loro?

È una domanda che ci accompagna da sempre. Sappiamo benissimo che il resto dell’anno è occupato da molte attività personali e familiari, a partire dalla scuola. Ma gli oratori restano aperti e attivi sempre, con iniziative di approfondimento, spiritualità, o semplicemente ricreative. La loro è una proposta composita, che va incontro a tutte le esigenze degli adolescenti, cercando di integrarsi in una vita con tanti impegni.

Si parla con frequenza di una fase critica per i ragazzi dopo la pandemia...

Siamo in un periodo delicato, il disagio educativo esiste, ma mi sembra che si fatichi ad andare oltre la retorica mediatica. Ci accorgiamo “sul campo” che gli effetti del Covid sulla vita degli adolescenti sono reali, tangibili. C’è più fragilità emotiva e personale. Ma quando si ragiona di disagio educativo è molto importante richiamare l’attenzione anche sul rovescio della medaglia: non parliamo infatti solo delle necessità di ragazzi che crescono ma di una società che nel suo complesso fa sempre più fatica a proporsi in un atteggiamento educativo. Mi interroga tantissimo e mi preoccupa la grave situazione di tutte le figure educative professionali, la loro riduzione numerica a fronte di una richiesta elevatissima di competenza educativa in molti ambiti della vita sociale. Il fatto che queste figure non si trovino, come non si trova il medico o l’infermiera, mostra che siamo una società che in modo molto preoccupante sembra non promuovere e sostenere a sufficienza le figure di “cura”.

L’esperienza degli oratori cosa indica come necessario per questa situazione?

Al disagio educativo si deve rispondere con l’educazione, non con il contenimento né con la repressione o imponendo in modo retorico un rigido codice di regole. Di questo dobbiamo essere tutti consapevoli: ci vuole uno scatto di coscienza civile e di responsabilità ecclesiale, perché questa situazione di vero disagio venga raccolta in tutta la sua serietà.

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