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Milano. Il Tribunale cerca famiglia per Enea. «Se la mamma ci ripensa, la aiuteremo»

di Redazione internet
da www.avvenire.it
@Riproduzione Riservata del 10 aprile 2023

Il piccolo trovato la mattina di Pasqua nella Culla per la vita del Policlinico. La direttrice del Cav Mangiagalli: la maternità ci riguarda tutti.-

Una culla per la vita al Policlinico di Milano - Archivio Ansa

Si chiama Enea e sta bene. È il bimbo che il mattino di Pasqua, il personale del Policlinico di Milano ha trovato alla Culla per la Vita. L'allarme si è attivato alle 11.40 circa. Il piccolo pesa circa 2,6 chili, è di etnia caucasica ed è in buona salute. È il terzo bimbo che viene affidato alla Culla per la Vita da quando è stata attivata nel 2007. Il piccolo è ora accudito dagli specialisti della Neonatologia alla Clinica Mangiagalli del Policlinico, dove sta seguendo i controlli di routine.

Il bimbo si chiama Enea perché nella Culla c'era anche una lettera firmata dalla madre, dove viene indicato il nome e dove si racconta che "è super sano, tutti gli esami fatti in ospedale sono ok", insieme a parole di grande affetto.

Sicuramente il piccolo Enea troverà famiglia a tempo di record. "Il tribunale - scrive il Policlinico - affiderà il piccolo a una famiglia che si era già resa disponibile ed era stata valutata idonea per accogliere un bambino abbandonato". "Enea resterà con noi il tempo tecnico necessario perché il Tribunale dei minori lo possa affidare a una famiglia idonea, di solito bastano poche settimane", ha precisato Fabio Mosca, direttore della Neonatologia e della Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico di Milano. "Enea sta bene, è un bel bambino di circa una settimana di vita ed è coccolato - dice Mosca - da medici e infermiere".

"È una cosa che pochi sanno - commenta Ezio Belleri, direttore generale del Policlinico di Milano - ma in Ospedale si può partorire in anonimato, per la sicurezza di mamma e bambino. Inoltre esistono le Culle per la Vita: la nostra si trova all'ingresso della Clinica Mangiagalli e permette di accogliere in totale sicurezza un bimbo che i suoi genitori non possono purtroppo tenere con sé. È una decisione drammatica, ma la Culla consente di affidare il piccolo ad una struttura dove gli sono garantite cure immediate e che preserva l'assoluto anonimato per i genitori".

La Culla per la Vita del Policlinico di Milano è attiva da 16 anni e quello di Enea è il terzo caso registrato. I primi due sono avvenuti nel 2012 e nel 2016: due bimbi maschi che sono stati chiamati rispettivamente Mario e Giovanni. La Culla è un ambiente protetto e riscaldato ed è strutturata in modo da avvisare immediatamente il personale sanitario: una volta che il bimbo viene accolto al suo interno, un allarme discreto avvisa medici e infermieri della Neonatologia che possono prendersi cura del piccolo entro pochissimi minuti.

"Occasioni simili sottolineano come il sistema della Culla per la Vita sia fondamentale - conclude Fabio Mosca, direttore della Neonatologia e della Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico di Milano - perché ci permette di accogliere il bimbo e di aiutare la mamma nella sua drammatica scelta, in tutta sicurezza. Vivo però questo evento anche come una sconfitta a livello sociale, perché in qualche modo non siamo stati in grado di intercettare una madre in grande difficoltà. Madre che, qualora ci ripensasse, siamo pronti ad accogliere e ad assistere".

È felice per la notizia di una vita ma insieme preoccupata Soemia Sibillo, direttrice del Centro aiuto alla Vita Mangiagalli: «Se da un lato sapere che la Culla per la Vita ha accolto un piccolo bimbo è sollievo per una scelta che, come talvolta si legge dai fatti di cronaca, poteva essere rischiosa per la vita e la dignità del neonato, come l'abbandono vicino ai cassonetti, al contempo è anche segno di una scelta dolorosa che ci deve interrogare. Non è naturale per una mamma separarsi dal proprio bimbo: perché mai un tale gesto? Forse non ha trovato chi poteva darle un aiuto? Si sarà così sentita sola da pensare di non farcela? Problemi economici? Non dobbiamo giudicare, ma certamente dobbiamo lasciarci interpellare da questo episodio». Per Soemia Sibillo, che ha raccolto il testimone da Paoloa Bonzi alla guida del Centro che collabora strettamente con la Clinica Mangiagalli, «la maternità non è un fatto individuale ma ci riguarda tutti. Al Cav raccogliamo tanti racconti di sofferenza e solitudine spesso inimmaginabili. Forse questa mamma non ci conosceva. Possiamo ancora aiutarla, se ci ripensa: siamo al terzo piano della scala B della Mangiagalli. È importante far sapere che ci siamo».

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