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Mamme single non è per forza sinonimo di mamme sole, separate o abbandonate

di Daniele Di Geronimo

da www.gravidanzaonline.it
@Riproduzione Riservata del 21 giugno 2023

Essere madri, per scelta, senza il supporto di un partner; ecco un approfondimento sul mondo della mamme single.-

L’evoluzione sociale e culturale ha portato nel corso degli anni a diversificare (e ad aumentare la consapevolezza di alcune realtà esistenti) il mondo delle famiglie. Oggi, ancor più rispetto al passato, l’avere figli e crescerli non è una prerogativa delle coppie, tanto che sono in aumento il numero delle cosiddette famiglie monogenitoriali, ovvero quello nelle quali, molto semplicemente, vi è un solo genitore.

In questo quadro le famiglie monogenitoriali nelle quali l’unico genitore è la mamma sono la stragrande maggioranza, motivo per cui si pone l’attenzione sul fenomeno delle mamme single. Sebbene l’espressione possa apparire impropria, si tratta di donne che vivono con il proprio figlio senza la presenza del partner. È un fenomeno complesso e articolato che richiede alcune doverose precisazioni, al di là dei pregiudizi e dei luoghi comuni, per comprenderne le ragioni e le caratteristiche.

Anche a livello internazionale il trend è il medesimo, con circa il 15% del totale delle famiglie con figli con meno di 18 anni sono composte da un solo genitore e nell’86% dei casi questo è la donna. Va anche precisato come spesso sfuggano a queste indagini le donne che vivono con genitori o amiche (basti pensare al fenomeno delle mommune), facendo emergere la sensazione che il numero delle mamme single sia nettamente superiore a quello fotografato dalle statistiche ufficiali.

Mamme single, è sempre una scelta?

Nell’alveo delle possibilità di scelta esistono mamme single per volontà propria e altre per volontà altrui. La famiglia monogenitoriale può nascere innanzitutto per esplicita volontà della donna che non contempla la presenza del partner e scegliere di vivere da sola con uno o più figli. Ci sono poi quelle situazioni nelle quali le donne sono vittime della scelta del partner.

Un esempio è quello dell’uomo con il quale le donne hanno avuto un rapporto sessuale e che poi ha rinunciato all’assumersi la responsabilità della paternità e, non volendo ricorrere all’IVG, hanno deciso di portare avanti autonomamente la gravidanza. Ci sono poi le coppie (sposate o meno) che si separano nelle quali il figlio rimane con la donna e, ancora, le donne che rimangono vedove o comunque quelle nel quale il partner fisso è deceduto e quelle che non hanno un partner fisso.

Da questa sintetica casistica si può facilmente comprendere come non sempre essere delle mamme single sia una scelta. Soprattutto considerando come di fatto la legge italiana non consenta alle donne di usufruire autonomamente alla fecondazione assistita e questa sia una possibilità accessibile solo alle coppie e a seguito di una conferma diagnostica di infertilità.

Si continua inoltre a discutere del riconoscimento dei figli avuti tramite gestazione per altri, che in Italia resta vietata, ma che rappresenta un’altra forma di espressione delle famiglie monogenitoriali.

Cosa significa essere una mamma single

pregiudizi culturali, le diffidenze e le inevitabili criticità logistiche rendono la vita di una mamma single non sempre agevole. Questo perché spesso non si tiene conto di cosa significhi crescere un figlio e dell’impatto, non solo economico, che esso ha sulla vita del genitore.

Specialmente per le donne c’è tutto l’annoso problema delle conseguenze che la genitorialità ha sulla loro carriera e sul rientro (o inserimento) nel mondo del lavoro. Senza dimenticare come, di fatto, c’è un gender gap economico (l’ISTAT ha evidenziato come le donne guadagnino in media il 15% in meno rispetto agli uomini) che rende il tutto estremamente più complicato. A tutto questo vanno aggiunti i problemi infrastrutturali legati all’assenza degli asili nido o alla loro inaccessibilità e alla necessità, laddove possibile, di dover far ricorso ai nonni e alla cerchia parentale.

Quello che abbiamo fino a questo momento descritto è il “punto di vista del bambino”, ovvero dell’essere mamma, ma cosa significa essere donna in questa prospettiva? Lo scenario non sembra essere certo migliore. Sia per le assurde pretese culturali per cui un figlio debba essere maggiormente a carico della donna (con tutto il pesante carico di sensi di colpa e giudizi che una prospettiva di questo tipo si porta dietro), sia perché si pensa che una donna, divenendo madre, cessi di essere tale, come se la sua femminilità ed esistenza si esaurissero nell’accudimento dei figli.

È evidente come, tra orari di lavoro troppo spesso inconciliabili con la vita familiare e l’assenza di un partner con il quale dividere la gestione e la cura di un figlio, tutto diventa estremamente più complicato.

Un mix esplosivo che spesso provoca frustrazione, disagio, sentimenti negativi di un fallimento costante e inevitabile per un circolo vizioso dal quale difficilmente si riesce a uscire.

Numeri, dati e statistiche

Il fenomeno delle mamme single e più in generale delle famiglie monogenitoriali è, come anticipato, in crescita. I più recenti dati ISTAT (che fanno riferimento al 2021 e al 2022) mostrano come tra il 16 e il 20% delle famiglie italiane siano monogenitoriali e nelle quali l’unico genitore è la donna.

Anche a livello internazionale il trend è il medesimo, con circa il 15% del totale delle famiglie con figli con meno di 18 anni sono composte da un solo genitore e nell’86% dei casi questo è la donna. Va anche precisato come spesso sfuggano a queste indagini le donne che vivono con genitori o amiche (basti pensare al fenomeno delle mommune), facendo emergere la sensazione che il numero delle mamme single sia nettamente superiore a quello fotografato dalle statistiche ufficiali.

Le agevolazioni per le mamme single

Le mamme single in alcuni casi rientrano nelle agevolazioni previste dallo Stato o dagli enti locali per il sostegno alle famiglie e alla gravidanza.

L’Assegno di maternità dei Comuni (o Bonus mamme disoccupate) erogato dall’INPS (che si aggira intorno ai 300€ per cinque mensilità) che spetta solamente entro determinati limiti di reddito, in caso di decesso o abbandono dell’altro genitore e la cui domanda va presentata entro 6 mesi dalla nascita del bambino.

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