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L'udienza. Il Papa: un popolo gioioso dei suoi figli ha futuro e speranza

di Anna Maria Brogi
Nella catechesi in piazza San Pietro il Pontefice ha ripercorso le tappe del suo recente viaggio apostolico in Colombia. Un pensiero per le vittime dell'alluvione di Livorno.-
È stato il ricordo del recente viaggio apostolico in Colombia, dal 6 all'11 settembre, il tema dell'udienza generale di stamani in piazza San Pietro. Papa Francesco, accolto come sempre dall'entusiasmo dei fedeli, ha posto l'accento su due aspetti in particolare: la gioia che ha incontrato, in un popolo tanto provato dalle sofferenze, e la necessità di una riconciliazione nazionale, che è stata la molla all'origine del suo viaggio.
Un popolo che fa figli ha speranza
Il Papa ha ringraziato il Signore per il suo viaggio in Colombia. «Ringrazio il popolo colombiano che mi ha accolto con tanta gioia», ha aggiunto. E ha ricordato lo slancio delle tante mamme che, in ogni città, gli porgevano i bambini per la benedizione. «Un popolo capace di fare i bambini e di farli vedere con orgoglio, come speranza - ha osservato il Papa - ha futuro, mi è piaciuto tanto».
Fare il primo passo verso la pace nazionale
Francesco ha ricordato la «continuità» con i viaggi degli altri due papi che hanno visitato la Colombia: il beato Paolo VI nel 1968 e san Giovanni Paolo II nel 1986. E ha ribadito il motto del viaggio: «demos el primer paso, facciamo il primo passo, riferito al processo di riconciliazione per uscire da mezzo secolo di conflitto interno che ha seminato sofferenze e inimicizie». «Con la mia visita - ha proseguito il Papa - ho voluto benedire lo sforzo di quel popolo, confermandolo nella fede e nella speranza».
La testimonianza del popolo colombiano, dalle fortissime radici cristiane, «è una ricchezza per tutta la Chiesa» ha osservato Francesco. E se proprie le radici cristiane rendono «più acute le ferite», esse costituiscono al tempo stesso «la garanzia della pace, la linfa della sua invincibile speranza» Perché se «è evidente che il Maligno ha voluto dividere il popolo», «l’amore di Dio, la sua infinita misericordia, è più forte della morte».
Fare il primo passo, in questo viaggio, ha significato «portare la benedizione di Cristo e della Chiesa sul desiderio di vita e di pace che trabocca negli occhi di quella nazione». Il Papa lo ha potuto vedere «nelle migliaia di bambini e di giovani che hanno riempito la piazza» nella giornata dedicata al tema della riconciliazione che si è svolta a Villavicencio. La mattina, ha ricordato Francesco, c’è stata la grande celebrazione eucaristica con la beatificazione dei martiri Jesús Emilio Jaramillo Monsalve, vescovo, e Pedro María Ramírez Ramos, sacerdote. Nel pomeriggio la speciale Liturgia di riconciliazione, «simbolicamente orientata verso il Cristo di Bocayá, senza braccia e senza gambe, mutilato come il suo popolo». Si sono versate «lacrime di dolore e gioia insieme», ascoltando le biografie dei due martiri, e il popolo colombiano «ha sentito forte la propria identità con dolore, pensando alle troppe vittime» e con gioia pensando alla misericordia di Dio.
La vera rivoluzione è quella evangelica
Ripercorrendo le altre tappe del suo viaggio, Francesco ha ricordato che a Medellin «la prospettiva è stata quella della vita cristiana come discepolato». Uno dei frutti di questo discepolato «sono gli Hogares, cioè le case dove i bambini e i ragazzi feriti dalla vita possono trovare una nuova famiglia». «Altro frutto sono le vocazioni - ha aggiunto - che ho potuto benedire e incoraggiare con gioia in un indimenticabile incontro con i consacrati». A Cartagena, dove sbarcavano gli schiavi africani, «il focus è andato sulla promozione della persona umana e dei suoi diritti fondamentali». E qui l'esempio di san Pietro Claver, apostolo degli schiavi, e più recentemente santa Maria Bernarda Buetler, che hanno dato la propria vita per i pù poveri e gli emarginati, ha «mostrato la via della vera rivoluzione, quella evangelica, che libera le persone dalle schiavità di ieri e di oggi».
Fare il primo passo, ha concluso il Papa, «vuol dire chinarsi sul fratello ferito e abbandonato e farlo con Cristo». «Affido nuovamente la Colombia e il suo amato popolo alla Madre, Nostra Signora di Chiquinquirá, che ho potuto venerare nella cattedrale di Bogotá». «Con il suo aiuto ogni colombiano possa fare il primo passo e costruire ogni giorno la pace nell’amore, nella giustizia e nella verità».
Un pensiero per le vittime dell'alluvione di Livorno
Al termine dell'udienza il Papa ha ricordato le vittime dell'alluvione di Livorno. «Rivolgo, infine, il mio pensiero ed esprimo la mia spirituale vicinanza a quanti soffrono a causa dell'alluvione che ha colpito il territorio di Livorno. Preghiamo per i morti, i feriti, per i rispettivi familiari e per quanti sono nella prova». Già rispondendo alle domande dei giornalisti sul volo di ritorno dalla Colombia, lunedì scorso, Francesco aveva ricordato le vittime del maltempo in Italia.
da www.avvenire.it
@Riproduzione Riservata del 13 settembre 2017

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