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Le mamme equilibriste nell’Italia del 2023

da www.greenreport.it
@Riproduzione Riservata del 10 maggio 2023

Dal rapporto “Le equilibriste. La Maternità in Italia – 2023” presentato oggi da Save the Children emerge che «Il 12,1% delle famiglie con minori nel nostro Paese (762mila famiglie) sono in condizione di povertà assoluta, e 1 coppia con figli su 4 è a rischio povertà». Il tutto in uno scenario generale nel quale il numero di nuovi nati e di neomamme sono in picchiata, ma per Save the Children non c’è da stupirsi: «Anche il mercato del lavoro sconta ancora un gap di genere fortissimo. Nel 2022, pur segnando una leggera decrescita, il divario lavorativo tra uomini e donne si è attestato al 17,5%, ma è ben più ampio in presenza di bambini».E il focus del rapporto dimostra quanto lavoro abbia da fare (magari con le ricette giuste) il governo di destra italiano per colmare questi gap e per ribaltare patriotticamente il trend negativo delle nascite.

Nella fascia di età 25-54 anni se c’è un figlio minore, il tasso di occupazione per le mamme si ferma al 63%, contro il 90,4% di quello dei papà, e con due figli minori scende fino al 56,1%, mentre i padri che lavorano sono ancora di più (90,8%), con un divario che sale al 34%. Pesano molto anche differenze geografiche e titolo di studio: nel Mezzogiorno l’occupazione delle donne con figli si arena al 39,7%, contro il 71,5% del Nord. Quando il lavoro per le donne c’è, un terzo delle occupate ha un contratto part-time: 32% dei casi contro il 7% degli uomini. Se ci sono figli minorenni la quota sale al 37%, a fronte del 5,3% dei padri, e con una metà quasi di queste mamme ovvero il 15%, che si è vista costretta ad un part-time involontario, che non ha scelto

Un quadro poco favorevole alle madri lavoratrici emerge anche dai dati raccolti dall’ Ispettorato Nazionale del Lavoro sulle dimissioni: nel 2021: delle 52.436 convalide totali, il 71,8% si riferiscono a donne (madri) e il 28,2% a uomini (padri). La percentuale delle madri sale oltre l’81% tra giovani fino a 29 anni. Tra gli uomini il 78% delle dimissioni è legato al passaggio ad altra azienda e solo il 3% alla difficoltà di conciliazione tra lavoro e attività di cura, mentre per le donne questa difficoltà rappresenta complessivamente il 65,5% del totale delle motivazioni.

Il rapporto evidenzia che «Il gap lavorativo per le donne legato a genere e genitorialità è purtroppo ancora molto marcato nel nostro Paese, ancor più se si considerano le famiglie monogenitoriali: 2,9 milioni nel 2021, 17% del totale dei nuclei che nell’80% dei casi sono composti da madri single».

Se il gap lavorativo è cruciale nella vita delle “mamme equilibriste”, il rapporto fa notare che «Anche l’esperienza della maternità in sé mostra tutti i limiti di un Paese, come il nostro, che fatica ad evolversi verso un modello paritario a tutti gli effetti, intorno e dentro alla famiglia». In una indagine realizzata da Ipsos per Save the Children risulta che «Nonostante il sentimento di gioia per la maternità sia quello prevalente nella grandissima maggioranza delle madri, il 43% delle stesse dichiara di non desiderare altri figli. Tra le cause segnalate vi è per il 40% fatica, per il 33% difficile conciliazione lavoro/famiglia, la mancanza di supporto per il 26% delle intervistate e la scarsità dei servizi per il rimanente 26%».

Per Antonella Inverno, responsabile politiche infanzia e adolescenza di Save the Children Italia, «La condizione lavorativa delle donne, e in particolare delle madri, nel nostro Paese è ancora ampiamente caratterizzata da instabilità e precarietà, a cui si aggiungono la carenza strutturale di servizi per l’infanzia, a partire dalla rete di asili nido sul territorio, e la mancanza di politiche per la promozione dell’equità nel carico di cura familiare. L’Italia è un paese a rischio futuro, e se è vero che il trend di denatalità non può essere invertito velocemente, è ancor più vero che è quanto mai urgente invertire il trend delle politiche a sostegno della genitorialità per non perdere altro tempo prezioso».

Infatti, se è vero che quasi la metà del campione non ha intenzione di avere altri figli, il sondaggio mostra come e quale sostegno potrebbe cambiare in positivo la situazione de tra le soluzioni preferite spiccano:  «Un assegno unico più consistente o la possibilità di asili nido gratuiti, ma anche un piano di assistenza personalizzato sulle esigenze specifiche della famiglia, un’assistenza domiciliare pubblica o un sostegno psicologico pubblico che accompagni le madri nei primi mesi di vita».

Save the Children sottolinea che «Dunque, le mamme di bambine e bambini tra 0 e 2 anni testimoniano un chiaro vissuto di solitudine e fatica, dall’evento del parto alla ricerca di un nuovo equilibrio nella vita familiare e lavorativa». Dal sondaggio IPSOS emerge che in ospedale, se la qualità dell’assistenza sanitaria è considerata buona dall’81% delle intervistate, 1 donna su 2 non si è sentita accudita sul piano emotivo e psicologico, e al ritorno a casa in molte non si sono sentite supportate dai servizi pubblici come l’assistenza domiciliare (58%) e i consultori familiari (53%).

Il rapporto include anche l’Indice delle Madrielaborato dall’ISTAT per Save the Children e che stila la classifica delle Regioni italiane  in base alle condizioni più o meno favorevoli per le mamme. Ecco le 7 dimensioni dell’Indice delle madri, regione per regione:

1 La dimensione della Demografia: l’indice vede tra le regioni più virtuose la Provincia Autonoma di Bolzano (138,5), nettamente sopra valore di riferimento fissato a 100 e quella di Trento (114,5), seguite da Sicilia (112,8), Campania (111,1) e Calabria (106,8). Al contrario, Sardegna (78,5) e Basilicata, registrano tassi molto al di sotto del valore nazionale, occupando gli ultimi posti dell’Indice.

2 La dimensione del Lavoro: l’Emilia-Romagna (109,1) e il Piemonte (108,9), la Valle d’Aosta (107,9) e la Lombardia (106,2), occupano i primi due posti nell’area Lavoro. Di contro, Sicilia (81), Basilicata (82,2) non forniscono dati incoraggianti sull’occupazione delle mamme e si trovano nella zona più bassa dell’Indice.

3 La dimensione della Rappresentanza: per la percentuale di donne in organi politici a livello locale per regione, Umbria (128,4) e Veneto (123,4) occupano i primi due posti. In Basilicata (68,4) e Valle d’Aosta (80,3), invece, la rappresentanza femminile è ben al di sotto del valore di riferimento nazionale.

4 La dimensione della Salute: spiccano regioni come Valle d’Aosta (140,9) con ben 40 punti in più valore di riferimento nazionale e la Provincia Autonoma di Bolzano (117,6), mentre Calabria (88,6) e Campania (91,4) si posizionano agli ultimi posti con valori al di ben sotto di quello di riferimento.

5 La dimensione dei Servizi: le Province Autonome di Trento (131,3) e Bolzano (126,3), rispettivamente al primo e secondo posto nell’area Servizi, sono le regioni più virtuose per i servizi offerti alle mamme e ai loro bambini (asili nido, mense scolastiche, tempo pieno). Per quest’area, è la Sicilia (75,8) a posizionarsi all’ultimo posto preceduta da Campania (78,3), Calabria (80,4) e Puglia (82), regioni dove l’offerta di servizi è discontinua o assente.

6 La dimensione della Soddisfazione soggettiva: nuovamente le Province Autonome di Bolzano (132,4) e Trento (125,7). Le regioni, invece, dove le mamme sono decisamente meno soddisfatte sono Calabria (82,1) e Sicilia (82,4).

7 La Dimensione della Violenza: Basilicata (71,7) e Provincia Autonoma di Trento (84,2) si posizionano agli ultimi posti nell’area Violenza, precedute a stretto giro da Campania (84,8), Sicilia (85,9), Puglia (90,1) e Lazio (91,3). Le regioni più virtuose per quanto riguarda la presenza di centri antiviolenza e case rifugio sono invece Friuli-Venezia Giulia (131,7) e Provincia Autonoma di Bolzano (130,3).

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