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L'APPELLO DEL PAPA: «LA GUERRA È LA NEGAZIONE DEL SOGNO DI DIO. FERMATEVI, NON PORTATE L'UMANITÀ ALLA ROVINA»

di Antonio Sanfrancesco

da www.famigliacristiana.it
@Riproduzione Riservata del 05 giugno 2022

Francesco al Regina Coeli di Pentecoste lancia un appello ai “responsabili delle nazioni”: «Si mettano in atto veri negoziati, concrete trattative per un cessate il fuoco. Si ascolti il grido disperato della gente che soffre. Si abbia il rispetto della vita umana, si fermi la macabra distruzione di città e di villaggi dappertutto». E solidarizza con i pescatori costretti a non lavorare per il caro carburante.-

«Faccio un appello ai responsabili delle nazioni: non portate l'umanità alla rovina. Si mettano in atto veri negoziati, concrete trattative per un cessate il fuoco». È l’appello accorato che papa Francesco ha lanciato al Regina Coeli di Pentecoste parlando del conflitto in Ucraina. «Si ascolti il grido disperato della gente che soffre, lo vediamo sui media tutti i giorni. Si abbia il rispetto della vita umana, si fermi la macabra distruzione di città e di villaggi dappertutto. Continuiamo per favore a pregare, a impegnarci per la pace senza stancarci», ha detto Bergoglio, «a cento giorni dall'inizio dell'aggressione armata all'Ucraina sull'umanità è calato nuovamente l'incubo della guerra che è la negazione del sogno di Dio: popoli che si scontrano, popoli che si uccidono, gente che, anzichè avvicinarsi, viene allontanata dalle proprie case. E mentre la furia della distruzione e della morte imperversa e le contrapposizioni divampano, alimentando una escalation sempre più pericolosa per tutti».

Prima della preghiera mariana, Francesco si sofferma sul ruolo dello Spirito Santo partendo da un passo del Vangelo odierno in cui Gesù dice ai suoi discepoli “Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, Lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà ciò che io vi ho detto”. «Ecco», chiosa il Pontefice, «cosa fa lo Spirito: insegna e ricorda quanto Cristo ha detto. Riflettiamo su queste due azioni, insegnare e ricordare, perché è così che Egli fa entrare nei nostri cuori il Vangelo di Gesù. Noi rischiamo di fare della fede una cosa da museo, Lui invece la mette al passo coi tempi. Perché lo Spirito Santo non si lega a epoche o mode che passano, ma porta nell’oggi l’attualità di Gesù, risorto e vivo».

Bergoglio sottolinea come lo Spirito insegna, ossia aiutandoci a «superare un ostacolo che si presenta nell’esperienza di fede: quello della distanza. Infatti, può sorgere il dubbio che tra il Vangelo e la vita di tutti i giorni ci sia molta distanza: Gesù è vissuto duemila anni fa, erano altri tempi, altre situazioni, e dunque il Vangelo sembra superato, inadeguato a parlare al nostro oggi con le sue esigenze e i suoi problemi. Viene anche a noi questo interrogativo: cosa può dire il Vangelo nell’epoca di internet e della globalizzazione? Come può incidere la sua parola?», chiede il Papa, «lo Spirito Santo è specialista nel colmare le distanze, Lui le sa colmare, ci insegna a superarle. È Lui che collega l’insegnamento di Gesù con ogni tempo e ogni persona. Con Lui le parole di Cristo non sono un ricordo, no, diventano vive, oggi! Sì, lo Spirito le rende vive per noi: attraverso la Sacra Scrittura ci parla e ci orienta nel presente. Lui non teme lo scorrere dei secoli; anzi, rende i credenti attenti ai problemi e alle vicende del loro tempo. Lo Spirito, infatti, quando insegna, attualizza: mantiene la fede sempre giovane». In che modo lo Spirito fa questo?, chiede ancora Bergoglio. «Facendoci ricordare. Ecco il secondo verbo, ri-cordare, che vuol dire “riportare al cuore”: lo Spirito riporta il Vangelo nel nostro cuore. Avviene come per gli Apostoli: avevano ascoltato Gesù tante volte, eppure lo avevano compreso poco. Ma da Pentecoste in poi, con lo Spirito Santo, ricordano e comprendono», afferma, «accolgono le sue parole come fatte apposta per loro e passano da una conoscenza esteriore a un rapporto vivo, convinto, gioioso con il Signore. È lo Spirito a fare questo, a far passare dal “sentito dire” alla conoscenza personale di Gesù, che entra nel cuore. Così lo Spirito ci cambia la vita: fa sì che i pensieri di Gesù diventino i nostri pensieri. E questo lo fa ricordandoci le sue parole».

Il Pontefice avverte che «senza lo Spirito che ci ricorda Gesù, la fede diventa smemorata. Un ricordo senza memoria. E noi – proviamo a domandarci – siamo cristiani smemorati? Magari basta una contrarietà, una fatica, una crisi per dimenticare l’amore di Gesù e cadere nel dubbio e nella paura? Stiamo attenti a non diventare cristiani smemorati. Il rimedio è invocare lo Spirito Santo. Facciamolo spesso, specialmente nei momenti importanti, prima delle decisioni difficili. Prendiamo in mano il Vangelo e invochiamo lo Spirito. Possiamo dire così: “Vieni, Santo Spirito, ricordami Gesù, illumina il mio cuore”. È una bella preghiera questa!». Poi invita i fedeli presenti in piazza San Pietro a recitarla insieme due volte.

«Poi», conclude, «apriamo il Vangelo e leggiamo un piccolo passo, lentamente. E lo Spirito lo farà parlare alla nostra vita. La Vergine Maria, piena di Spirito Santo, accenda in noi il desiderio di pregarlo e di accogliere la Parola di Dio».

LA VICINANZA AI PESCATORI COLPITI DAL CARO CARBURANTE

Dopo la preghiera mariana, oltre all’appello per la pace in Ucraina, Francesco ha espresso «soddisfazione» per il fatto che «la tregua nello Yemen è stata rinnovata per altri due mesi. Grazie a Dio e a voi. Auspico che questo segno di speranza possa essere un ulteriore passo per mettere la parola fine a quel sanguinoso conflitto che ha generato una delle peggiori crisi umanitarie dei nostri giorni. Per favore non dimentichiamo di pensare ai bambini, ai bambini dello Yemen: fame, distruzioni, mancanza di educazione, mancanza di tutto. Pensiamo ai bambini».

Il Pontefice ha rivolto un pensiero e la preghiera «per le vittime delle frane causate dalle piogge torrenziali avvenute nella regione metropolitana di Recife in Brasile» e ha espresso la sua vicinanza «ai pescatori che a causa dell'aumento del costo del carburante rischiano di dover cessare la loro attività e la estendo a tutte le categorie di lavoratori gravemente penalizzate dalle conseguenze del conflitto in Ucraina».

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