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L’ADOLESCENZA? VA SPIEGATA AI RAGAZZI CON RELAZIONI E EDUCATORI

di Enzo Riboni su “Buone Notizie - Corriere della Sera”
da www.exodus.it
@Riproduzione Riservata del 07 ottobre 2022

Gli adolescenti hanno bisogno di relazioni vere, nella famiglia, nella scuola, nelle amicizie, non per proibire ma per orientare

«L’adolescenza? Non solo facciamo fatica a capirla noi adulti, il vero problema è far capire l’adolescenza agli adolescenti». L’apparente paradosso è in realtà la sintesi di un pressante invito a sostenere i giovanissimi avanzato da don Antonio Mazzi, presidente della Fondazione Exodus Onlus, che, ancora oggi a 92 anni, continua ad affrontare i disagi e le fragilità di questa generazione e sta per lanciare il progetto «Sos Adolescenti» che amplierà il servizio di ascolto e accoglienza per giovani e famiglie.

Cosa sfugge, dunque, ai ragazzi, del periodo della vita che stanno vivendo?
«Prima di tutto troppi adolescenti non si amano. Vivono la vita come fosse un cartone animato che deve contenere solo cose belle a lieto fine. Bisogna invece che capiscano che la vita è fatta di cose facili e di cose difficili, di malattie e di cose brutte, di gente bella e di persone non positive. E che non va vissuta di momento in momento e se l’istante che vivo va male faccio del male a me stesso. Dobbiamo far capire che l’adolescenza è un ponte, una fase che va vissuta come passaggio e ciò che si sente dentro di sé non è una disgrazia, ma fa parte degli elementi di quel passaggio, di quel ponte che porta oltre».

Sono passati quasi 40 anni da quando lei ha fondato la Comunità Exodus nella periferia milanese, per affrontare i problemi di tossicodipendenza. Cos’è cambiato rispetto a quell’esperienza?
«Allora il problema era anche politico, nel senso che chi si drogava lo faceva anche per una malintesa spinta libertaria, una voglia di autonomia contro un sistema politico considerato invasivo e formalistico. Partivano con le droghe leggere e arrivavano all’eroina, la droga droga, quella dei poveri e dei giovani. Solo i ricchi potevano permettersi la cocaina, una specie di Ferrari della droga. Oggi invece mi spaventa molto l’infinità di sostanze chimiche che circolano e che creano dipendenza non come nel passato soprattutto nella post adolescenza ma già dai 10-14 anni».

Oggi non è più solo un problema di dipendenza da sostanze?
«Oggi è morto il sogno, sono spariti i sogni e i progetti vitali, la speranza. Oggi i nostri ragazzi non hanno speranze e così pretendono di risolvere i loro problemi giorno per giorno. E se non ci riescono magari si buttano dal quinto piano o se la ragazza li lascia uccidono o si uccidono. Non vedono futuro e non potendo giocare con il futuro giocano con la vita. È una fragilità interiore frutto anche dell’assenza di principi etici. Per questo è urgente la presenza della forza di un adulto, affinché vengano accolti e ascoltati con umiltà, delicatezza e orientati verso le priorità della vita».

I lunghi periodi di lockdown hanno dilatato le fragilità giovanili?
«Certamente, è stato un fatto molto grave. Se tu togli a un uomo, a un giovane in particolare, le relazioni di lavoro, di gioco, di amicizie, familiari, togli qualcosa di vitale. Così si sono dilatate le fragilità, l’autolesionismo, i disturbi alimentari, l’hikikomori, il relegarsi in casa portando all’estremo l’isolamento».

Qual è allora la strada da percorrere, quali sono i vostri obiettivi?
«Gli adolescenti hanno bisogno di relazioni vere, nella famiglia, nella scuola, nelle amicizie, non per proibire ma per orientare. In un certo senso i tossici del Parco Lambro non sono più il problema, perché a loro abbiamo imparato come rispondere. Oggi i nostri obiettivi sono cambiati, non sono più il “lottare contro” ma l’offrire risposte pedagogiche efficaci ai gravi problemi di disagio sociale e di fragilità individuale, dobbiamo mettere in atto tutte le azioni educative finalizzate alla sana maturazione degli individui».

Don Antonio Mazzi

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