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LA VERA VACANZA È DISCONNETTERSI E ABBANDONARSI ALLA BELLEZZA

di Don Antonio Mazzi
da www.exodus.it
@Riproduzione Riservata del 23 agosto 2019

È stupendo lasciarsi incantare da una iniziativa che per un verso promuove qualcosa di intelligente e per un altro verso fa sognare chi vive tra i monti disastrati dall’alluvione che nove mesi fa ha sconvolto l’Agordino. L’intelligenza dell’iniziativa sta in un “banale” suggerimento. Mettere a disposizione dieci posti per una vacanza gratuita di cinque giorni in settembre, al “Rifugio Falier” a quota 2.074 metri, purchè si accetti di viverla scomodamente: senza cellulare, senza I-pad, senza computer, ma solo con l’indispensabile.
Sono esplose in poche ore le richieste: più di 19mila da tutto il mondo, 15.213 delle quali solo dall’Italia. Gli organizzatori dei comuni agordini hanno dovuto chiudere quasi subito le iscrizioni, meravigliati, insieme a noi che leggiamo, e convinti del bisogno che molti hanno di trovare luoghi semplici, ma capaci di bloccare almeno per qualche giorno la frenesia, che a nostra insipienza, ci ha scaraventati oltre ogni segnaletica.
Questo esperimento, che io da sempre ho inserito obbligatoriamente nei percorsi educativi dei miei ragazzi e dei miei operatori, va completato con l’altra intuizione (in questo caso anche interessata) cadorina. Non solo cinque giorni senza comodità, non solo ai piedi della parete d’argento della Marmolada, ma con la guida di un maestro di meditazione e con un badile in mano per ripristinare i percorsi distrutti dalla tempesta dello scorso ottobre.
La triplice intuizione si compensa vicendevolmente: scomodità, meditazione, fatica. Il benedettino “ora et labora” è stato tradotto da un gruppo di politici montanari, i soli capaci di suggerire agli scatenati metropolitani, incollati ai telefonini, che sono stati i passi errati a portali nel disagio. Hanno fatto il giro del mondo come fosse il giro del caseggiato, lasciando lontano i vasti prati, seminati di silenzi colorati e di oliveti già maturi. Scrive Pessoa: “Il mio cuore è un portico crollato, che si affaccia eccessivamente sul mare. Vedo nella mia anima le vele bianche passare. E ogni vela passa in un solo senso. Se saprò cambiare in silenzio i trionfi del rumore, ritorneranno le vele e i portici si rialzeranno…”
Nel frattempo i nostri amici cadorini, che fino a ieri digitando il loro nome sui motori di ricerca comparivano 450.000 voci, oggi superano il milione.
Per non finire con una fesseria, devo dire che l’utile e il dilettevole si sono combinati, quasi sposati, alla fatica e alla meditazione.
Lascia fare ai montanari…

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