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La storia. «Zaino e social network per trasmettere felicità»

In un video Pietro Laguardia, senese, racconta i frutti della sua esperienza nell'oratorio San Filippo Neri di Busto Arsizio con don Alberto Ravagnani, tra web, strumenti digitali e relazioni vere.-

Pietro Laguardia è un ragazzo senese caduto nella “rete positiva” di don Alberto Ravagnani. Il suo video, che propone l’esperienza all’oratorio di Busto Arsizio, sta spopolando sui social. Diciotto anni al quinto liceo scientifico «Sarrocchi » è parrocchiano a Uopini e scout nel gruppo della basilica di san Bernardino all’Osservanza. «Io sono senese al cento per cento – spiega Pietro – anche se i miei genitori vengono dal Sud Italia. Ho fatto poca vita di contrada, ma ho simpatia per il Valdimontone. La mia storia è quella di un ragazzo come tanti: scuola, tanti amici e una vita piena... almeno così pensavo. Non sentivo di avere bisogno di nulla».

«A casa mia – aggiunge – la fede è sempre stata in mezzo alle dinamiche familiari con babbo e mamma (qui si dice così), del Rinnovamento dello Spirito Santo. Ma anche di più, la nostra casa è da sempre aperta come luogo di accoglienza a chi è meno fortunato. Insomma, c’erano tutti gli ingredienti per un cammino di fede. Eppure qualcosa doveva cambiare la mia vita».

«Tutto è iniziato nell’estate del 2021 – continua – quando da giugno e settembre ho girato l’Italia con gli amici. Uno zaino in spalla e tanta voglia di vivere. Certo, i miei erano alquanto contrariati dalla mia lunga assenza. Ma il cambiamento era vicino. L’ultima settimana di vacanza ero in Calabria – aggiunge Pietro – e su Instagram mi passa la storia di don Ravagnani che non conoscevo tanto. Ma non so perché gli scrissi due righe senza tanta convinzione. Dopo due giorni don Alberto mi rispose, mi aspettava!».

Pietro non si è fatto pregare: «Ho preso lo zaino e sono ripartito. La meta: Busto Arsizio. A scatola chiusa. E lì mi è cambiata la vita ho incontrato tanti, tantissimi ragazzi che avevano, e hanno, una voglia matta di santità. Un desiderio di essere noi stessi un mezzo per parlare di Dio a tanti nostri coetanei con il linguaggio giusto e nei luoghi frequentati dalle nuove generazioni, quelli online come i social network, ma anche “offline”, come le discoteche». Il segreto, nota Pietro, «è quello di trasmettere la felicità che deriva dalla fede anche a chi non crede. In questo modo infondiamo un minimo dubbio a chi si sente lontano da Dio. È un piccolo germe che crescerà. Da quel 2021 – conclude il giovane – non ho più mollato don Alberto e ora giro l’Italia sempre con il mio zaino, ma per incontrare migliaia di giovani con i quali ci confrontiamo per dire che ciò che ti cambia è la vicinanza con Dio. Dentro una relazione dove c’è Lui può accadere di tutto... in meglio»

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