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La rotta ionica. Calabria, il neonato salvato dalle onde con 240 migranti

di Antonio Maria Mira

da www.avvenire.it
@Riproduzione Riservata del 29 novembre 2021

Piange il neonato siriano accanto alla giovane mamma sdraiata nella cabina della motovedetta CP 326. Ma è in salvo, dopo aver passato le sue prime ore di vita in mare in tempesta.-

Calabria, il neonato salvato dalle onde con 240 migranti

Piange il neonato siriano accanto alla giovane mamma sdraiata nella cabina della motovedetta CP 326. Ma è in salvo, dopo aver passato le sue prime ore di vita in mare in tempesta. In testa ha un berretto più grande di lui col disegno di un’ancora. E’ la drammatica ma bellissima immagine del soccorso di un peschereccio con 240 immigrati a bordo, siriani e palestinesi, operato dagli uomini della Guardia costiera. Un’operazione difficilissima, con mare forza 5, cresciuta nella notte, durata dalla mattina di sabato alle 6,40 di domenica quando la motovedetta ha attraccato nel porto di Roccella Ionica con 80 persone, mentre altre 160 sono state portate in quello di Crotone da un pattugliatore rumeno di Frontex.

“E’ stata un’operazione veramente complessa – ci spiega il contrammiraglio Antonio Ranieri, comandante regionale della Guardia costiera -. Cinque persone di equipaggio ne hanno salvate 240. Mangiando qualche grissino e bevendo poca acqua. Usciamo con tutti i tempi, con le umane possibilità. I ragazzi sono bravi, sanno che lì c’è qualcuno che sta peggio di loro e non si tirano indietro”.

Non solo oggi. “Siamo impegnati quando serve. Quando accadono questi fatti dobbiamo fare come abbiamo sempre fatto. E’ la storia della Guardia costiera, della Marina, siamo italiani e queste cose le facciamo”. Quest’anno in particolare. La rotta del Mediterraneo orientale è molto calda. Nei primi cinque mesi dell’anno ci sono stati solo 5 eventi tra Crotone e Roccella Ionica, nei cinque mesi successivi circa 150, un evento al giorno. “E’ un momento difficile, ce la stiamo mettendo tutta. Il Comando generale ha potenziato il dispositivo con un’altra motovedetta a Reggio e una a Crotone. Ma non si fermano purtroppo neanche col tempo brutto. Persone che rischiamo la vita con barche vecchie che rendono più difficile la nostra opera”.

Come due giorni fa. La prima segnalazione è arrivata dal Comando generale nella mattinata di sabato, ben prima di quella veicolata dai social che, sbagliando, denunciavano il ritardo dei soccorsi. “Abbiamo subito fatto uscire da Roccella una nostra motovedetta. Ce la davano a circa 100 miglia da Capo Spartivento. Poi i mezzi aerei ci hanno confermato”. E qui scattano le strategie. “Se gli scafisti si accorgono che c’è qualcuno che li ha avvistati si fermano. E questo complica tutto. Magari danneggiano la barca e quindi tutto diventa più problematico, perché una barca ferma, in balia delle onde, non dà un minimo di collaborazione attiva alle operazioni di soccorso. Meglio, dunque, farli avvicinare soprattutto se la barca naviga bene. Per capire quando è il momento migliore per intervenire”. Ma il mare era molto mosso e il tempo in peggioramento. Così sono state dirottate due grandi navi civili, la Hellas Revenger e la Giannina per proteggere l’operazione, e così, con acque un po’ più tranquille, fare il trasbordo dei migranti. “Per noi è stato un grande aiuto. La solidarietà marinara c’è sempre stata e ci sarà sempre, è nel Dna del marinaio”.

Ansa

E’ dunque iniziato il trasbordo ma il pattugliatore rumeno non poteva imbarcarli direttamente perché troppo grande. Così la motovedetta della Guardia costiera ha dovuto fare la spola, ma prima ha imbarcato la donna siriana che aveva partorito da poche ore. “L’abbiamo messa in cabina. I ragazzi hanno avuto un cuore grande, non saprei usare altro aggettivo”. Poi sono stati trasferiti gli altri in tre gruppi, due sul pattugliatore, il terzo sulla motovedetta. “Gli immigrati erano tranquilli, hanno collaborato. Abbiamo lanciato la cima, loro devono fissarla a bordo, non possiamo stare troppo vicini per non danneggiare la barca. Non abbiamo paura di qualche graffio ma perché potrebbe essere un danno che crea una situazione di pericolo per la stessa operazione”.

E dopo l’imbarco rotta verso Roccella. “E quando gli immigrati sono sbarcati non abbiamo potuto che gioire di queste ulteriore riuscita”. Un lavoro di squadra, in mare e a terra. “Il prefetto Massimo Mariani ci sta tanto vicino, ci aiuta davvero. E’ una grande forza per tutti noi, ci sentiamo tutelati”. Ma il contrammiraglio ha parole positive anche per il sindaco di Roccella, Vittorio Zito. “Ci ha sempre sostenuto. Non si è tirato mai indietro, con grandissima responsabilità”. Ma i marinai sono sotto pressione. A Roccella ci sono 5 equipaggi di 4 persone. Inoltre le operazioni sono appesantite dalla pandemia. Tutti indossano i Dpi che complicano il loro lavoro. “Sono un po’ impacciati nel manovrare le cime a bordo, nel far sbarcare le persone, ma lo fanno e non si tirano mai indietro. Ma è molto dura…”.

Anche perché sono due le rotte che portano in Calabria, quella turca con barche a vela, quella dalla Libia orientale con pescherecci come quello soccorso domenica. “Le barche a vela sono migliori perché più stabili. I pescherecci sono molto vecchi. Basta che salta un fasciame, cominciano a imbarcare acqua e diventa una tragedia. E con questo mare grosso può succedere. Noi li raggiungiamo via mare ma qualcuno dall’alto li deve guardare…”. Intanto loro salvano e documentano. “Le nostre immagini sono il reale che facciamo. Non lo vorremmo fare ma è giusto che il nostro lavoro sia conosciuto. Questa notte la bitta di prora si è piegata nelle operazioni, pazienza, la ripareremo. Non è questo che importa ai ragazzi”.

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