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La presenza dei cattolici . Tre livelli di impegno per un percorso condiviso

di Ernesto Preziosi, presidente di Argomenti2000
È urgente rigenerare una proposta condivisa. Dobbiamo partire dalla realtà, da ciò che si è trasformato nella società e dal suo triste riverbero nelle istituzioni di ogni livello.-
Il tema cattolici e politica sta da sempre sullo sfondo della società italiana e ha registrato presenze diverse a seconda delle fasi storiche. Oggi il tema si riaccende, sollecitato anche dai risultati elettorali del 4 marzo, che hanno reso evidente l’irrilevanza di una presenza politica cristianamente ispirata. Riferendosi non tanto ai partiti o agli eletti, quanto ai contenuti politici. Tanti, che negli ultimi anni hanno ignorato il tema (presi magari dalle logiche del maggioritario), oggi ne riconoscono la rilevanza.
Anche le parole, pronunciate a più riprese, dal presidente della Cei, cardinale Bassetti, e da altri vescovi contribuiscono a riaprire il dibattito. Senza smarrire la prospettiva storica, a noi compete misurarci col presente e con il fatto – è una limpida affermazione di Bassetti – che «se non si trova una forma per esprimersi insieme, si rischia di essere inefficaci» o irrilevanti. Se guardiamo l’esperienza della stagione recente, dobbiamo pensare a un percorso – in realtà, già avviato – di medio-lungo periodo. La stessa espressione bassettiana «rammendare» la società italiana «con prudenza, pazienza e generosità», indica una urgenza che non esclude il compito primario, ossia la tessitura di un nuovo ordito per cui però sono necessari il filo, il telaio, e l’abilità dell’ottimo sarto. Entrambi, obiettivi cui puntare. In che modo?
Mi pare si possano individuare tre livelli di impegno su cui spendersi.
Il primo è quello di una formazione di base all’interno della comunità cristiana. Una formazione che non trascuri la valenza sociale del cristianesimo. È evidente come, dietro un certo disorientamento elettorale che ha spinto tanti credenti verso il non voto o la protesta demagogica, non vi sia solo l’esasperazione sociale, presente e motivata, ma anche una formazione debole, disincarnata, talvolta spiritualistica, avulsa dalla storia. Qui sta il compito primario da svolgere nell’ambito della formazione cristiana, perché la fede illumini i criteri di giudizio, i modelli di comportamento e di azione, dando luogo in sostanza a una visione culturale che ha al centro la dignità di ogni persona, che sostanzi una convivenza pacifica e solidale.
Un secondo percorso riguarda la dimensione culturale: la fede vissuta anche nella sua valenza culturale e sociale, nel proiettarsi nella società civile, necessita di una adeguata progettualità, di una mediazione culturale, tale da esprimersi in un linguaggio comune e di aprirsi alla condivisione di tanti. L’impegno può essere diretto ad alcune priorità e, tra queste, il tema dell’Europa, prospettiva non rinunciabile, anzi da sostenere evidenziandone gli aspetti positivi e i correttivi necessari. Per entrambi questi livelli è stato e potrà ancora essere decisivo il ruolo dell’associazionismo laicale e delle tante istituzioni culturali cattoliche.
Infine il terzo percorso riguarda le forme della partecipazione politica e chiede di ripensarne gli strumenti. Può essere utile sostenere un partito identitario o operare in partiti plurali? Ha precisato papa Francesco: «I cristiani devono impegnarsi. Ma non creare un partito cristiano, si può fare un partito con valori cristiani senza che sia cristiano!». È una sottolineatura importante, da mettere accanto all’opportuna verifica di quanto è stato possibile fare nei contenitori plurali, tenendo conto anche di un giudizio di insoddisfazione in merito. Il tema richiama un necessario discernimento delle condizioni storiche. È evidente la necessità di un confronto, vorrei dire spontaneo secondo i criteri della laicità; è infatti compito di un laicato, «convenientemente formato», individuare e promuovere forme idonee, in un discernimento comune con i pastori. Per riuscirci è necessario favorire un lavoro di elaborazione, costruire legami e relazioni, così come tanti stanno facendo e come abbiamo fatto, con 'Argomenti2000', con 'Insieme è politica' e nella 'Costituente delle Idee' (vedi www.argomenti2000.it) per cercare di convenire non su contenitori o leader, ma su contenuti.
È urgente rigenerare una proposta condivisa. Dobbiamo partire dalla realtà, da ciò che si è trasformato nella società e dal suo triste riverbero nelle istituzioni di ogni livello, da quelle locali a quelle centrali. La politica, d’altra parte, non può che riflettere la scristianizzazione della società. Allo stesso tempo è necessaria una presa d’atto di come la secolarizzazione abbia rappresentato e rappresenti, prima ancora che un problema, un’occasione di libertà per il cristiano, anche in politica. La vocazione cristiana ci chiede di essere presenti con uno sguardo di speranza per animare il mondo, così com’è, per contribuire a migliorarlo. La novità, che tanti si aspettano, può essere frutto di un libero confronto che faccia incontrare l’insieme dei percorsi che sono oggi in movimento, delle competenze e delle buone pratiche, delle persone che s’interrogano su una visione di democrazia, di uguaglianza, di cittadinanza, di Europa. Occorre puntare sulle tante persone della società civile che queste idee già mettono in pratica, resistono senza rappresentanza, grazie alla loro intelligenza, ai valori in cui credono, alle nicchie in cui sopravvivere, dove la politica con la 'p' minuscola che ci governa non arriva e che a loro non interessa.
da www.avvenire.it
@Riproduzione Riservata del 19 gennaio 2019

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