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«LA PIÙ GRANDE INGIUSTIZIA VERSO UNA DONNA SUL LAVORO? COSTRINGERLA A UNA SCELTA»

di Orsola Vetri

da www.famigliacristiana.it
@Riproduzione Riservata del 20 ottobre 2022

In occasione di un convegno, organizzato dalla “Rete per la Giornata della Vita Nascente”, dedicato alla denatalità, l'imprenditrice Stefania Brancaccio parla alle giovani donne: «La gestione di una famiglia insegna una competenza manageriale preziosa al rientro in ufficio. La capacità di rigenerazione dopo una gravidanza è fortissima. Non abbiate paura. Potete lavorare e fare figli».-

Il futuro è giovane, ma i giovani hanno ancora il desiderio di generate la vita? È il tema del convegno organizzato a Roma dalla “Rete per la Giornata della Vita Nascente” in preparazione al Festival della Vita nascente che sarà il 25 marzo. Davanti a tanti ragazzi menti pensanti della Chiesa, della ricerca, dell’economia e della politica e dell’imprenditoria, si sono confrontate indicando le cause e poi cercando di trovare le risposte per affrontare l’inverno demografico che sta attanagliando l’Italia.

E se il presidente dell’Istat Giancarlo Blangiardo ci mostra i dati impietosi di una paese destinato a veder ormai a breve termine diminuire e invecchiare la popolazione («In 4 decenni spariranno 12 milioni di Italiani» e il cardinal Matteo Zuppi chiamato a indicare la causa delle mancate nascite indica l’accidia: «Mi chiedono se il calo delle nascite sia una questione culturale; io rispondo con il termine "accidia". Le cause si intrecciano fra di loro: c'è un problema economico, la precarietà per cui non si ha la sicurezza necessaria a fare scelte responsabili. Oggi è richiesta una responsabilità eccessiva, alla quale i giovani possono non sentirsi mai adeguati». E fa questa riflessione: «La mia generazione è figlia di chi aveva molte meno sicurezze ma molta più responsabilità. Dire che è solo un problema economico è troppo comodo. C’è tanto individualismo e la maternità e la paternità ci fanno uscire da noi stessi».  Matteo Zuppi parla poi delle generazioni precedenti, dei nostri nonni che avevano poco ma hanno avuto coraggio. «Perché i giovani non ce l’hanno? Cosa è mancato nell’educazione e cosa abbiamo trasmesso noi cristiani perché sia venuto meno questo coraggio?»

Ecco allora la voce dell’imprenditoria e in particolare quella di una donna, Stefania Brancaccio, vice presidente della Coelmo, una società produttrice di gruppi elettrogeni industriali e marini, mamma di quattro figli, per parlare proprio di coraggio. O meglio di come combattere la paura nei confronti della maternità, sentimmento di fronte al quale le donne sono lasciate sole: «Si può ancora oggi condannare una donna alla paura di dire in azienda che si aspetta un figlio? Bisogna convincere gli imprenditori spiegando loro tre cose importanti: La maternità non è un costo, i figli non influiscono sul lavoro e la gestione di una famiglia insegna una capacità manageriale preziosa al rientro. È come fare un master».

Stefania Brancaccio ricorda quando all’inizio della sua carriera le chiedevano cosa avrebbe voluto fare, “la manager o lavorare?”: «Io volevo entrambe le cose. Volevo essere manager e mamma. Voglio le “e” non voglio le “o”. Noi imprenditori abbiamo il dovere morale di non permettere la più grande ingiustizia e violenza verso una donna nel mondo del lavoro: costringerla a una scelta».

E conclude rivolgendosi alle ragazze in sala:  «La capacità di rigenerazione dopo una gravidanza è fortissima. Non abbiate paura. Potete lavorare e fare figli»

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