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La bugia della droga, un piacere effimero che non permette di essere felici

di Grisha Saini
da www.laprovinciapavese.gelocal.it
@Riproduzione Riservata del 30 marzo 2021

Parla lo psicologo Paolo Di Biagio del Servizio dipendenze di Pavia: «Per stare davvero bene bisogna cercare se stessi senza scorciatoie».-

Il numero di giovani tra 15 e 19 anni che si sono rivolti al servizio dipendenze dell’Asst di Pavia è triplicato in due anni. Secondo gli operatori della Federazione servizi dipendenze il fenomeno è in continuo aumento e l'età si è abbassata sempre più, arrivando a coinvolgere ragazzi che hanno tra gli 11 e i 14 anni.
Parla Paolo Di Biagio, psicologo e psicoterapeuta che da oltre vent'anni lavora nei servizi per le dipendenze patologiche e da quindici nel Ser.D, il servizio dipendenze dell’Azienda socio sanitaria (Asst) di Pavia.
Dottore, cosa spinge i giovani a fare uso di sostanze stupefacenti?
«Non è semplice dare risposte esaustive a domande che comporterebbero risposte più articolate, comunque tra i motivi c’è la tendenza umana di conoscere dimensioni mentali nuove e ricercare uno stato di piacere ed evasione, il desiderio di partecipare all'esplorazione collettiva di una stessa dimensione, la pulsione trasgressiva: il giovane vuole emanciparsi dagli adulti oltrepassando i limiti che vengono da loro imposti. Oppure l'idealizzazione di condotte spregiudicate, l'emulazione delle quali fa sentire più "grandi": ha un’influenza tra i giovani, per esempio, l’esibizione dell’uso di sostanze da parte di certi rapper famosi. In passato questo avveniva con il rock».
Come si sentono i ragazzi che fanno uso di queste sostanze?
«Spesso l'adolescente non ha consapevolezza di uno stato di malessere e insoddisfazione che sussiste, quindi può vivere stati d'angoscia o depressivi che lo rendono infelice o in conflitto con sé stesso e con gli altri. Comincia ad assumere sostanze con lo scopo di superare questa difficoltà di cui ha scarsa coscienza: l’effetto della sostanza soddisfa un bisogno che lui non riconosce in quanto tale. Smettere diventa quindi difficile: se non ci si accorge di avere un’esigenza, non si capisce nemmeno quando questa è stata soddisfatta».
Perché l'età dei consumatori si sta abbassando sempre più?
«Si inizia l'esplorazione di stati mentali quando si esce dall'orbita familiare, dimensione nella quale piaceri e soddisfazioni sono gestiti insieme ai genitori. Oggi Internet permette di proiettarsi fuori dal nucleo familiare anche stando in casa; questo può favorire una dinamica di gruppo che, una volta fisicamente fuori, può risolversi in un'esperienza di consumo e abuso di sostanze».
Che impatto hanno le sostanze nella loro vita?
«Oltre ai problemi neurologici, psichici e organici che la sostanza tossica produce nell'organismo, si rischia l'interruzione dello sviluppo psicologico, poiché le sostanze precludono un'effettiva crescita: si preferisce il piacere "improvviso" garantito dagli effetti psicotropi della sostanza a piaceri più profondi ma più "complicati" da raggiungere».
Che ruolo dovrebbero avere gli adulti?
«Dovrebbero cercare i mantenere un proprio equilibrio e fornire un modello efficiente d'identificazione ed emulazione. Spesso si scopre che i familiari dell'adolescente tossicodipendente hanno difficoltà analoghe; l'adulto dovrebbe dunque mettersi in discussione cercando di capire che, in quanto punto di riferimento, dovrebbe modificare anche lui il proprio stile di vita e relazione».
La pandemia ha cambiato qualcosa?
«La condizione di limitazione relazionale hanno acuito tutte le problematiche psicologiche: molte persone che erano uscite dalla dipendenza vi sono ricadute, altre hanno incrementato il consumo della sostanza. Nei momenti di maggiore libertà ci si espone con più leggerezza ed incoscienza all'uso di sostanze».
Esiste un modo per inibire questo fenomeno?
«I Ser.D sono la prima risposta: intervengono dove ci sono danni psicologici e organici evidenti negli individui tossicodipendenti; hanno inoltre la funzione di fare informazione per rendere le persone più consapevoli, cercando di prevenire determinate problematiche».
Cosa si può fare per non cadere nell’uso di sostanze?
«A livello individuale i giovani, per i quali la "scorciatoia" può diventare via privilegiata, dovrebbero capire che serve pazienza per raggiungere un equilibrio interiore reale: bisogna darsi tempo e portare a compimento un processo di crescita e di ricerca di un piacere che non comporti rischi. Bisogna rendersi conto che ognuno di noi deve riuscire a decidere sulla propria vita essendo sé stesso, cercando la propria inclinazione ed evitando l'emulazione di comportamenti altrui, che può essere fuorviante». —
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