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IL PAPA: "NELLE MADRI CHE PIANGONO I FIGLI IN GUERRA, CRISTO INCHIODATO DI NUOVO ALLA CROCE"

da www.famigliacristiana.t
@Riproduzione Riservata del 10 aprile 2022

Papa Francesco, Domenica delle Palme, 10 aprile 2022
Al termine della celebrazione il Papa, alludendo alla guerra tra Russia e Ucraina ha invocato «una tregua Pasquale non temporanea, ma duratura, che porti a un vero negoziato, a costo di rinunciare a qualcosa per il bene delle persone. Nulla è impossibile a Dio», ha detto il Papa «perché non lasciare che vinca lui? Si ripongano le armi, che vittoria sarà mettere una bandiera su un cumulo di macerie?».

In questi giorni di violenza inaudita, di dramma e disperazione, una domanda urgente e provocatoria si affaccia in laici e credenti: dov'è Dio in tanto dolore? Nell'omelia delle Palme Papa Francesco non elude questa domanda che interroga la fede, ci offre una risposta. E poi l'appello per la tregua pasquale: "Si depongano per sempre le armi, si cerchi un vero negoziato".-

Sul Calvario si scontrano due mentalità. Nel Vangelo, infatti, le parole di Gesù crocifisso si contrappongono a quelle dei suoi crocifissori. Questi ripetono un ritornello: “Salva te stesso”. Lo dicono i capi: “Salvi sé stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto”. Lo ribadiscono i soldati: “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”. E infine, anche uno dei malfattori, che ha ascoltato, ripete il concetto: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso!” Salvare sé stessi, badare a sé stessi, pensare a sé stessi; non ad altri, ma solo alla propria salute, al proprio successo, ai propri interessi; all’avere, al potere e all’apparire. Salva te stesso: è il ritornello dell’umanità che ha crocifisso il Signore. Pensiamoci.

Ma alla mentalità dell’io si oppone quella di Dio; il salva te stesso si scontra con il Salvatore che offre sé stesso. Nel Vangelo odierno sul Calvario anche Gesù prende la parola tre volte, come i suoi oppositori. Ma in nessun caso rivendica qualcosa per sé; anzi, nemmeno difende o giustifica sé stesso. Prega il Padre e offre misericordia al buon ladrone. Una sua espressione, in particolare, marca la differenza rispetto al “salva te stesso”: “Padre, perdona loro”. Soffermiamoci su queste parole. Quando le dice il Signore? In un momento specifico: durante la crocifissione, quando sente i chiodi trafiggergli i polsi e i piedi. Proviamo a immaginare il dolore lancinante che ciò provocava. Lì, nel dolore fisico più acuto della passione, Cristo chiede perdono per chi lo sta trapassando. In quei momenti verrebbe solo da gridare tutta la propria rabbia e sofferenza; invece Gesù dice: “Padre, perdona loro”. Diversamente da altri martiri, di cui racconta la Bibbia, non rimprovera i carnefici e non minaccia castighi in nome di Dio, ma prega per i malvagi. Affisso al patibolo dell’umiliazione, aumenta l’intensità del dono, che diventa per-dono.

Fratelli, sorelle, pensiamo che Dio fa così anche con noi: quando gli provochiamo dolore con le nostre azioni, Egli soffre e ha un solo desiderio: poterci perdonare. Per renderci conto di questo, guardiamo il Crocifisso. È dalle sue piaghe, da quei fori di dolore provocati dai nostri chiodi che scaturisce il perdono. Guardiamo Gesù in croce e pensiamo che non abbiamo mai ricevuto parole più buone: Padre, perdona. Guardiamo Gesù in croce e vediamo che non abbiamo mai ricevuto uno sguardo più tenero e compassionevole. Guardiamo Gesù in croce e capiamo che non abbiamo mai ricevuto un abbraccio più amorevole. Guardiamo il Crocifisso e diciamo: “Grazie Gesù: mi ami e mi perdoni sempre, anche quando faccio fatica ad amarmi e perdonarmi”.

Lì, mentre viene crocifisso, nel momento più difficile, Gesù vive il suo comandamento più difficile: l’amore per i nemici. Pensiamo a qualcuno che ci ha ferito, offeso, deluso; a qualcuno che ci ha fatto arrabbiare, che non ci ha compresi o non è stato di buon esempio. Quanto tempo ci soffermiamo a ripensare a chi ci ha fatto del male! Così come a guardarci dentro e a leccarci le ferite che ci hanno inferto gli altri, la vita, la storia. Gesù oggi ci insegna a non restare lì, ma a reagire. A spezzare il circolo vizioso del male e del rimpianto. A reagire ai chiodi della vita con l’amore, ai colpi dell’odio con la carezza del perdono. Ma noi, discepoli di Gesù, seguiamo il Maestro o il nostro istinto rancoroso? È una domanda che dobbiamo farci. Se vogliamo verificare la nostra appartenenza a Cristo, guardiamo a come ci comportiamo con chi ci ha feriti. Il Signore ci chiede di rispondere non come ci viene o come fanno tutti, ma come fa Lui con noi. Ci chiede di spezzare la catena del “ti voglio bene se mi vuoi bene; ti sono amico se sei mio amico; ti aiuto se tu mi aiuti”. No, compassione e misericordia per tutti, perché Dio vede in ciascuno un figlio. Non ci divide in buoni e cattivi, in amici e nemici. Siamo noi che lo facciamo, facendolo soffrire. Per Lui siamo tutti figli amati, che desidera abbracciare e perdonare. Anche quell’invito al banchetto di nozze del figlio: quel signore invia i suoi servi all’incrocio e dice portate tutti, buoni e cattivi, bianchi e neri, tutti, sani e malati, tutti, l’amore di Gesù è per tutti, non ci sono privilegi in questo, il privilegio di ognuno di noi è essere amato e perdonato. Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno. Il Vangelo sottolinea che Gesù Diceva questo: non lo disse una volta per tutte al momento della crocifissione, ma trascorse le ore sulla croce con queste parole sulle labbra e nel cuore.

Dio non si stanca di perdonare, dobbiamo capirlo non solo con la mente ma con il cuore, siamo noi che ci stanchiamo idi chiedere perdono, non sopporta fino a un certo punto per poi cambiare idea, come siamo tentati di fare noi. Gesù – insegna il Vangelo di Luca – è venuto nel mondo a portarci il perdono dei nostri peccati e alla fine ci ha dato un’istruzione precisa: predicare a tutti, nel suo nome, il perdono dei peccati. Non stanchiamoci del perdono di Dio: noi preti di amministrarlo, ogni cristiano di riceverlo e di testimoniarlo, non stanchiamoci del perdono di Dio. Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno.

Notiamo ancora una cosa. Gesù non solo implora il perdono, ma dice anche il motivo: perdonali perché non sanno quello che fanno. Ma come? I suoi crocifissori avevano premeditato la sua uccisione, organizzato la sua cattura, i processi, e ora sono sul Calvario per assistere alla sua fine. Eppure Cristo giustifica quei violenti perché non sanno. Ecco come si comporta Gesù con noi: si fa nostro avvocato. Non si mette contro di noi, ma per noi contro il nostro peccato.

Ed è interessante l’argomento che utilizza: perché non sanno. Quella ignoranza del cuore che abbiamo tutti noi peccatori. Quando si usa violenza non si sa più nulla su Dio, che è Padre, e nemmeno sugli altri, che sono fratelli. Si dimentica perché si sta al mondo e si arriva a compiere crudeltà assurde. Lo vediamo oggi nella follia della guerra, dove si torna a crocifiggere Cristo. Sì, Cristo, ancora una volta inchiodato alla croce nelle madri che piangono la morte ingiusta dei mariti e dei figli. È crocifisso nei profughi che fuggono dalle bombe con i bambini in braccio. è crocifisso negli anziani lasciati soli a morire, nei giovani privati di futuro, nei soldati mandati a uccidere i loro fratelli. Cristo è crocifisso lì oggi. Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno.

Molti ascoltano questa frase inaudita; ma uno solo la accoglie. È un malfattore, crocifisso accanto a Gesù. Possiamo pensare che la misericordia di Cristo abbia suscitato in lui un’ultima speranza e l’abbia portato a pronunciare quelle parole: “Gesù, ricordati di me”. Come a dire: “Tutti si sono dimenticati di me, ma tu pensi pure a chi ti crocifigge. Con te, allora, c’è posto anche per me”. Il buon ladrone accoglie Dio mentre la vita sta per finire e così la sua vita inizia di nuovo; nell’inferno del mondo vede aprirsi il paradiso: “Oggi con me sarai nel paradiso”. Ecco il prodigio del perdono di Dio, che trasforma l’ultima richiesta di un condannato a morte nella prima canonizzazione della storia.

Fratelli, sorelle, in questa settimana accogliamo la certezza che Dio può perdonare ogni peccato, Dio perdona tutto, ogni distanza, mutare ogni pianto in danza; la certezza che con Cristo c’è sempre posto per ognuno; che con Gesù non è mai finita, non è mai troppo tardi. Con Dio si può sempre tornare a vivere. Coraggio, camminiamo verso la Pasqua con il suo perdono. Perché Cristo continuamente intercede presso il Padre per noi e, guardando il nostro mondo violento e ferito, Gesù non si stanca di ripetere, facciamolo anche noi nel cuore in silenzio, : “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.

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