logo sito cav

CAV - Centro di Accoglienza alla Vita Vogherese ODV

Via Mentana n. 43
27058 Voghera (PV)
Tel: 349 4026282
email: cavvoghera@virgilio.it
Visualizzazioni:
73

IL PAPA: "L'ACCOGLIENZA HA BISOGNO DI FORMAZIONE"

Annachiara Valle

da www.famigliacristiana.it
@Riproduzione Riservata del 09 marzo 2023

Francesco riceve in udienza i partecipanti al secondo corso della "Cattedra dell'accoglienza" e li ringrazia per aver risposto all'appello della Fratelli tutti di un mondo e di una Chiesa aperti.-

Un incoraggiamento a continuare il percorso di formazione che «non è un laboratorio asettico in cui si elaborano formule astratte: è un momento di riflessione inseparabile dal lavoro sul campo, vanno insieme. Mentre ascoltate e studiate, voi tenete presenti i volti, le storie, i problemi concreti e li condividete con i relatori e nei gruppi di confronto. E questo è tanto importante». Papa Francesco incontra i partecipanti alla Cattedra dell’accoglienza promossa dalle sorelle della Fraterna Domus in collaborazione con tanti altri istituti, associazioni, fondazioni e comunità. Riparte dalla Fratelli tutti per ricordare che «l’accoglienza è uno dei tratti che caratterizzano quello che ho chiamato “un mondo aperto”». E dopo aver ascoltato le parole di saluto di suor Milena Pizziolo, Francesco ribadisce che l’enciclica è un appello contro la chiusura e «voi rispondete a questo appello: lo fate con il lavoro che portate avanti ogni giorno, senza clamori, senza accendere riflettori, e lo fate anche con questi incontri formativi. Infatti, per poter operare, per poter generare accoglienza, bisogna anche pensare l’accoglienza. Ecco il grande valore di momenti come questo che state vivendo, nei quali insieme approfondite i diversi aspetti: antropologico, etico, religioso, storico, e così via».

Il Pontefice ha anche ricordato che «l’accoglienza è un’espressione dell’amore, di quel dinamismo di apertura che ci spinge a porre l’attenzione sull’altro, a cercare il meglio per la sua vita e che nella sua purezza è la carità infusa da Dio. Nella misura in cui viene permeata da questo atteggiamento di apertura e di accoglienza, una società diventa capace di integrare tutti i suoi membri, anche quelli che per vari motivi sono “stranieri esistenziali”, o “esiliati occulti”, come a volte, ad esempio, si trovano ad essere le persone con disabilità, o gli anziani».

Parla di immigrati, il Papa, sottolineando, cita integralmente un passaggio della Fratelli tutti, che «La vera qualità dei diversi Paesi del mondo si misura da questa capacità di pensare non solo come Paese, ma anche come famiglia umana, e questo si dimostra specialmente nei periodi critici. I nazionalismi chiusi manifestano in definitiva questa incapacità di gratuità, l’errata persuasione di potersi sviluppare a margine della rovina altrui e che chiudendosi agli altri saranno più protetti. L’immigrato è visto come un usurpatore che non offre nulla. Così, si arriva a pensare ingenuamente che i poveri sono pericolosi o inutili e che i potenti sono generosi benefattori. Solo una cultura sociale e politica che comprenda l’accoglienza gratuita potrà avere futuro».Questo aspetto della gratuità, continua il Papa, è essenziale: «Spesso si parla dell’apporto che i migranti danno o possono dare alle società che li accolgono. Questo è vero ed è importante. Ma il criterio fondamentale non sta nell’utilità della persona, bensì nel valore in sé che essa rappresenta. L’altro merita di essere accolto non tanto per quello che ha, o che può avere, o che può dare, ma per quello che è». Cita l’Antico Testamento e l’attenzione che quelle pagine danno alla vedova, all’orfano e al migrante. «È ricorrente. Per esempio: “Se tu stai facendo il raccolto, non passare un’altra volta: quello che resta lì, che avanza lì, lascialo per la vedova, l’orfano, il migrante”. Sempre c’è questo. È importante riprendere questa tradizione dell’accoglienza, del modo di accogliere coloro che non hanno o che vivono una situazione difficile», ricorda prima di benedire i partecipanti e spronarli ancora a formarsi per poter «sempre meglio vivere l’accoglienza e promuovere una cultura dell’accoglienza».

Top