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Genitori fragili e disagio giovanile: due libri da leggere

di Barbara Stefanelli

da www.iodonna.it
@Riproduzione Riservata del 19 giugno 2023

Il disagio di adolescenti e giovani è addebitato da più parti agli adulti, che li hanno tanto accuditi da piccoli ma si sono rivelati incerti nel traghettarli alla vita autonoma. Se nel viaggio ci si è smarriti, si può però ripartire....-

Il libro di Stefania Andreoli Perfetti o felici. Diventare adulti in un’epoca di smarrimento ha scalato le classifiche delle vendite, riempito le sale delle presentazioni in giro per l’Italia, commosso le platee in diretta sui social. Psicoterapeuta, analista, presidente dell’associazione Alice ets, Andreoli studia e segue “i giovani adulti” dai tempi della sua laurea, vent’anni fa. E, in nome dei figli, segue e studia le loro famiglie. Cioè noi, i genitori.

L’attenzione, in questi mesi, è stata catturata dalla fragilità dei ventenni e dei trentenni, ragazzi interrotti nella costruzione del loro futuro. Su questo ci siamo concentrati, discutendo e giudicando tanto, ascoltando meno. Ma dietro la loro fragilità – o forse, meglio, davanti – c’è la nostra fragilità di “adulti adulti” che li abbiamo accuditi splendidamente finché erano bambini e poi apparentemente perduti sulla soglia delle loro vite autonome.

Stefania Andreoli descrive le famiglie come “luoghi impervi”, dove spesso avvengono “sequestri di persona” senza riscatto possibile se non attraverso un disvelamento reciproco della sindrome di Stoccolma. Non sono soltanto i figli e le figlie a dover guarire dal male di vivere, dall’ansia e dalla depressione che – per fortuna – non temono di raccontare.

“Perfetti o felici. Diventare adulti in un’epoca di smarrimento” di Stefania Andreoli (Bur).

Accanto a loro, i padri e le madri dovrebbero accettare di mettersi in discussione. E, magari, di farsi da parte per sgombrare la strada. Dovesse anche portare, questa strada nuova, fuori dal recinto dei progetti che avevamo imbastito per loro. O, forse, per noi?

Sii te stesso a modo mio. Essere adolescenti nell’epoca della fragilità adulta è il titolo di un altro libro, uscito sempre in questi mesi, di cui è autore Matteo Lancini, psicoterapeuta e presidente della Fondazione Minotauro di Milano. Di nuovo, tra tanti nodi da sciogliere, si impone quella che appare come una stramba inversione dei ruoli.

La generazione giovane viene incitata ad aderire alle esigenze dei “grandi”, a rispondere alle nostre aspettative, così fitte e alte da soffocare le loro aspirazioni acerbe. Temono di fallire perché la loro bancarotta – scolastica, professionale, sociale – sarebbe la prova della nostra inadeguatezza di educatori. Educatori affettuosi, ma distratti. Iperprotettivi, ma sempre un po’ affaticati. Esigenti sugli spalti delle piccole prove, ma disorientati sui fondamentali.

«Per mettersi in una posizione di ascolto bisogna invece essere saldi – incita Lancini – soprattutto se “l’altro” è un figlio che soffre». Ma se questi giovani adulti sono così profondi, in qualche modo illuminati, desiderosi di trovare uno spazio di ben-essere che comprenda noi e loro, forse è il segno che la generazione dei genitori ci ha provato.

“Sii te stesso a modo mio. Essere adolescenti nell’epoca della fragilità adulta” di Matteo Lancini (Raffaello Cortina Editore).

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