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Educazione. Le carezze emotive che aiutano i figli a crescere

da www.avvenire.it
@Riproduzione Riservata del08 ,marzo 2024

La psicologa Daniela Lucangeli: carezze e abbracci da parte dei genitori sono in grado di generare rilassamento e di tranquillizzare i piccoli impauriti. Fondamentali anche la voce e il sorriso.-

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mparare a riconoscere e a usare, con i propri figli o alunni, gli «interruttori emozionali, cioè i meccanismi che accendono le emozioni positive». Sorriso, sguardo, voce, carezze, abbracci «sono in grado di generare rilassamento e di tranquillizzare il nostro bambini quando ha paura. E anche la musica ha un potere calmante». Lo scrive la professoressa Daniela Lucangeli nel volume Se sbagli non fa niente. Il segreto delle carezze emotive che aiutano i nostri figli ad apprendere (De Agostini). Docente di Psicologia dello sviluppo all’Università di Padova ed esperta di psicologia dell’apprendimento, Lucangeli è membro di associazioni scientifiche nazionali e internazionali, oltre che presidente della Cnis (Associazione per il Coordinamento nazionale degli insegnanti specializzati) e di Mind 4 Children, spin-off dell’Università degli studi di Padova: una comunità di scienziati, ricercatori, specialisti, insegnanti, educatori al servizio del potenziale umano.

Nel libro si rivolge a una potenziale platea composta da educatori e genitori, nonni e insegnanti.

«Già dopo venti secondi di abbraccio il livello cardiaco e la pressione sanguigna si abbassano (che sono elevati quando proviamo paura). Questo determina una sensazione di rilassamento e ci aiuta a creare un rapporto di fiducia con il bambino, riduce le emozioni di timore, ci fa percepire l’alleanza e trasmette conforto», assicura. E se l’abbraccio è molto potente, «la carezza e il semplice tocco lo sono altrettanto. Anche solo toccando una persona provochiamo una diminuzione del battito cardiaco, della pressione sanguigna e del cortisolo (l’ormone dello stress). Quando notate che il vostro bambino o studente è impaurito, provate a vedere cosa succede accarezzandogli una spalla o un braccio».

Non solo: «Lo sguardo è un potente reattore emozionale. Se non c’è lo sguardo, manca la relazione. Non è possibile prescindere da esso quando vogliamo creare alleanza, vicinanza e trasmettere conforto. Non dimenticate mai di guardare il vostro bambino o studente negli occhi per fargli capire che siete qui con lui e per lui. Questo instaura una comunicazione profonda tra voi e il vostro bambino». Infine, «il sorriso, assieme al pianto, è la prima forma di interazione sociale che il nostro bambino apprende. Il sorriso esprime emozioni positive: piacere, eccitazione, soddisfazione, felicità. Allo sguardo, accompagnate un sorriso: questo darà coraggio al bambino. Un incoraggiamento funziona più di cento rimproveri. Senza nulla togliere al tocco e allo sguardo, la voce ci è necessaria per incoraggiare verbalmente. Bisogna, però, stare molto attenti al tono della voce, che è un mezzo di comunicazione para-verbale importantissimo e modifica il significato di ciò che si dice».

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Daniela Lucangeli - © Giovanni De Sandre

Esplorando la dicotomia delle emozioni (coraggio/paura, curiosità/noia, soddisfazione/insoddisfazione, resilienza/frustrazione, cooperazione/competizione), la professoressa traccia una mappa di buone pratiche e strategie per favorire la costruzione di un rapporto sereno con il contesto dell’apprendimento, accompagnata nel percorso dai brani musicali del cantautore Lorenzo Tozzi, che ha composto per Lo Zecchino d’Oro, il Festival di Sanremo, Radio 24 e pubblicato diversi libri per bambini.

La musica «accompagna lo sviluppo del bambino: se sfruttata appieno, può divenire strumento di rinforzo delle sue competenze sensoriali, cognitive, fisiche, intellettuali e, in particolar modo, emotive. Quando impara a riconoscere la melodia cantata dai suoi genitori, fatta di toni, intensità e armonie, sta allenando le sue future abilità linguistiche», spiega Lucangeli. «Quando identifica il ritmo in una filastrocca, dondolandosi e muovendo il suo corpo per seguirne la cadenza, sta ponendo le basi delle sue abilità numeriche. Quando ripete i suoni e li modifica, producendone di nuovi, sta mettendo alla prova le sue capacità creative. Quando ascolta la sua ninna nanna preferita, mettendosi calmo e attento, sta sperimentando la regolazione dei suoi stati emozionali. E non dimentichiamo che, grazie alla musica, il bambino fissa in memoria i ricordi – e le emozioni che vi sono legate – con più efficacia, riuscendo, attraverso di esse, a rievocarli vividamente, proprio come succede a noi». Infatti «nelle terapie intensive neonatali scienziati, medici e infermieri utilizzano registrazioni di voce e canti materni per mitigare i rischi della nascita prematura, ottenendo risultati davvero incoraggianti in termini di benessere dei bimbi ed esiti del loro sviluppo».

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