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Denatalità e la sfida più urgente. Essere figli senza tabù

di Lello Ponticelli, Sacerdote Psicologo
da www.avvenire.it
@Riproduzione Riservata del 03 agosto 2023

Papa Francesco a Lisbona ha fatto cenno alla paura dei giovani di mettere al mondo figli e sull’inverno demografico. Molto si discute sul cosa fare al riguardo, ma il rischio è che si ponga la questione prevalentemente sul piano economico, quando non ideologico e di calcolo politico, trascurando la questione educativa e culturale che ha contribuito a determinare la situazione attuale. Certo, i motivi della denatalità sono tanti, ma si può trascurare il fatto che sia stata messa in discussione la figliolanza in quanto tale? Come se l’essere “figlio” non fosse una cosa bella e promettente, quasi in nessuna età della vita!

I bambini spesso avvertono “a pelle” di essere un problema e non una risorsa. La gravidanza viene considerata quasi una malattia; per le donne che l’accettano, poi, diventa facilmente occasione in cui non si trova o si perde lavoro e carriera. A motivo di un’organizzazione sociale impazzita, i bambini vengono affidati – se va bene – ai nonni, altrimenti a qualche “tata”. Cresce a dismisura il numero di separazioni, divorzi e altre forme di genitorialità; in non poche di queste occasioni i figli è come se diventassero invisibili e si tende a negare le conseguenze e le ferite che subiscono. Non è forse anche questo che nelle nuove generazioni fa crescere il senso di solitudine, la voglia di abbandonare quanto prima la condizione dell’essere figli e di reprimere il desiderio di metterne al mondo? Lo statuto di “figlio”, poi, sembra smarrito anche in tanti adulti: il ruolo, l’età, le responsabilità, la perdita o l’indifferenza verso un possibile sguardo di fede sulla vita, fanno diventare più difficile la memoria e la riappropriazione della propria figliolanza, anche da Dio.

A che la figliolanza, poi, diventi un nuovo tabù sembra, contribuire l’ubriacatura di una cultura dell’autonomia e dell’autorealizzazione, narcisista e autoreferenziale, per cui si è convinti di doversi e potersi fare da sé, quasi padri di se stessi, per assicurarsi il massimo della libertà e l’illusione di non dover dar conto a nessuno e a nessuno dire grazie. Insomma, molte ragioni hanno messo in crisi la corretta postura del nostro essere nel mondo, quella dell’essere figli, innanzitutto. Ma « la condizione del figlio coincide con quella dell’uomo…; definisce l’umano come una forma di vita che non può essere concepita senza considerare la sua necessaria provenienza dall’Altro […]. È una verità profonda che la psicoanalisi eredita dal cristianesimo”( M. Recalcati).

Immaginate quanto possano essere dirompenti le parole di Francesco ai giovani sull’essere ciascuno agli occhi di Dio non un numero, ma un volto, una persona, amata e chiamata per nome: «siamo figli preziosi, che Egli ogni giorno chiama per abbracciare e incoraggiare; per fare di ciascuno di noi un capolavoro unico e originale» . Sembravano l’eco delle parole del Padre nella scena della Trasfigurazione: «Questi è il mio Figlio, l’amato» . Ecco un antidoto potente all’inverno demografico! Non pensate, allora, che il tabù della figliolanza e la collettiva “depressione post-partum” che sta inquinando l’occidente sia tra le urgenze della sfida educativa?

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