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Coronavirus. Diocesi di Milano: tampone o vaccino per i servizi pastorali più a rischio

di Lorenzo Rosoli

da www.avvenirer.it
@Riproduzione Riservata del 10 settembre 2021

Pubblicate le nuove misure anti Covid. Preti, catechisti, educatori, coristi alcune delle figure interessate. E ora possono finalmente riprendere le «processioni con il popolo» lungo l’intero tragitto.-

Diocesi di Milano: tampone o vaccino per i servizi pastorali più a rischio
di Vatican Media

«La cura per la salvezza delle anime non può prescindere dall’impegno di tutelare la salute dei corpi». Così il vicario generale, vescovo ausiliare Franco Agnesi, presenta le nuove misure di contrasto della pandemia prese dall’arcidiocesi di Milano, mentre dà notizia della possibilità di «riprendere le processioni con la partecipazione del popolo durante l’intero tragitto». Ebbene: per svolgere alcuni servizi pastorali «per loro natura caratterizzati da un particolare rischio di contagio», a sacerdoti e operatori pastorali è chiesto di «trovarsi in almeno una delle condizioni seguenti», spiega una nota dell’Avvocatura della Curia: «Aver ricevuto da almeno 14 giorni la prima dose di vaccino contro il Covid-19; essere guariti da non oltre 180 giorni da un’infezione da Sars-Cov-2; essersi sottoposti con esito negativo a uno dei test diagnostici per il Sars-Cov-2 approvati dal Ministero della Salute da non oltre 48 ore». Le disposizioni contenute nel decreto promulgato oggi da Agnesi entreranno in vigore il 20 settembre 2021.

Le persone interessate. Il decreto di Agnesi indica con precisione gli operatori pastorali ai quali è chiesto di attenersi alle nuove misure – vaccino, tampone o guarigione da meno di sei mesi: i ministri ordinati (vescovi, sacerdoti, diaconi); gli accoliti e i ministri straordinari della Comunione; i catechisti, i coordinatori degli oratori, gli educatori (sia professionali sia volontari) maggiorenni; gli operatori maggiorenni dei doposcuola, delle scuole di italiano e di tutte le attività didattiche o educative gestite direttamente dalle parrocchie; i coristi e i cantori maggiorenni.

I servizi pastorali. Le attività per le quali è richiesto il rispetto delle misure introdotte dalla diocesi ambrosiana sono: la visita agli ammalati, la distribuzione della Comunione, gli incontri di catechismo, le attività educative e didattiche gestite dalle parrocchie, i cori parrocchiali. Attenzione: «la visita ai fedeli in pericolo di morte in circostanze di urgenza, qualora non fosse possibile ottemperare a quanto stabilito, è comunque consentita», scrive Agnesi.

Gli adempimenti richiesti. Le persone interessate dal provvedimento «si impegneranno in forma scritta a rispettare» le disposizioni introdotte dalla diocesi firmando un’autodichiarazione. «Ai ministri ordinati – sottolinea la nota dell’Avvocatura – non è richiesto di assumere questo specifico impegno in forma scritta avendo già un particolare dovere di obbedienza in virtù del vincolo dell’Ordinazione». In ogni caso: «non sono previste specifiche misure di verifica».

Processioni, si riparte. Sempre ieri è stata pubblicata una nota a firma del vicario generale relativa alle processioni. «L’aggravarsi della situazione sanitaria aveva reso necessaria una nuova modalità, più restrittiva, per lo svolgimento» di queste «peculiari celebrazioni», come specificato in un decreto del 1° settembre 2020. «L’attuale andamento della pandemia e i nuovi metodi per contrastarla – scrive Agnesi – suggeriscono di poter riprendere le processioni con la partecipazione del popolo durante l’intero tragitto». In tutto il territorio della diocesi di Milano potranno dunque riprendere le processioni con la partecipazione dei fedeli, nel rispetto delle misure anti-Covid: in particolare, i partecipanti «manterranno sempre la distanza interpersonale di almeno un metro e indosseranno sempre la mascherina anche se il percorso sarà interamente all’aperto e non prevederà soste o passaggi in ambienti al chiuso. Non si dovranno mai creare assembramenti». La nota sulle processioni è in vigore da giovedì 9 settembre 2021. I due testi firmati da Agnesi (il Decreto circa alcune misure di contrasto alla pandemia e la Nota sulle processioni), la nota dell’Avvocatura, l’autodichiarazione Covid e l’informativa sono reperibili sul sito www.chiesadimilano.it.

IL DOCUMENTO
Agnesi cita il Papa: «Vaccinarsi? Un atto d’amore. Per sé, per gli altri, per i popoli»

«Vaccinarsi è un atto di amore. E contribuire a far sì che la maggior parte della gente si vaccini è un atto di amore. Amore per sé stessi, amore per familiari e amici, amore per tutti i popoli». Cita papa Francesco e il suo videomessaggio del 18 agosto scorso ai popoli dell’America Latina, il vicario generale Franco Agnesi, per illustrare le misure di contrasto alla pandemia introdotte dalla diocesi di Milano. «La tutela dei più deboli e dei più esposti a gravi pericoli è da sempre considerata dalla Chiesa come parte integrante della sua missione», ricorda Agnesi, mentre rilancia, con le parole del Papa, il discorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Meetingi di Rimini del 20 agosto scorso («la responsabilità comincia da noi, vaccinarsi è un dovere») e la lettera della Presidenza della Cei dell’8 settembre 2021 nella quale si ricorda come tutti, in particolare «chi è impegnato nell’azione pastorale delle nostre comunità», siamo «chiamati a rispondere per primi a “un atto di amore” per noi stessi e per le comunità che ci sono affidate».

Venendo alle nuove misure: «Anche in questo tempo di emergenza la Chiesa ha sempre continuato ad annunciare il Vangelo, celebrare i Sacramenti e aiutare i poveri adottando adeguati protocolli in grado di prevenire infezioni da Sars-Cov-2». E riguardo ai servizi pastorali caratterizzati da un particolare rischio di contagio: «compito della comunità cristiana – scrive Agnesi – è adottare tutte le misure necessarie a ridurre quanto più possibile questo rischio, sempre nel rispetto della libertà dei singoli». Ebbene: «i vaccini sono ritenuti dalle autorità competenti un mezzo importante per rallentare la diffusione della malattia e prevenire il Covid-19 almeno nelle forme più severe». E «anche i test diagnostici appaiono più affidabili e più facilmente effettuabili e lo screening periodico si è rivelato un importante strumento di contrasto alla pandemia».

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