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Come insegnare ai bambini a dormire soli: consigli e suggerimenti

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di Silvia Finazzi

da www.bimbisaniebelli.it
@Riproduzione Riservata Ottobre 2023

Come insegnare ai bambini a dormire da soli è uno degli interrogativi posti più di frequente dai genitori al pediatra, e anche agli amici. Quello della nanna è, infatti, un momento critico per molte famiglie, ma fortunatamente esistono diverse strategie che mamma e papà possono adottare per gestirlo al meglio.

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Quando iniziare la routine del sonno

È importante tenere presente che ogni piccolo è diverso dall’altro. C’è chi si addormenta facilmente e chi ha molte difficoltà a rilassarsi e a prendere sonno, chi dorme quasi ininterrottamente e chi si sveglia di continuo, chi fa molti pisolini e chi no. Tuttavia, non si può negare che la nanna sia influenzata anche dall’ambiente e dal contesto in cui vive il piccolo. Quindi, come insegnare ai bambini a dormire da soli? Da una parte dunque si consiglia di entrare in sintonia con il proprio figlio e di cercare di capire le sue esigenze ma dall’altra si consiglia anche di impostare una corretta routine del sonno, creando così le condizioni per favorire la nanna. L’ideale è agire sin dai primissimi mesi.

E nel caso in cui non si sia impostata una buona routine del sonno, come agire? “È sempre possibile modificare una routine della nanna. Basta fare un piccolo passo alla volta insieme al bambino, senza aspettarsi che lui possa fare tutto da solo” assicura la dottoressa Manuela Caruselli, psicologa e psicoterapeuta, esperta di sonno dei bambini. Dunque, non bisogna temere: non c’è un limite massimo di tempo per invertire la rotta nel caso in cui le cose non stiano andando nel verso giusto. Anche se il bimbo è già grandicello si può sempre correre ai ripari e impostare una modalità di addormentamento e di sonno più funzionale per tutti.

Quando iniziare a insegnare ai bambini a dormire soli?

In realtà, è normale che i bambini non si addormentino da soli: nella stragrande maggioranza dei casi, hanno bisogno dell’ adulto di riferimento per addormentarsi.
Nei primi tre mesi di vita è normale che il neonato si addormenti durante la poppata dal seno della mamma o dal biberon, perché la suzione concilia il sonno. Fra l’altro, fino a quattro mesi il bambino non raggiunge una maturazione psicofisica tale da riuscire ad addormentarsi piacevolmente steso anziché in braccio.

Dai tre mesi, invece, la modalità in cui il bambino si addormenta influenza il sonno notturno. Infatti, il bambino inizia a essere più vigile, è uscito gradualmente dallo stato di torpore diurno e anche durante la notte è più attivo.
Nel corso del sonno ha brevi risvegli fisiologici, durante i quali può destarsi o meno. Di conseguenza, se si addormenta al seno o al biberon e poi viene messo nel suo lettino, è facile che abbia più risvegli notturni e che per riaddormentarsi ricerchi le stesse condizioni del primo addormentamento.
“Ecco perché in generale si consiglia di mantenere sempre le stesse condizioni all’addormentamento, anche durante la notte. Se, per esempio, un bambino si addormenta ciucciando ha solitamente bisogno di poter ritrovare questa possibilità durante la notte, quindi di dormire accanto alla mamma” spiega l’esperta. Se durante la notte il bambino si trova in una condizione diversa rispetto a quella in cui si è addormentato, è più probabile che si svegli.

Come facilitare l’addormentamento

“Ad alcuni bimbi può accadere di addormentarsi da soli ma la maggior parte ha bisogno di essere accompagnata nel processo di addormentamento, così come in ogni altro momento della giornata, dal pasto al bagnetto” prosegue la psicoterapeuta. Nei primi anni di vita è, quindi, normale che serva la vicinanza di un adulto nella fase dell’addormentamento. A seconda dell’età del piccolo, si può cantargli una ninna nanna, raccontargli una storialeggergli una fiaba e così via. 

Quando metterli nella cameretta

Almeno per i primi mesi di vita il co-sleeping, ossia la condivisione dello stesso ambiente durante la notte, aiuta il sonno di mamma e bambino, che sia allattato al seno o con il biberon. Nei primi mesi, infatti, il bambino si sveglia più spesso per mangiare o anche solo per essere rassicurato: dormire vicino a mamma e papà facilita il sonno di tutti.
“Il bambino viene al mondo dopo avere passato nove mesi nella pancia della mamma. Alla nascita, quindi, è importante che viva una continuità rispetto a questa esperienza, dormendo accanto a lei. In questo modo sente la mamma vicino, e allo stesso tempo la mamma può rispondere prontamente a ogni sua richiesta, così come “avveniva” nella pancia dove non aveva neanche bisogno di chiedere” chiarisce la psicologa.

Dopo i primi sei-otto mesi di età si può scegliere di continuare con questa modalità oppure di avere uno spazio separato. “Non c’è una regola che valga per tutti: ogni famiglia deve capire qual è la scelta migliore, valutando anche quanto essa si concili con le esigenze e con il resto delle abitudini del bambino” aggiunge l’esperta. Per esempio, quando i risvegli notturni sono ancora frequenti, potrebbe essere molto faticoso sia per i genitori sia per il piccolo trovarsi in due camere differenti e può anche darsi che, anziché una breve rassicurazione, ci sia bisogno di più tempo perché il bambino si riaddormenti se non trova il genitore accanto a sé al risveglio. 

Tecniche e metodi per farli addormentare soli

I bambini vanno accompagnati nel momento dell’addormentamento. Vengono al mondo che sanno già dormire; lo fanno in continuazione nella pancia della mamma. “Non serve dunque insegnarli nulla. Quello che possono fare i genitori è creare le condizioni che favoriscano il sonno del figlio, fin dalla nascita” specifica l’esperta del sonno.
L’ideale è iniziare fin dalle prime settimane di vita, ma non è mai troppo tardi per cominciare. Innanzitutto, è bene evitare le eccessive stimolazioni, specialmente prima della nanna. “Consiglio di trascorrere momenti tranquilli prima di andare a dormire, tralasciando giochi che attivino il bambino sia fisicamente sia emotivamente” precisa la dottoressa Caruselli. No anche ai tablet e ai dispositivi elettronici. Meglio, poi, che nelle ore serali la stanza da letto diventi un ambiente tranquillo, in cui non si fanno attività troppo movimentate.

È utile, inoltre, instaurare un rituale per l’addormentamento. In questo modo, il bebè impara a capire quando è l’ora di andare a dormire e si predispone per il sonno. Per esempio, mamma e papà potrebbero prima cambiarlo e mettergli il pigiama, quindi, leggergli una fiaba o cantargli una canzoncina, fargli un massaggio infantile e infine metterlo nel lettino. Ovviamente più il piccolo cresce e più questo rituale può essere arricchito: il bimbo può scegliere da solo il pigiama, lavarsi i dentini, dare il bacio della buona notte ai genitori e così via.

I consigli da seguire

Ecco altri consigli utili per insegnare ai bambini a dormire da soli:

  • fare in modo che la stanza da letto sia tranquilla, silenziosa e non troppo calda (la temperatura deve essere intorno a 20° C);
  • non coprire troppo il bambino; 
  • non permettere al bimbo di giocare o stare sdraiato a lungo nel letto prima di dormire, altrimenti farà fatica ad associare il luogo al sonno;
  • quando il bimbo è più grandicello, con il suo aiuto trovare un oggetto che possa fargli compagnia e rassicurarlo durante il sonno, per esempio un orsacchiotto, e daglielo ogni sera quando lo si mette a letto.

Come creare una routine per la nanna

Quando il bambino è pronto – in genere verso i cinque-sei mesi di età- è bene anche cercare di regolarizzare i suoi orari: quello del risveglio mattutino e della messa a letto serale, quello dei sonnellini diurni, quello dei pasti (rispettando le eventuali esigenze dell’allattamento a richiesta), quello del bagnetto e così via.
Dare un ritmo al bambino, infatti, significa anche aiutarlo ad avere un rapporto più sereno con la nanna e a riposare meglio. Soprattutto se ogni giornata è completamente diversa dall’altra, però, è preferibile procedere con gradualità per concedergli sempre un po’ di tempo per abituarsi.

Come gestire i risvegli notturni

risvegli notturni sono fisiologici fino ai tre-quattro anni di età.
Nei primi mesi, il bambino si sveglia soprattutto perché ha bisogno di soddisfare bisogni primari: vuole mangiare, si sente sporco, vuole un contatto più ravvicinato con la mamma. È importante, quindi, rispondere in maniera tempestiva alle sue richieste. Quando diventa più grandicello, può risvegliarsi anche per altri motivi. Possono, dunque, bastare una coccola, una carezza, una canzoncina o una rassicurazione per farlo riaddormentare. Se si rigira semplicemente nel sonno e si lamenta senza scoppiare a piangere si può anche attendere qualche istante prima di intervenire per vedere se si riaddormenta da solo.

Anche i bambini che non hanno mai avuto problemi con la nanna possono attraversare delle fasi delicate, in cui sono più agitati, faticano a dormire o soffrono di disturbi del sonno. Ciò può succedere, per esempio, quando la mamma rientra al lavoro, quando arriva un fratellino oppure intorno all’ottavo mese di vita quando compare la cosiddetta “angoscia dell’estraneo” e la regressione dell’ottavo mese), che corrisponde a una vera e propria angoscia di separarsi e perdere la mamma. In questi frangenti è importante non cambiare le abitudini impostate e far sentire la propria vicinanza ai figli.

In copertina foto di Dominika Roseclay via pexels.com

In breve

I bambini imparano a dormire da soli grazie anche all’aiuto dei genitori: grazie a piccole tecniche di addormentamento si riuscirà a renderli sempre più autonomi. Impostare una buona routine giornaliera aiuterà a renderli più sicuri di sé stessi: con un po’ di pazienza e di costanza si riuscirà nell’intento, cercando sempre di gestire i risvegli notturni al meglio e rispondendo in modo puntuale con la propria vicinanza e affetto.

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