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Cinque mamme e un progetto per la cultura del lavoro lento

di Paola D'Amico

L’associazione Sloworking lancerà una miniserie di video-pillole che affrontano il tema di maternità e lavoro per far conoscere modelli di conciliazione esemplari.-

La miniserie s’intitolerà «Lavori a ritmo di vita». Si tratta di video-pillole che affrontano (anche in chiave ironica) temi attuali, ma poco presenti nel dibattito pubblico: maternità e lavoro, nuovi lavori «liquidi» o agili, nuovi modelli organizzativi aziendali, nuove strategie di conciliazione vita-lavoro. Video-pillole dedicate a chi crede o spera che lavorare a ritmo di vita sia possibile, pensate per sensibilizzare privati e aziende verso modelli di lavoro etici e sostenibili improntati al concetto di «benessere produttivo».

L’associazione Sloworking (www.sloworking.it), che nei giorni scorsi ha inaugurato un Coworking Civico in uno spazio messo a bando dal Comune nel centro storico di Vimercate (Mb), ha lanciato un crowdfunding che «Buone Notizie» sostiene. Sloworking è nata nel 2014 per iniziativa di cinque amiche, giovani mamme e libere professioniste (per necessità). Tra loro, Vanessa Trapani, antropologa e ricercatrice, Laura Curti, architetto, e Silvana Loffredo, consulente in comunicazione. «La nostra visione è quella di un modo consapevolmente lento di lavorare in armonia - spiega Loffredo - con i tempi della vita. Ci preoccupiamo di diffondere e fare azioni di formazione a sostegno in particolare della libera professione femminile, perché dà meno garanzie del lavoro dipendente ma nel contempo consente di organizzare il proprio tempo in maniera flessibile. Puoi decidere di lavorare la sera, ma di giorno puoi andare a prendere un figlio a scuola o assistere a un saggio. Nel 2016 abbiamo trovato uno spazio dove sperimentare queste idee e abbiamo lavorato per creare una community di professionisti».

Oggi l’associazione conta oltre 100 soci e una quindicina di loro si appoggia per il proprio lavoro al coworking. «È un contenitore flessibile, un ambiente familiare... con la cucina dove prepararsi un pasto sano. E proprio nella nostra cucina - prosegue Loffredo - sono nati i migliori progetti, dal confronto libero tra professionisti diversi». Qui s’incrociano consulenti del lavoro, avvocati, coach, formatori, psicologi, architetti, ingegneri. «Il nostro target sono genitori che hanno bisogno di uno spazio in cui lavorare o fare riunioni con i clienti», non lontano da casa.

Le mamme lanciano anche un appello a imprenditori/aziende «che abbiano già attuato best practice - spiega Loffredo - e sperimentato modelli organizzativi improntati al benessere con orari flessibili e smart working. Possono essere nostri testimonial. Con le video-pillole e con eventi che mettano in risalto storie di lavoro resiliente, creativo, sostenibile, vogliamo far diventare virale il tema di una nuova cultura del lavoro». A Vimercate, Sloworking ha realizzato di fatto un polo della cultura del lavoro lento e dell’innovazione sociale, il cui cuore pulsante ora è il Coworking Civico (nella foto, la vecchia sede) con l’Atelier del Dire e del Fare. «È stato rigenerato uno spazio pubblico, fino a oggi inutilizzato, per trasformarlo in luogo aperto», precisa Loffredo.

La nursery in azienda

’è per esempio una azienda, in Brianza, che produce gioielli. Le dipendenti sono tutte mamme con bimbi piccoli. Il titolare, da qualche tempo, ha affittato un intero piano della palazzina dove ha sede l’azienda e lo ha trasformato in una accogliente nursery. Cosi che le mamme/lavoratrici possano portare con sé i bambini quando stanno poco bene e non sono nelle condizioni di andare all’asilo o a scuola: ad accudirli e a farli giocare ci penserà una tata. L’imprenditore non ha fatto questa scelta per guadagnare punti sotto il profilo dell’immagine, bensì perché intimamente convinto che la forza dell’azienda di famiglia sia legata a doppio filo alla felicità e al benessere di chi ci lavora.

L’associazione sta selezionando analoghe storie di realtà che «hanno adottato in maniera creativa modalità di ascolto dei bisogni dal basso, migliorando il clima aziendale», aggiunge Trapani. «In Italia ci sono casi eccellenti come quello di Brunello Cucinelli - spiega - che ha coniato il concetto di capitalismo umanistico e nella cui organizzazione il punto di riferimento è il bene comune. Vogliamo far conoscere, perché diventino esempi da imitare, aziende anche meno note che sono attente al benessere dei propri lavoratori nei fatti, a prescindere che abbiano o meno un bilancio sociale. Ci occupiamo - conclude - di quella fascia sensibile di donne che non si rivolge ai servizi sociali ma è vittima di stereotipi e discriminazioni, soprattutto sul luogo di lavoro. Facciano formazione a sostegno in particolare della libera professione e dell’imprenditoria femminile».

Per seguire e sostenere il progetto: www.produzionidalbasso.com/project/storie-di-lavori-a-ritmo-di-vita.

da www.corriere.it
@Riproduzione Riservata del 07 giugno 2019

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