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CARI RAGAZZI, CORREGGIAMO GLI ERRORI, MA NON GETTIAMO A MARE CIÒ CHE FUNZIONA

da www.famigliacristiana.it
@Riproduzione Riservata del 18 febbraio 2022

Lettera aperta di don Antonio Mazzi dedicata agli studenti che scendono in piazza per protestare, in ricordo della tragedia di Lorenzo e Giuseppe, i due ragazzi morti durante un tirocinio.-

Nella mia vita, tra le tante avventure che l’hanno attraversata, ho diretto per vari anni, tra il 1980 e il 2000, un Centro giovanile a Milano con mille e più ragazzi dai dieci ai diciotto anni, ricco di attività scolastiche, professionali e sportive. Fra le molte iniziative della Regione, l’assessore della Formazione professionale Filippo Hazon aprì le prime esperienze di alternanza scuola-lavoro. Ero anche io tra i promotori dell’idea, che funzionava molto bene. Devo precisare che a fianco del mio Centro c’era Rizzoli Editore con 3.000 e più lavoratori. All’interno dell’azienda il movimento sindacale era molto vivace e dialettico, per cui i ragazzi in alternanza “grafica” furono assistiti nel giusto modo. Ho preferito l’aggettivo “dialettico” ad altri aggettivi più battaglieri, perché i rapporti tra azienda, lavoratori e quartiere erano vivaci, puntuali e promozionali.

Un esempio: mentre io stavo lottando per liberare il Parco Lambro dalla droga, sindacalisti e direzione (ai tempi era segretaria Bice, la figlia di Biagi) promossero una raccolta fondi che mi permise di inventare la prima “Unità Mobile Exodus”. Non posso dimenticare che il primo viaggetto l’abbiamo fatto nel parco con il sindaco e la giornalista Cerabolini e abbiamo caricato un poveretto, fatto marcio steso su una panchina.

Perciò la tragedia di Lorenzo e le pesanti conseguenze e le reazioni nate a seguito hanno creato in me un disagio immenso. Mi sono sentito colpito al cuore, allo stomaco, alla testa. Distrutto! Ho avuto una reazione durissima. Mi sono detto: è possibile che la disgrazia divenga così bastarda da aspettare l’ultima ora per rapirci in modo così assurdo una creatura e per rovinare un’esperienza così interessante? E adesso? Come rimettiamo insieme un’ottima iniziativa, mentre il mondo giovanile la sta massacrando, vivendola quasi fosse un tradimento? Parole come scuola, lavoro e politica non sono paroline da cruciverba: si portano dietro l’Italia intera. Facciamo presto a dare risposte (il presidente Mattarella ha finito il suo discorso con la parola SPERANZA) e a chiarire le grosse contraddizioni che il lavoro nasconde da sempre. Facciamo l’impossibile perché una disgrazia si trasformi in cambiamento vero. Noi adulti dobbiamo capire che tradire i giovani è il più sporco e idiota autolesionismo. Il lavoro è sacro. Non va barattato per trenta denari come si è fatto duemila anni fa, per altri motivi, con un Trentatreenne!

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