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Brunello Cucinelli, lettera ai giovani: "Future sentinelle dell'Umanità. Con uno sguardo giusto sul mondo"

da www.repubblica.it
@Riproduzione Riservata del 03 gennaio 2023

L'imprenditore umbro torna a prendere carta e penna per una delle sue celebri lettere. E stavolta il messaggio per un nuovo anno è rivolto alla gioventù "Non abbiate paura di sbagliare" scrive, citando da Alessandro Magno ad Ayrton Senna.-

Brunello Cucinelli, l'imprenditore umbro famoso nel mondo per il cashmere ma anche per il suo approccio illuminato nei confronti dei suoi dipendenti, che a Solomeo vivono e lavorano in un'azienda/borgo con ritmi e atmosfere di una famiglia piena di armonia, torna a scrivere una delle sue lettere. E se in passato aveva preso carta e penna per parlare al padre, alla sua anima o contro la guerra, per l'inizio del nuovo anno riserva parole per i giovani " sentinelle del futuro" "meritevoli di vivere perseguendo la felicità". L'occasione è anche quella di parlare della ricchezza, per lui figlio di contadini, "che è un peso leggero da sopportare solo se la si sa trasformare in dono". E citando Alessandro Magno, Oscar Wilde, Leon Battista Alberti, l'imperatore Adriano e Ayrton Senna, (il campione di Formula1 scomparso in un incidente in pista nel '94) , Cucinelli esorta i ragazzi ad avere uno "sguardo giusto sul mondo"  a "non avere paura di sbagliare" e a leggere "magari solo 12 righe al giorno". Ricordando che "accanto all'intelligenza dello studio vi è sempre l'intelligenza dell'anima".

Ecco il testo integrale

La lettera

In questi giorni prossimi alla fine dell’anno, giorni durante i quali ognuno di noi, nella serenità del cuore, guarda al suo passato, recente e lontano, e ne tira le somme; in questo tempo sereno quando si guarda agli orizzonti di un futuro smagliante, il mio pensiero va a voi giovani. Vi amo profondamente, e tutti vi vedo con occhi di padre e di uomo che pensa sempre con l’animo volto verso l’avvenire. Siete per me come il sale della terra, adulti e sentinelle del domani, meritevoli, come ogni altro essere umano, di vivere perseguendo la felicità. I vostri occhi sono luminosi e pieni di una grande energia: vi riconosco sempre qualcosa che va dalla gioia, alla speranza, e in parte, a volte, anche alla delusione. Il fluido che promana dai vostri occhi è così vitale che, anche quando mi trovo in circostanze di lavoro, d’istinto, sul momento, lascio la forma solita per l’insolita, e vi parlo con la semplicità che unisce fratello a fratello. Non ero molto diverso da voi, alla vostra età. Oggi sono un uomo che ha seguito il suo sogno speciale, una persona che infine ha dato corpo al desiderio antico, nato dagli occhi lucidi di mio padre offeso sul lavoro, il sogno di vivere umanisticamente verso di sé e verso gli altri.

Questo, penso spesso, rende nobile la mia intenzione. Perciò a volte, quando siamo insieme in qualche occasione pubblica, con gli occhi fissi nei vostri, senza lasciarli mai per tutto il tempo, mi piace parlarvi della mia vita, di come oggi vedo la mia povertà infantile quale dono e non quale condanna, di come in quella povertà non mancasse nulla, né cibo né, soprattutto, felicità, e questa felicità, che era vera ricchezza, ogni giorno la ritrovavo nella bellezza della natura: le albe bianche come i gigli, i cieli sfolgoranti di azzurro e di rosso, il primo sole che asciugava pian piano la rugiada d’argento, la musica mormorante della pioggia nel bosco, il nobile corteo delle stagioni.

Spesso vi racconto di come la ricchezza non sia, come può sembrare, un peso leggero da sopportare, e solo se la si sa trasformare in dono è accettabile per l’uomo giusto. Potreste incontrare nella vita il dolore, purtroppo, come un nemico insidioso che aspetta ciascuno nascosto nel domani. Ma al tempo stesso il dolore, come insegnano tanti sapienti antichi, è un dono, e come disse in particolare Oscar Wilde, che lo ebbe come compagno per oltre due anni nel carcere di Reading, «è il più sensibile di tutte le cose create».

Vi parlo, commosso dalla vostra gioventù, dell’utilità di uno sguardo giusto sul mondo. Se non saprete guardare lontano non troverete molte ragioni per una vita vera. Ma lo sguardo è il viatico di ogni vita durevolmente felice, ed è tra i doni più preziosi che abbiamo ricevuto dall’umanità. Lo sapeva Leon Battista Alberti, che aveva fatto dell’occhio alato il suo blasone d’artista. Lo sguardo è fatto per andare lontano, il più lontano possibile, fisso sull’orizzonte, come quello di Alessandro Magno ancora bambino, quando trascorreva lunghe ore sulla riva del mare con gli occhi rivolti all’infinito, e con il cuore lanciato oltre la tremula linea azzurra che separa il cielo dall’acqua, immaginava quelle terre che presto avrebbe conquistato per unire le più grandi culture del mondo allora conosciuto. Guardando lontano, miei cari giovani, potrete immaginare e dare corpo ai sogni belli, e avrete il senso del tempo, che non ha mai fretta quando vuol raggiungere grandi obbiettivi, di quel tempo che è poca cosa quando il suo metro è l’anno o il lustro, ma inizia a volare alto quando la sua dimensione è uno o più secoli. E dai sogni passando agli ideali, guardate il cielo. Amate l’arte, amate la bellezza, perché in esse è la verità che unisce l’anima al mondo reale. Fuggite l’ira, che ingombra le vie dell’anima e impedisce al cielo di soffiare i suoi incanti su di essa.

Fino ad oggi, anche per nostra colpa di genitori che vi abbiamo trasmesso l’idea del lavoro quasi come punizione per non aver studiato, avete avuto una vita a volte leggermente offuscata nella speranza. Questo è il momento di incamminarsi verso una visione nuova: non è facile possedere la propria anima, ma voi siate fra quelli che lo sanno fare. Allora, quando vi commuoverete per i petali fiammanti di un papavero o per l’odore di un frutto maturo attorno al quale ronzano le api, quando il vento, che soffia a suo capriccio, vi sembrerà come un Mercurio annunciatore di terre lontane, e il suo passaggio sarà la musica più dolce, allora sarete nello stato beato della speranza e del mondo luccicante che vi attende. Leggete i libri: come pensava l’Imperatore Adriano fondare biblioteche è come costruire granai pubblici. Non serve sempre studiare tutto; se il libro è un libro vero, di quelli dove chi ha vissuto con spirito umano racconta la sua verità con parole semplici, o di quelli che contengono la saggezza di popoli antichi, apritelo a caso, ogni singola mattina della vostra bella gioventù e poi per tutta la vostra bella vita, e leggete al massimo dodici righe di quelle che vi capiteranno sotto agli occhi. È un delizioso e proficuo modo di iniziare la giornata, e non dimenticate che accanto all’intelligenza dello studio vi è sempre l’intelligenza dell’anima.

Non abbiate mai troppa paura dei vostri errori, che sono errori di tutti, perché è dalle cadute che si riparte per la grandezza; non vi vergognate di piangere, perché, come disse una volta il grande pilota automobilistico Ayrton Senna, le lacrime sono la benzina dell’anima. Ricordate che un solo gesto nobile riscatta più di uno sbaglio. Non sentitevi mai migliori di altri, perché in tutti noi vi è sempre posto per le grandi idee. Siate ben disposti verso il prossimo, negli affetti famigliari, nello studio, nel lavoro, nella vostra vita sentimentale, perché se rimarrete troppo concentrati su voi stessi la strada giusta rimarrà incerta. La felicità non sta tanto nel possedere la cosa amata, ma nell’amare quanto è degno di amore.

Che il Creato ci protegga!

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