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Bologna, ecco la «rage room» anti rabbia dedicata ai bambini

di Daniela Corneo

Lo spazio si apre per la prima volta ai minori in età compresa tra i 5 e i 9 anni.-

C’è un intramontabile classico della letteratura per l’infanzia, Che rabbia! di Mireille Allancé, in cui il piccolo Roberto, dopo una giornata in cui è andato tutto storto, si chiude nella sua cameretta e, faccia a faccia con questo mostro rosso più grande di lui, inizia a rompere i suoi giocattoli, persino quelli preferiti. Poi: la quiete dopo la tempesta e la pace con il papà. Segno che la rabbia, anche nei più piccoli, va attraversata fino in fondo, per metterla a tacere.

Progetto importato dagli Usa

Ed ecco che Sissi e Sonia, che nell’autunno del 2018, prendendo spunto dagli Stati Uniti, hanno aperto a San Lazzaro la prima «rage room» bolognese, la stanza della rabbia, per far sfogare gli adulti che hanno nodi da sciogliere e frustrazioni da sfogare (senza nuocere a nessuno) a colpi di bastone, hanno deciso di aprire la stessa stanza a bimbi tra i 5 e i 9 anni. Certo cambiano arredi e oggetti da rompere, a terra ci sono tappetoni morbidi, e ci si può sfogare su peluche, palloncini pieni di vernice, riviste e libri vecchi, scatoloni, bottiglie di plastica. Tutto è più soft, ovviamente. Ma il principio è lo stesso: fare qualcosa di «proibito», ma in un ambiente protetto.

Le ideatrici: «Abbiamo consultato degli psicoterapeuti»

«Abbiamo consultato degli psicoterapeuti — spiega Sissi — e abbiamo deciso di aprire la rage room anche ai più piccoli, perché la rabbia fa parte dell’essere umano, fin dalla più tenera età». Questo è un dato di fatto. Ed ecco che Sissi e Sonia, una volta sentiti gli esperti, hanno deciso di debuttare anche con la stanza della rabbia in versione «baby». I bambini più piccoli possono entrare anche con i genitori o a gruppetti di tre, «perché questo possa diventare anche un momento giocoso». I più grandi, invece, possono sfogarsi anche in solitudine. La stanza della rabbia per i bambini è aperta nemmeno da una settimana e ha già avuto piccoli visitatori, tutti attorno ai 9 anni. «I bambini — spiega Sissi — hanno capito perfettamente come funziona e non avendo nessuno che li disturba si sono dati da fare in fretta. La prima volta che abbiamo detto loro che potevano urlare liberamente erano un po’ spaesati, ma già dalla seconda volta si sono lasciati andare. Qualcuno è entrato con un paio di amici, qualcuno da solo».

Il prossimo step

La camera allestita in versione bambino, spiegano le due socie, «dà un senso di sicurezza ed è piena di colori e oggetti. I bambini si sentono a proprio agio». E non è escluso che Sissi e Sonia aprano presto alla collaborazione con soggetti che lavorano sull’infanzia e su eventuali disagi dei più piccoli. Una zona franca dove i bambini possano buttar fuori quello che non riescono a esprimere altrimenti. «Adesso dobbiamo lavorare anche sulla fascia dei ragazzi più grandi — spiegano le due imprenditrici — perché abbiamo avuto davvero molte richieste per gli adolescenti. Quando avremo risolto la questione assicurativa per i ragazzini più grandi, potremo partire anche per quella fascia d’età».

da www.corriere.it
@Riproduzione Riservata del 07 giugno 2019

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