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Arte e fede. A Jesolo il presepe di sabbia che unisce Assisi a Betlemme

di Lucia Bellaspiga, inviata a Jesolo (Venezia)
da www.avvenire.it
@Riproduzione Riservata del 18 dicembre 2023

“Sulle orme di Francesco” è il tema scelto a otto secoli da Greccio per la “Sand Nativity” che dal 2002 prende vita ogni anno nella città adriatica. All’opera scultori di vari Paesi.-

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La Sacra famiglia nel presepe “Jesolo sand nativity”

Sembrano marmo indistruttibile, invece sono sabbia: 1.500 tonnellate di impalpabile sabbia del litorale adriatico, depositate a novembre in piazza Brescia dalle ruspe. Piramidi informi che quattordici artisti tra i migliori al mondo hanno prima bagnato e compattato, poi trasformato nel più geniale dei presepi di sabbia, l’ormai tradizionale “Jesolo Sand Nativity”, che dal 2002 richiama ogni anno in media 130mila visitatori. Sulle orme di Francesco d’Assisi è il tema scelto quest’anno per le dodici imponenti sculture che conducono al mistero della Natività di Gesù, celebrando così gli 800 anni dal primo presepe ideato da san Francesco a Greccio nel 1223. Gli artisti selezionati – da Canada, Russia, Ucraina, Italia, Belgio, Olanda, Portogallo e Repubblica Ceca – prima hanno sgrossato con le pale i cubi di sabbia indurita sottraendo le parti “di troppo” rispetto alle figure da creare, poi via via hanno modellato l’opera con spatole, pennelli e cannucce, cesellando ogni dettaglio, dai panneggi degli abiti, alle architetture, ai paesaggi. Letteralmente si animano gli episodi più noti della vita del santo, dalla rinuncia ai beni paterni del giovane Francesco che si denuda davanti al vescovo, all’incontro con il lupo, dalla preghiera davanti al crocifisso di San Damiano, al pianto di santa Chiara per la sua morte.

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Francesco con il lupo

Opere che stupiscono per il contrasto tra la monumentalità e l’intrinseca fragilità del materiale, che sfida la gravità senza una goccia di collante. Merito della struttura di questa sabbia particolarissima e di ciò che avvenne 25 milioni di anni fa, quando per gli sconvolgimenti della Terra i fondali marini emersero dalle acque, poi con il passare delle ere geologiche si compattarono sotto il loro stesso peso e divennero le Dolomiti. Nei millenni la dolomìa si sgretolò in ghiaia e i fiumi la trasportarono verso il mare trasformandola in granelli estremamente piccoli e aguzzi, adatti ad incastrarsi come in un gigantesco puzzle: un milione e mezzo di chili di sabbia che resisterà indenne fino al 4 febbraio, quando le ruspe spianeranno i capolavori. È su questo materiale che lo scultore portoghese del “Bacio al lebbroso”, Pedro Mira, ha saputo imprimere l’introspezione psicologica, con i due volti che emanano la toccante sofferenza del malato e la tenerezza dell’abbraccio. Allo stesso modo l’autrice olandese Susanne Ruseler, scolpendo vicini il viso di Francesco e il muso del lupo ammansito, rende tutta l’emotività del celebre episodio e la compartecipazione della natura: «Sono i dettagli ad incantare il pubblico – spiega dal punto di vista tecnico Elena Lana, coordinatrice del cantiere –, ad esempio il pelo del lupo, reso “soffice” usando una dose maggiore di acqua, e le dita del santo che vi affondano. O il trucco di lasciare un grumo di sabbia nelle pupille dei vari personaggi per rendere vivi gli sguardi». Particolarmente scenografico è l’incontro con il sultano al-Malik al-Kamil nel 1219, opera dell’artista russo Dmitry Klimenko: un dialogo tra il coraggio di Francesco, che in piedi nel suo saio grezzo gli propone la pace, e la saggezza del “nemico”, seduto tra cuscini e stoffe damascate.

Per la “Spogliazione davanti al vescovo e la rinuncia alle ricchezze”, l’altro scultore russo Ilya Filimontsev si è ispirato a un quadro del barocco spagnolo: sotto un cielo di nuvole e angeli, miracolo di equilibrismo, il vescovo copre con il suo manto il nudo Francesco, segno di accoglienza da parte della Chiesa, mentre il padre, Pietro Bernardone, distoglie con disprezzo lo sguardo dal figlio. Colpisce anche la magnificenza della “Approvazione della Regola francescana”, ispirata all’artista britannico Baldrick Buckle da un quadro 700esco conservato a Palazzo Barberini a Roma: il grande blocco di sabbia immortala un Francesco inginocchiato ai piedi di papa Onorio III, con i tre nodi alla cinta che ricordano le tre regole di vita francescana, mentre i frati intorno attendono tra ansia e speranza.

Il messaggio di pace esplode infine nella grande Natività di Gesù, lavorata fianco a fianco da uno scultore russo, uno ucraino e uno ceco (Vadim Gryadov, Wiaczeslaw Borecki e Radovan Zivny): «Giocando sul bassorilievo, gli artisti riproducono persino l’ombra dei Magi – fa notare Elena Lana –, mentre la microscopica carovana di cammelli incisa sullo sfondo crea il gioco prospettico di paesaggi lontani». A impreziosire l’edizione 2023 c’è poi all’esterno “Il Grido”, una mano alta 4 metri realizzata dall’artista veneto Marco Martalar con i rami di abete rosso e gli sfridi di faggio abbattuti dalla tempesta Vaia nel 2018: «Una mano protesa verso l’alto che incarna il grido dei boschi – spiega il sindaco di Jesolo, Christofer De Zotti –, esattamente come le foreste abbattute sono già protese a proseguire il ciclo naturale dell’esistenza». Altri 20 quintali della sabbia adriatica quest’anno sono partiti a bordo di Tir anche alla volta di Assisi, dove gli stessi artisti hanno scolpito una seconda Natività sulla piazza della Basilica Inferiore, in collaborazione con i frati del Sacro Convento di San Francesco e in sintonia con i valori francescani della pace, dell’accoglienza e della natura. «In questo anniversario speciale del presepe di Greccio con cui Francesco 800 anni fa ha celebrato la follia e l’umiltà del Dio fatto uomo, l’arrivo degli artisti di Jesolo ci ha catapultati nella preparazione del Natale del Signore», ha dichiarato fra’ Marco Moroni, custode del Sacro Convento di Assisi. «La meraviglia delle sculture di sabbia», che ritraggono realisticamente la stessa Basilica e pongono il Bambino in braccio a san Francesco sotto gli occhi divertiti di san Giuseppe e della Madonna, «rinvia alla meraviglia di fronte alla scelta del gran Re, come lo chiamava Francesco, di essere l’ultimo per salvare tutti», conclude fra’ Moroni.

“Jesolo Sand Nativity” è un investimento importante, «ci costa 200mila euro», spiega il sindaco De Zotti, eppure non è un’operazione in perdita, «perché la spesa rientra abbondantemente sotto forma di visibilità turistica e di solidarietà, i nostri due obiettivi: grazie all’offerta libera lasciata dal pubblico ad oggi 900mila euro sono stati interamente devoluti in progetti umanitari in Italia e nel mondo». Inoltre i presepi di sabbia veicolano ogni anno il messaggio della Natività legato all’attualità: «La figura di Francesco in particolare porta con sé il tema dell’ambiente e dell’incontro: con il sultano, con il lupo, con il lebbroso…». E proprio il tema dell’incontro a partire da san Francesco è stato elaborato anche dagli studenti delle scuole di Jesolo (appartenenti a più religioni) attraverso pagine scritte, disegni, lettere aperte rivolte ad autorità locali e internazionali. Nelle mani di fra’ Marco Moroni hanno consegnato la sintesi del loro lungo lavoro, una pergamena destinata a papa Francesco: «Noi siamo come i granelli di sabbia: solo vicini, uniti e solidali potremo diventare una meravigliosa opera d’arte. Questo è il nostro augurio. Questa è la nostra speranza».

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