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ANCHE COL DIVORZIO BREVE SI È GENITORI PER SEMPRE

di Costantina Marzotto,  (psicologa e mediatrice familiare, Servizio di psicologia clinica: persona, coppia, famiglia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano)

da www.famigliacristiana.it
@Riproduzione Riservata del 02 marzo 2023

E' una riforma che nasce dalla richiesta dell’Europa di ridurre del 40% le tempistiche previste per la giustizia civile. La nuova normativa sembra ricordare alle mamme e ai papà che si è genitori da sempre e per sempre. Non sarà semplice entrare in questa nuova logica e in caso di conflitti la gestione può essere facilitata dalla presenza del mediatore familiare (C. Marzotto).-

Dal 1 marzo 2023 è stato adottato un rito unico per separazione e divorzio. La questione è assai complessa: effettivamente in una sola giornata ottenere la separazione e il divorzio dal marito o dalla moglie con cui ci si è sposati o si è convissuto per poco o tanto tempo, e si sono messi al mondo dei figli, è un rito “accelerato” rispetto ai tempi dell’elaborazione dell’evento separativo, dal punto di vista emotivo e pratico! Però è anche vero che questo rito unico dovrebbe “tagliare i tempi e rendere più facile la vita delle persone coinvolte in questi procedimenti”, sia i genitori, che gli avvocati e i magistrati.

La novità risiede anche nel fatto che in questa nuova procedura i genitori o gli ex coniugi - in caso di coppie che non abbiano generato della prole - dovranno impegnarsi “preventivamente” nella redazione di “dedizioni scritte”, ovvero dovranno con estrema trasparenza dichiarare le entrate e le uscite personali e il progetto educativo nei confronti dei figli, dimostrando entrambi di conoscere l’organizzazione della vita settimanale dei ragazzi o dei bambini che resteranno per sempre legati a loro, pur abitando in due case e con tempi di frequentazione a volte molto diversificati.

Questo è un obiettivo assai prezioso: nel mio lavoro di mediazione familiare incontro a volte genitori molto sbilanciati sulle informazioni relative alla vita quotidiana dei figli e il percorso dei dieci incontri congiunti mira a favorire un nuovo equilibrio educativo/genitoriale. La nuova normativa sembra chiamare all’opera i due genitori in modo precoce, ricordando loro che si è genitori da sempre e per sempre. Il lavoro preliminare di illustrazione delle rispettive posizioni potrebbe essere utile soprattutto se papà e mamma fossero aiutati ad accedere ai bisogni/interessi sottostanti (propri e dei figli), condizione preliminare per qualsiasi negoziazione.

Occupandomi da molti anni di accordi parentali a seguito della fine della convivenza tra genitori, ho constatato che in tutta l’Europa la fine del patto di coppia avviene in un unico rito, ovvero nel momento del divorzio. La nostra organizzazione italiana che separava il momento della separazione da quello del divorzio era un’eccezione, forse in vista di una riconciliazione che si sperava avvenisse nei mesi tra la prima e la seconda tappa o per permettere ai partner un’elaborazione del lutto e una sperimentazione della nuova organizzazione della vita familiare più graduale! Alcune coppie hanno effettivamente utilizzato questo tempo per riconciliarsi, ma chi desidera ritornare insieme lo può fare anche dopo la sentenza di divorzio: i ministri del matrimonio e dello “smatrimonio” sono sempre i membri della coppia (accompagnati dalla comunità sociale, ma con una funzione ancellare!)

Fortunatamente constatiamo che le “separazioni giudiziali” sono sempre meno rispetto a quelli consensuali (due terzi delle separazioni!) e che la gestione del conflitto in questa transizione familiare complessa è gestibile e facilitato ad esempio dalla presenza del mediatore familiare, un terzo equi-prossimo ed equi-distante che favorisce la costruzione di accordi condivisi, praticabili e buoni per tutti gli attori sulla scena, appartenenti a più generazioni. 

Un cambiamento radicale sarà soprattutto la nascita di un nuovo tribunale per i minorenni e le famiglie, un organismo ad hoc con sezioni distrettuali (presso le Corti d'appello), e circondariali (presso i Tribunali ordinari) che concentrerà le competenze e le risorse per accompagnare le transizioni legate al corpo familiare.

Molto più critica è la questione relativa all’ascolto obbligatorio del minore (anche con il contribuito di professionisti dell’infanzia, psicologi o neuropsichiatri), che il giudice ritiene in grado di fornire risposte sensate. Parlare di quello che succede in famiglia e del conflitto tra padre e madre è una questione molto delicata e come sappiamo dal nostro lavoro nei Gruppi di Parola per figli di coppie separate, i figli temono di ferire i genitori, di essere responsabili della separazione e solo in un contesto confidenziale, si autorizzano a prendere parola. Coinvolgerli in un procedimento riguardante “i grandi” sarebbe a mio parere estremamente rischioso e potrebbe portare a gesti autolesionisti nei minorenni.

Non so darmi spiegazioni del perché di questo anticipo di quattro mesi, se non per un motivo pratico/economico/finanziario: senza questa riforma non ci sarebbero arrivati i soldi dall’Europa che ci ha chiesto di ridurre del 40% le tempistiche previste per la giustizia civile … Non sarà semplice per i genitori entrare in questa nuova logica di dedicare energie e tempo per prepararsi all’udienza senza delegare altri, ma come sappiamo la decisione di separarsi prende almeno due anni di tempo nel cuore dell’iniziatore e richiederà ai genitori – opportunamente accompagnati da professionisti preparati, di farsi carico della comunicazione e dell’accompagnamento dei figli, dei nonni e di tutte le persone coinvolte nella riorganizzazione dei “legami familiari intergenerazionali”, che sono “eterni”.

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