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Accoglienza. Con la Casa della carità Firenze accanto ai fragili

di Riccardo Bigi
Inaugurato l’ultimo lotto dell’opera-segno frutto del Convegno ecclesiale nazionale. Dopo il condomino solidale, ecco un polo anziani, la mensa dei poveri, un centro per i migranti.-
Un nuovo umanesimo fondato sul Vangelo, capace di unire bellezza e carità, verità e misericordia. Di questo si era parlato al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze nel 2015. In quell’occasione era stato presentato il progetto della Casa della carità nel capoluogo toscano in cui tutto questo diventasse visibile, un segno concreto di che cosa significa l’attenzione all’uomo, soprattutto nelle sue fragilità, nella sua povertà. Con l’inaugurazione, ieri, dell’ultimo lotto dei lavori, il progetto è adesso realtà. Al “condominio solidale” che ospita appartamenti per anziani o famiglie, si aggiungono un centro diurno per anziani, una mensa di quartiere per i poveri, un centro per minori, un centro per i richiedenti asilo entrati nel sistema Sprar, una cucina che preparerà oltre 300 pasti al giorno. Affacciata sul piazzale centrale, una cappella.
«Abbiamo bambini, anziani, famiglie, migranti – sottolinea il Presidente della Fondazione Caritas di Firenze, Vincenzo Lucchetti –. Adesso dobbiamo fare in modo che le persone si integrino tra di loro, per completare il concetto di casa comune». L’inaugurazione è stata un momento di festa che ha visto insieme tutte le istituzioni che hanno condiviso questa scommessa: l’arcidiocesi di Firenze, che ne propose l’idea, la Cei e la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, che l’hanno sostenuta condividendo la spesa. Ma anche il Comune di Firenze e la Regione Toscana, che hanno seguito l’iter dei lavori, e la Caritas che ne cura la gestione. Senza dimenticare realtà locali come la Fratellanza Popolare di Peretola, che gestirà il centro per gli anziani, o le suore che costituiscono l’anima di questa comunità. Perché la Casa della carità è essenzialmente un luogo di incontri, come ha sottolineato il cardinale arcivescovo Giuseppe Betori.
«Incontro tra le istituzioni che hanno lavorato insieme per creare qualcosa di significativo. Incontro della Chiesa con i poveri, i fragili, tutti coloro che hanno bisogno di un sostegno. Incontro di tante persone: i bambini, gli anziani, i richiedenti asilo. Siamo in una società parcellizzata, individualista, chiusa in sa stessa. La Casa della carità è anche un segnale a tutta la società, un messaggio politico nel senso alto, nobile della parola, per costruire una società più fraterna e condivisa. Non solo sanare ferite, ma anche dare una profezia di futuro». All’inaugurazione è intervenuto don Ivan Maffeis, sottosegretario della Cei.
«Oggi diventa ancora più significativa e dirompente la solidarietà corale che qui si esprime nella Casa della carità. Casa dice famiglia, dice comunità, è spazio di relazioni, di aiuto, sostegno e reciprocità; casa è capitale sociale. Casa è cultura, testimonianza che è possibile, e fecondo, avvicinare l’altro».
Il sindaco di Firenze Dario Nardella ha richiamato il ruolo che la Chiesa e il volontariato cattolico possono avere per affrontare uno dei grandi mali del nostro tempo, la solitudine e la mancanza di relazioni. La Vice Presidente di Fondazione Cr Firenze, Donatella Carmi, ha espresso la soddisfazione per aver partecipato all’opera.
da www.avvenire.it
@Riproduzione Riservata del 30 marzo 2019

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