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UNA CENA IN FAMIGLIA PER TORNARE A EDUCARE

di Don Antonio Mazzi

Questa volta le botte, i cazzotti sul muso, le urla e i combattimenti a mo’ di pugilato, sono avvenuti nelle vie centrali di Piacenza. Fino a ieri spettacoli simili accadevano lontano dagli occhi indiscreti della gente e, soprattutto, di nascosto dalle forze dell’ordine.
Invece, all’improvviso e senza motivi particolari, da alcuni sabati il fattaccio si è trasformato in spettacolo pubblico, quasi fosse un campionato fuorilegge. I protagonisti sono ragazzi tra i 14 e i 20 anni. Capire come arrivino fin lì e come si scelgano sarà compito dei carabinieri.
Resta il fatto che, ad un certo orario due ragazzi, anzi uno più uno, giungono e con un terzo, presente quasi arbitro mimetizzato, iniziano una rissa stile “fight club”. Pochi minuti di grandi botte e poi tutto scompare allo stesso modo della comparsa. L’appuntamento è fissato sul Web.
Durante lo “spettacolo” il pubblico, quasi tutto giovanile, urla e incita pazzamente come fosse attorno ad un ring. Ho scritto sopra: non due ma uno più uno perché, secondo alcuni osservatori, il secondo o è la vittima, o uno pagato per prenderle o uno trascinato fin lì per fare spettacolo.
Di tutto questo non esistono denunce, pare anzi che questo fatto, quasi animalesco, venga scambiato (a mo’ di arene romane) per divertimento o per scommessa. Non si tratta quindi di omertà o vendetta ma di una delle tante scene viste in televisione e replicate in piazza.
Non voglio arrivare alle solite frasi tragiche e alle definizioni sgangherate sui nostri adolescenti. Vorrei, però, tornare ai tavoli di casa nostra. Vogliamo riproporre la cena con tutti in casa? Non si tratta di minestroni e polenta ma di ribadire che la cena è un momento strategico della vita familiare.
È ritrovarsi attorno a un tavolo per parlare di quanto è successo durante il giorno e, tra i sapori e gli odori dei piatti tipici italiani, mangiare, sorridere ed educare. Forse vi meraviglia il verbo educare perché cena ed educazione sembrano cose molto lontane.
Eppure due parole dette con calma, con la televisione spenta, possono diventare microlezioni di convivenza. Ritroviamo la calma, ripeschiamo il tempo dell’ascolto dei nostri figli e i fatti che accadono attorno a noi, nella vita di tutti i giorni, usiamoli per impostare discussioni e riflessioni. La nostra società è caduta troppo in basso e nessuno deve chiamarsi fuori dalle cose incivili e animalesche che subiamo sia noi che i nostri figli.

da www.exodus.it

@Riproduzione Riservata del 06 novembre 2018

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