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«SOLO IN FAMIGLIA SI IMPARA IL “DIALETTO DELL’AMORE”»

Redazione Internet

Papa Francesco dopo il Regina Coeli della mattina si è recato in visita a Tor de’ Schiavi, alla periferia di Roma, dove ha insistito sul tema della famiglia come nocciolo dell’amore e dei “nonni” come tesoro prezioso per la Chiesa e per la società. Al termine ha inaugurato la “Casa della Gioia”, una nuova casa famiglia per ragazzi disabili.-

Una festosa e calorosa accoglienza, quella riservata al Papa. Oggi pomeriggio Francesco ha visitato la parrocchia romana del SS. Sacramento a Tor de' Schiavi, alla periferia di Roma. Il primo momento è stato l’incontro con i genitori, gli educatori e i ragazzi del catechismo e dell'oratorio nel cortile della chiesa. Il secondo l'abbraccio ai malati e agli anziani, con la benedizione della "Casa della gioia", il nuovo centro di accoglienza per disabili.
Il Papa è tornato a parlare dell’importanza dei nonni, quelle persone anziane che per i modelli culturali attuali sono messe nella “lista degli scarti”, ma che invece secondo il Pontefice sono un tesoro tanto per la Chiesa quanto per la società.
Ne aveva parlato anche al Regina Coeli questa mattina: «Siamo chiamati», aveva detto, «a custodire gli anziani come un tesoro prezioso e con amore, anche se creano problemi economici e disagi. Ecco perché ai malati, anche se nell’ultimo stadio, dobbiamo dare tutta l’assistenza possibile. Ecco perché i nascituri vanno sempre accolti; ecco perché, in definitiva, la vita va sempre tutelata e amata dal concepimento al suo naturale tramonto».
Francesco ha poi introdotto il tema del “dialetto dell’amore”: «Saper rispondere», ha detto Francesco, «saper giocare, saper parlare, saper perdere il tempo con i figli: questo è il dialetto dell’amore, che fa trasmettere tutti i valori e la fede. Per favore, lavorate per questo. Il nocciolo dell’amore è la famiglia. Quello che non si impara nella famiglia difficilmente si imparerà fuori».
È solo in casa, è solo in famiglia che si impara il dialetto dell’amore, l’unica lingua capace di costruire legami solidi, la miglior “vitamina” per far crescere i figli forti e sani.
Uno stile di rapporti che vale anche per la parrocchia: «C’è una virtù che tutti i preti devono avere», ha detto ancora il Papa, «come pure i vescovi e i Papi: la vicinanza. "Ah… questo lo dicono gli psicologi ...". No, lo ha detto Dio Padre quando ha voluto che il Suo Figlio si facesse vicino a noi. Gesù è Dio vicino a noi. E noi che siamo gli apostoli di Gesù, dobbiamo andare per quella strada: la vicinanza. Non si predica il Vangelo con parole, con argomenti. No, non si predica così. Si predica con vicinanza, con testimonianze, con coerenze. E questo voi dovete chiederlo ai pastori: a me, ai vescovi e ai preti. Coerenza. Testimonianza.
Il Santo Padre è tornato anche sul tema del proselitismo: «La Chiesa cresce, non per proselitismo ma per attrazione, l’attrazione della testimonianza. Noi non siamo una squadra di calcio, un club che va a cercare aderenti. Noi siamo discepoli di Gesù, che cerchiamo di fare le cose che il Vangelo ci dice. E questo sempre fa scaturire la gioia. E loro vedono la gioia e dicono: “Perché sono così gioiosi?” Questo succedeva nei primi tempi della Chiesa. Appena nata la Chiesa, dopo che è venuto lo Spirito Santo, la gente li guardava e diceva: "Ma guarda, come sono felici! E come si vogliono bene tra loro!». Perché era gente la cui gioia attirava gli altri. Non si può vivere il Vangelo senza gioia: è condizione per vivere il Vangelo, la gioia.
Poi, accompagnato dal cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila e presidente di Caritas Internationalis e dal parroco don Maurizio Mirilli, il Papa ha visitato e benedetto i locali della “Casa della gioia”, dove da oggi abiteranno sette ragazzi con disabilità insieme a due religiose e ad una laica.
da www.famigliacristiana.it
@Riproduzione Riservata del 06 maggio 2018

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