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Senz’auto è meglio: storie di famiglie che hanno deciso di vivere senza

NUOVI STILI DI VITA
di Claudia Balbi

A Bologna si è tenuto il primo raduno nazionale. Tante le proposte (dal condominio per ciclisti urbani alle rastrelliere rosa), i pregiudizi («è ancora un tabù») e le testimonianze («i parenti pensandomi in difficoltà hanno provato a regalarmi una macchina»).-

BOLOGNA - Un cohousing per ciclisti urbani, spazi rosa tra le rastrelliere per mamme con figli, percorsi turistici ad hoc per persone senz’auto. Al primo raduno nazionale di famiglie senz’auto che si è svolto il 9 giugno alla Velostazione Dynamo di Bologna l’immaginazione pedala veloce. Una quarantina gli iscritti, tanti i bambini e le famiglie ma anche i single e i curiosi circondati da una concentrazione di bici e cargo bike (bici con cassone anteriore porta bimbi) tipica dei paesi del nord Europa che si sono dati appuntamento sotto le Due Torri. In platea anche famiglie che vorrebbero affacciarsi a una scelta ancora oggi vista con timore e riguardo alla quale esistono molti pregiudizi.

Il gruppo

Il primo incontro tra persone che hanno scelto di disfarsi dell’automobile è stato organizzato da Dynamo e Linda Maggiori, fondatrice nel 2015 della pagina Facebook «Famiglie senz’auto». «Siamo una famiglia senz’auto da 7 anni da quando la nostra auto in seguito a un incidente stradale è andata distrutta. Da allora, anche in seguito al trauma, abbiamo provato a farne a meno e abbiamo visto che ce la facevamo — racconta Maggiori — Ci mancava era avere una rete di persone che avessero la nostra esperienza anche per superare i pregiudizi così è nato il gruppo». Il raduno ha fatto da collante sociale online fino all’incontro fisico di oggi al quale hanno preso parte persone da tutta Italia.

La giornata inizia con una presentazione e confronto tra i partecipanti c’è Paolo Bonavoglia, 61 anni arrivato da Venezia in treno con la sua bicicletta: «Lì la macchina non serve ma anche quando vivevo a Roma usavo solo la bici. Così da 40 anni non tocco una macchina, ho lasciato scadere la patente senza rimpianti». «Vengo da un paesino vicino a Faenza — interviene Fabrizio Naldoni 33 anni — da due anni vivo senz’auto ma mi sono accorto che qui una scelta come questa è ancora un tabù». Poi interviene Remo Fasolato, che di anni ne ha 71 e racconta che a luglio partirà per andare a trovare sua figlia a Berlino in un viaggio rigorosamente senz’auto: «Arriverò in treno fino a Innsbruck per il resto tutto in bici».

Proposte

Molte persone condividono i propri progetti. È il caso di quella di Guido Tondelli, 48 anni, che da 5 anni vive senza auto in un paese alle porte di Bologna: «La prima motivazione è stata ecologica, ma anche quella economica ha pesato e infine è arrivata quella sociale perché andare in bici mi ha permesso di conoscere persone con le quali organizziamo serate al cinema o per le cene». Proprio dall’incontro con queste persone è nata l’idea di costruire in Italia un «Farad Loft», un condominio per ciclisti urbani. «Un condominio che esiste già a Berlino, alto 5 piani, senza parcheggi per auto con rampe interne per portare la bici e parcheggiarla nel pianerottolo al proprio piano. I benefici sarebbero liberare gli spazi comuni dei condomini oggi tutti occupati dalle auto e spesso al centro di litigi e ansie di non trovare il parcheggio». Un progetto che presto l’associazione di ciclisti di Calderara porterà anche a Palazzo D’accursio: «Stiamo valutando quali terreni sono disponibili in città».

Pregiudizi

Tra i momenti del raduno alcuni partecipanti si sono soffermati sui pregiudizi che hanno dovuto affrontare per via della loro scelta di vita. I timori principali delle mamme, li racconta Alessandra D’Amico, 42 anni, mamma di due bimbi che vivono in una famiglia senz’auto a Bologna: «Quando uso la bici soprattutto con il piccolo di 1 anno mi chiedono se non penso che andando in giro con la bici ci sia la possibilità che prenda malattie e soffra il freddo. Rispondo che è una questione di organizzazione: basta coprirli, mettergli una scarpa più pesante e poi è provato che i bambini più stanno fuori meno si ammalano». Certo qualche preoccupazione da quando ha deciso di non utilizzare più l’automobile l’hanno avuta anche i suoi parenti: «Inizialmente non concepivano che potessi vivere senza macchina quindi hanno provato a regalarmele. Poi hanno capito che non mi sono complicata la vita ma anzi facilitata, non tornerei mai indietro». In questi anni di vita senza macchina D’Amico ha elaborato anche alcune proposte per facilitare maggiormente la vita alle mamme cicliste che propone durante il raduno: «Quando hai un bambino nel seggiolino e devi parcheggiare la bici diventa più difficile perché hai bisogno di un posto sicuro, di spazio per evitare di farlo cadere. Se avessimo rastrelliere dedicate alle famiglie sarebbe più semplice, trovi spazio e sei tranquilla con i bambini che non cadano. Basterebbe dipingerle di rosa sarebbe una facilitazione».

da www.corriere.it
@Riproduzione Riservata del 09 giungo 2018
 

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