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Il segno. Papa Francesco nomina vescovi due parroci (giovani)

di Roberto Maccioni

Si tratta di don Roberto Farinella e di don Francesco Massara che guideranno rispettivamente la diocesi piemontese di Biella e quella marchigiana di Camerino-San Severino Marche. Hanno 50 e 53 anni.-

Due parroci nominati vescovi. Nel segno della ricerca di pastori “con l’odore delle pecore” il Papa ha ancora una volta puntato su sacerdoti pienamente calati nella realtà quotidiana della loro gente. Si tratta di dono Roberto Farinella e di don Francesco Massara scelti rispettivamente come vescovi di Biella e di Camerino-San Severino Marche.

Farinella, da Ivrea a Biella. Subentra a Mana

Farinella, come detto, guiderà la diocesi di piemontese di Biella, ruolo in cui subentrerà a monsignor Gabriele Mana che lascia per raggiunti limiti di età. Il vescovo eletto è nato a Castellamonte, provincia di Torino ma diocesi di Ivrea, il 24 maggio 1968. Ordinato sacerdote il 24 settembre 1994 è stato responsabile del Centro diocesano vocazioni e del Servizio diocesano di pastorale giovanile; vicerettore del Seminario diocesano dal 1996 al 1997; amministratore parrocchiale della comunità San Giovanni Battista a Castellamonte dal 1997 al 2001; difensore del vincolo e poi giudice (1999 - 2015) presso il Tribunale ecclesiastico regionale piemontese; rettore del Seminario diocesano di Ivrea dal 2001 al 2018 mentre dal 2014 è parroco della Cattedrale di Ivrea e vicario episcopale per la vita consacrata. Da quest’anno inoltre svolge l’incarico di cancelliere vescovile.
Nel primo messaggio inviato alla sua nuova diocesi, Farinella scrive. «Accogliendo questa chiamata così grande e sproporzionata per le mie povere forze umane, dono davvero inaspettato e frutto di una grazia speciale del Signore, conferitami per la benevola volontà di sua santità papa Francesco, mi affido all’amore di Dio ed esprimo al Santo Padre la mia filiale obbedienza. Mi affida da subito – aggiunge il vescovo eletto di Biella – totalmente alla Madonna di Oropa, “Totus tuus Maria”, Madre tanto amata e venerata da voi e anche dalla diocesi di Ivrea da cui provengo».

Massara dalla Calabria nelle Marche. Succede a Brugnaro

È invece il calabrese don Francesco Massara il nuovo arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, realtà molto colpita dal sisma di due anni fa. Nell’incarico subentra a monsignor Francesco Giovanni Brugnaro, dimissionario per limiti di età
Nato a Tropea, in provincia di Vibo Valentia il 1° luglio 1965, Massara ha intrapreso gli studi universitari di Filosofia presso La Sapienza di Roma e quelli di Biblioteconomia ed Archivistica presso l’Archivio segreto vaticano. Nel 1988 è entrato nel Pontificio Seminario Romano Maggiore come alunno della sua diocesi natia ed ha frequentato la Pontificia Università Lateranense, dove ha conseguito il baccellierato in Teologia (1992) e la licenza in Dogmatica (1994). Ordinato presbitero il 17 aprile 1993, incardinandosi nel clero di Mileto-Nicotera-Tropea, è stato direttore del Centro diocesano vocazioni dal 1995 al 1998; parroco della parrocchia di San Nicola Vescovo a Vazzano (VV) dal 1996 al 2004; fondatore e responsabile delle cooperative di lavoro diocesane dal 1997 al 2003; responsabile dell’Ufficio amministrativo diocesano dal 1999 al 2003; revisore dei Conti IDSC dal 2001 al 2004; economo generale del Pontificio Seminario Romano Maggiore e segretario del Consiglio di amministrazione dell’Associazione missionari imperiali dal 2006 al 2017. Dal febbraio 2017 è parroco di San Pantaleone Martire a Limbadi comunità che festeggia il suo patrono proprio il 27 luglio.
All’insegna della gioia che si esprime in punta di piedi il primo messaggio di Massara alla nuova diocesi. «Chiedo – scrive – il permesso di entrare per la prima volta, con fiducia e trepidazione, nelle vostre vite, con delicatezza, e nella vostra comunità. Chiedo il permesso di portare conforto alle genti colpite dal terremoto e - ancora - ai giovani di poter essere loro compagno di strada. Chiedo anche grazie al Signore, al Papa, per il coraggio nell’affidarmi questa responsabilità. Infine - ha concluso - chiedo scusa per la inevitabile debolezza con la quale potrei portare la mia testimonianza. Vi chiedo ancora di essere indulgenti per tutte le volte che servendomi e non servendo il Vangelo, non saprò essere un pastore con l’odore delle pecore».

da www.avvenire.it

@Riproduzione Riservata del 27 luglio 2018

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