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Seggiolini auto antiabbandono, la legge è ferma da quasi un anno e mezzo: ecco perché

di Claudia Voltattorni
da www.corriere.it
@Riproduzione Riservata del 20 settembre 2019

Il testo è stato approvato dal Parlamento il 25 settembre 2018. Dopo un iter burocratico di un anno, giovedì atteso l’ultimo passaggio al Consiglio di Stato. La ministra De Micheli: «Poi sarà operativa».-

25 settembre 2018-26 settembre 2019. Ma per avere la legge operativa potrebbero volerci altri 120 giorni. E si arriva al 2020. Gennaio. Quasi un anno e mezzo. Per una legge voluta da tutti, approvata dalle Camere del Parlamento quasi all’unanimità. Doveva entrare in vigore il primo luglio scorso. È ancora ferma. Dall’inizio di agosto, il testo è al Consiglio di Stato che il 26 settembre dovrebbe dare il parere positivo e quindi il via libero definitivo.

«Subito dopo - promette la neoministra dei Trasporti Paola De Micheli - la norma salva-bebé sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale e sarà operativa». Intanto, due giorni fa, un altro bambino è morto.

Il numero 9 in Italia dal 1998. Dimenticato in auto dal papà vittima di un incredibile black out e rimasto per 5 ore chiuso al caldo. Aveva 2 anni. Il suo seggiolino non ha inviato allarmi. Non li aveva. Così come non li ha la maggior parte dei seggiolini montati sulle automobili in Italia. Perché ancora non sono obbligatori.

Anche se la legge che lo prevede c’è da quasi un anno. È la numero 117 del 2018. Il 25 settembre 2018, il Senato, con 261 sì, dà il via libero definitivo. Il 27 ottobre 2018 entra in vigore. Per diventare operativa però c’è bisogno del decreto attuativo del ministero delle Infrastrutture con tutti i dettagli tecnici. Arriva alla fine del gennaio 2019. Ma deve passare l’esame dell’Europa. Viene inviato al Tris, il sistema di informazione sulle regolamentazioni tecniche della Commissione europea che valuta la compatibilità delle norme nazionali con quelle comunitarie. E lì si blocca di nuovo. Perché le caratteristiche tecniche nel decreto mandato dall’allora ministro Danilo Toninelli sono insufficienti.

«Si parla di un sistema di allarme per i seggiolini - si legge nella relazione -, ma non di quali specifiche tecniche deve avere ciascun sistema, che sia integrato nel seggiolino, nell’auto o indipendente». E ancora: «L’obbligo di collegarlo ad un dispositivo che invii messaggi o chiamate sullo smartphone può non risolvere, visto che l’autista potrebbe non avere un telefono funzionante». Il 22 luglio 2019 il testo viene rimandato indietro. Va corretto. «Non solo - spiega Silvia Bollani di Altroconsumo che da mesi segue la questione -, c’è un problema di diritto alla circolazione e al libero scambio delle merci nell’Unione: i seggiolini europei non possono essere venduti in Italia perché non adeguati alla nostra legge». I tecnici del ministero fanno le correzioni e rimandano tutto al Tris che stavolta, 26 luglio, dà l’ok.

L’ultimo passo è del Consiglio di Stato. Arriverà il 26 settembre. Ci vorranno poi 120 giorni per dare tempo ai produttori di adeguarsi alle nuove regole. Da quel momento scatterà l’obbligo: fino ai 4 anni ogni bambino italiano dovrà viaggiare su un seggiolino antiabbandono, o su un’auto con allarme integrato o con un dispositivo mobile.

Chi non lo ha, rischia multe fino a 326 euro e per i recidivi c’è il ritiro della patente. «In attesa però - consiglia Bollani - resta il buon senso: controllare sempre tutti i sedili prima di chiudere l’auto».

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