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Sarajevo. Il Papa: no a slogan urlati o antagonismi. Serve dialogo

di Riccardo Maccioni

Nel messaggio inviato alla terza Conferenza teologica mondiale il richiamo alla necessità di costruire ponti, non muri. Servono leader che ci facciano scoprire un modo più giusto di vivere insieme.-

«Non serve il rumore dei proclami, che spesso rimangono vani; non occorre l’antagonismo tra chi gioca a fare il più forte. Abbiamo bisogno di una leadership che aiuti a scoprire e vivere un modo più giusto di stare al mondo come partecipi tutti di un destino comune».

Servono ponti, non muri

Nel messaggio inviato alla terza conferenza mondiale di etica teologica in corso a Sarajevo il Papa ribadisce la necessità che, senza rinunciare alla prudenza, sia colto «ogni segnale» sia mobilitata «ogni energia per eliminare nel mondo i muri di divisione e costruire ponti di fraternità». In questo senso la città ospitante ha un alto valore simbolico « per il cammino di riconciliazione e di pacificazione, dopo gli orrori di una guerra recente che tanta sofferenza ha portato alle popolazioni di quella regione». Sarajevo – continua il Pontefice – è città di ponti. Un dato assunto come motivo ispiratore di un convegno che si propone di lavorare «per ricostruire, in un clima di divisioni e di tensioni, cammini nuovi di avvicinamento tra popoli, culture, religioni, visioni della vita, orientamenti politici».

La sfida di fare rete. No a proclami vuoti e antagonismi

Nella sua riflessione, letta in inglese da monsignor Luigi Pezzuto nunzio apostolico in Bosnia ed Erzegovina, Francesco sottolinea anche la centralità della sfida ecologica definendola, alla luce dell’enciclica “Laudato si’”, «orizzonte di comprensione dell’etica ecologica e al tempo stesso dell’etica sociale». Per questo – aggiunge – «il richiamo al tema dei migranti e rifugiati è molto serio e provoca una metanoia che riguarda la riflessione etico-teologica, prima ancora di ispirare atteggiamenti pastorali adeguati e prassi politiche responsabili e consapevoli». Di qui il richiamo al bisogno «di persone e istituzioni che assumano una leadership rinnovata, capace di aiutare a trovare e mettere in pratica un modo più giusto per vivere in questo mondo e condividere un destino comune». Va in tale senso la spinta, l’intuizione «di fare rete tra persone che, nei cinque continenti, con modalità ed espressioni diverse, si dedicano alla riflessione etica in chiave teologica e si sforzano di trovare in essa risorse nuove ed efficaci. Con tali risorse si possono condurre analisi appropriate, ma soprattutto mobilitare energie in ordine ad una prassi compassionevole e attenta al dramma umano per accompagnarlo con cura misericordiosa. Per tessere questa rete, urge prima di tutto tra di voi costruire ponti, condividere percorsi, accelerare avvicinamenti. Non si tratta certo di uniformare i punti di vista, ma piuttosto di cercare con volontà sincera la convergenza negli intenti, nell’apertura dialogica e nel confronto sulle prospettive».

da www.avvenire.it

@Riproduzione Riservata del 27 giugno 2018

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