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Riflessione. La festa dell’Assunta in questo tempo. La nostra fatica e la via di Maria

 La festa dell’Assunta in questo tempo. La nostra fatica e la via di Maria

di Gualtiero Bassetti, cardinale arcivescovo di Perugia - Città della Pieve e presidente della Conferenza episcopale italiana

da www.avvenire.it

@Riproduzione Riservata del 14 agosto 2021

Dal «mistero dell’Assunta», scriveva don Primo Mazzolari, possiamo ottenere una grande «consolazione». Maria, infatti, «è andata avanti e noi la seguiremo. Il suo corpo immacolato è maturato per l’eternità prima di noi. Ma anche noi un giorno, giungeremo a questa glorificazione». La Vergine, dunque, secondo le parole semplici del parroco di Bozzolo, ci indica la strada e ci chiama alla verità della vita. Maria, in questo senso, ci insegna ad alzare lo sguardo verso il Cielo e ad accettare la volontà del Signore con umiltà e gratitudine. Il canto del Magnificat che oggi sentiremo risuonare nelle nostre chiese è la sintesi perfetta di questo atteggiamento di lode e riconoscenza: movimento di redenzione che innesca un’autentica mobilitazione interiore.

Mi viene in mente un dipinto straordinario: l’Assunta di Tiziano. La Vergine sta salendo al Cielo, gli occhi rivolti all’alto, le braccia tese all’Eterno, il volto circonfuso di luce. Sotto di lei gli Apostoli: turbati, radicati a terra in una zona scura, eppure, tutti insieme, protesi verso di Lei, con gesti che sono una richiesta di salvezza. «Noi abbiamo la vivificante certezza che i vostri occhi, i quali hanno pianto sulla terra irrigata dal sangue di Gesù, si volgono ancora verso questo mondo in preda alle guerre, alle persecuzioni, alla oppressione dei giusti e dei deboli», scriveva Papa Pio XII nel 1950 in occasione della proclamazione del Dogma. E allora, come gli Apostoli, proviamo a volgere lo sguardo verso l’alto, portando nei nostri occhi e nelle nostre mani tese le tante fratture di questo tempo e affidandole a Maria, che interceda per noi e le porti al cospetto di Dio.

Vogliamo innanzitutto stringerci attorno a papa Francesco, assicurandogli vicinanza e preghiera. Le sue parole e i suoi gesti ci spronano a vivere e a promuovere sempre la fratellanza, vero antidoto al rancore e all’odio. Non possiamo dimenticare poi quanti hanno perso la vita sul posto di lavoro: l’indignazione per queste morti deve trasformarsi in assunzione di responsabilità perché tutele e sicurezza non siano solo slogan, ma impegni concreti. Un mondo più giusto e più vivibile si costruisce con i mattoni del rispetto e con la malta della cura per ogni essere umano. A partire da coloro che restano gli "invisibili" anche nel mondo di oggi: ovvero gli ammalati, i sofferenti, i disabili, i carcerati, gli anziani, le persone sole e quanti portano addosso segni e conseguenze della pandemia. Il cammino verso la Settimana Sociale dei cattolici italiani di Taranto ci ricorda, inoltre, che tutto è connesso e che le scelte di ciascuno, anche le più piccole, possono dimostrarsi significative. Il cambiamento climatico e i disastri ambientali come gli incendi, nella maggioranza dei casi innescati dalle mani dell’uomo e sospinti dall’incuria, impongono, infine, un cambio di rotta immediato.

Analoga presa di coscienza è richiesta verso le sorelle e i fratelli che continuano a migrare. Nei giorni scorsi abbiamo ricordato i trent’anni dello sbarco di circa ventimila albanesi sulle coste pugliesi a bordo della "Vlora". Eppure, ancora oggi, rimaniamo indifferenti per coloro che perdono la vita nel Mediterraneo. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare restano la bussola per affrontare la sfida delle migrazioni, in Italia e in Europa.

Anche se sono molti i conflitti del mondo contemporaneo, non è questo il tempo delle divisioni e degli scontri di civiltà, ma dell’unione e della pace. La Pira sosteneva, addirittura, che questa è «l’epoca di Maria»: un’epoca storica nuova in cui la Vergine non solo è presente nelle nostre orazioni ma è il «pilota della navigazione storica» e l’«orientatrice delle nazioni». Ecco, dunque, la grande «prospettiva mariana» a cui siamo tutti chiamati e la «consolazione» a cui faceva riferimento don Mazzolari: oggi possiamo costruire un mondo migliore, in attesa di percorrere anche noi la strada indicata da Maria.

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