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RACCONTAMI: DON ANTONIO MAZZI APRE IL CICLO DI WEBINAR PER LA SFIDA DI SCUOLA-VILLAGGIO


Ecco il Programma Webinar “RACCONTAMI”:
Tutti i giovedì dalle h 18.00
- 19 novembre: DON ANTONIO MAZZI (Fondatore e Presidente Fondazione Exodus)
- 26 novembre: CLAUDIO BOTTINI (Volontario Banco Alimentare)
- 03 dicembre: DANIELE BIELLA (Giornalista, Scrittore, Formatore)
- 10 dicembre: CLAUDIO BURGIO (Educatore, Presidente comunità minori)
- 17 dicembre: GIACOMO PORETTI (Attore, Comico)
Il Webinar sarà su piattaforma Zoom, con accesso libero, utilizzando i credits:
- ID RIUNIONE: 410 585 4346
- PASSCODE: villaggio

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“Raccontami. PerCorsi della Scuola-Villaggio” è un ciclo di incontri webinar che vuole offrire a studenti e genitori un momento di incontro e di dialogo in una prospettiva intergenerazionale con testimoni che raccontano il proprio percorso di vita, il lavoro, le passioni.
“Raccontami” vuole essere anche un veicolo promotore di speranza attraverso la condivisione di storie di uomini e donne che, nonostante la crisi, ogni giorno continuano a costruire e offrire il proprio contributo di senso e valore nel mondo.
Il progetto e i webinar che lo precedono nascono perchè: «La scuola si deve reinventare», dice con l’onestà che lo contraddistingue, don Antonio Mazzi, presidente di Fondazione Exodus. «Soprattutto perché coinvolge una parte importante e strategica della vita dei nostri figli. Perché, ricordiamolo, quando parliamo di adolescenti dobbiamo uscire dai soliti schemi. Servirebbe una unanime reazione contro l’ignoranza di uno stato, che da quasi un secolo, tiene in piedi una struttura assurda, medioevale, quasi una scuola degli asini. Non perché gli asini sono i ragazzi, ma perché sono rimasti liberi solo i banchi degli asini. E loro si sono trovati li. Non scherzo».
«È possibile, rischio, convincere genitori, ragazzi, e docenti ad una sommossa “pedagogica”», aggiunge don Mazzi. «Ma vogliamo capire chi sono i ragazzi dai dieci ai quattordici anni? Vogliamo sbattere banchi, cattedre, programmi, quadrimestri e rischiare qualcosa di totalmente nuovo, per amor loro e pensare una scuola su loro misura? Ho fatto un sogno. Mi vedo un “villaggio” dentro al quale freme la vita, l’arte, lo sport, la cultura, l’avventura. Vedo artisti, sportivi, artigiani, giardinieri, insegnanti, testimoni del mondo della solidarietà tra piscine, palestre, biblioteche, tende, roulotte, teatri.
Sogno anche il luogo del silenzio, dello spirito, della poesia. Rimbocchiamoci le maniche, c’è stato un tempo nel quale, alcuni operai, davanti al fallimento del padrone dell’azienda, si sono fatti carico di tutto e l’hanno salvata, anzi migliorata. Perché non facciamo così con la scuola? Prendiamola in mano, facciamocela nostra. I comuni perchè non rischiano? Poco prima vi ho parlato di una azienda. Qui parliamo dei nostri figli. Laddove non c’è educazione non c’è civiltà, non c’è democrazia, non c’è società. Dimenticavo: il villaggio con i cancelli sempre aperti, perché è il tesoro del territorio, è la vera banca, il futuro, la speranza. E i nostri figli non dovranno aspettare la notte, per andare nei parchi o nelle discoteche, perché il sabato è lì».
«Questo progetto di scuola-villaggio», dice Franco Taverna, coordinatore nazionale dei Progetti sulla povertà educativa della Fondazione Exodus, «non è solo un esperimento di scuola aperta. Ma un laboratorio per creare un modo nuovo di fare scuola. Dove i tempi e le valutazioni degli apprendimenti non sono quelli dettati dalla classica lezione frontale. Il percorso formativo dei ragazzi non può passare solo per competenze, nozioni e programmi ministeriali. Ma oggi più che mai deve passare attraverso una modalità di stare, fare e sperimentare insieme».
Questa idea, questa sfida, questo sogno di don Antonio Mazzi ha incontrato il sogno e l’entusiasmo del preside di un quartiere alla periferia di Milano, zona gallaratese, che vive, come tutte le periferie delle grandi città di difficoltà, di pregiudizi, ma anche di grandi idee e iniziative che, come si dice, partono dal basso. E che siano concrete, perché parlare di di “povertà educativa” significa anche cercare insieme a tutti i soggetti presenti sul territorio, alla comunità educante, di contrastarla con azioni concrete.
«Il volontariato, le associazioni, la cultura «il senso del patto educativo con il territorio», spiega Angelo Lucio Rossi, preside dell’Alda Merini, «sta nel restituire le scuole ai suoi quartieri. Questo ciclo di incontri è un antidoto al periodo che stiamo vivendo. In questo cataclisma abbiamo imparato che tutti siamo chiamati ad educare, perciò la scuola deve diventare un villaggio e non bastano i “tecnici” ma c’è bisogno di testimoni che “hanno le mani in pasta”. Parlo proprio di testimoni della speranza, che sentono, costruiscono: l’educazione è anche un racconto. Questo è solo un primo ciclo di webinar, ne seguiranno altri. La vita è una storia interessante. Raccontiamo la vita per contrastare questi tempi lamentosi».

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