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Milano. Alla Mangiagalli manifesto per la vita oscurato. Nel nome della «libertà»

di Francesco Ognibene
"Viva la libertà": è la scritta che campeggia sul lenzuolo col quale è stato oscurato un manifesto a sostegno della vita nascente davanti alla Clinica Mangiagalli di Milano. Esposto da più di 4 mesi.-
Annunciano un esposto in Procura le due associazioni – Pro Vita e Ora et Labora in Difesa della Vita – che hanno esposto il manifesto a sostegno della vita nascente davanti alla Clinica Mangiagalli di Milano e se lo sono visto coprire da un lenzuolo con la scritta «Viva la libertà». Il manifesto è una "vela" appesa a un palo della luce: su due foto che ritraggono una madre col neonato e la pancia di una donna in gravidanza che tiene tra le mani la foto di un’ecografia – reca la scritta «Non fermare il suo cuore. Avrà il tuo sguardo, il tuo sorriso e sarà coraggioso. Perché tu lo sei!». Da quanto riferiscono i suoi ideatori, è esposto davanti alla Mangiagalli «da metà settembre 2018, avendo ottenuto dal Comune di Milano il permesso per un anno, con il pagamento di quanto previsto per questo genere di pubblicità». Tutto regolare, visto e autorizzato. E soprattutto familiare a chi frequenta l’ospedale dove nasce un gran numero di bambini (e molti vengono anche abortiti). Perché allora solo in questi giorni si è accesa la polemica che ha portato a coprire il manifesto?
Il gesto che in un colpo solo ha negato il diritto a esprimere una libera opinione, oscurando un manifesto dai toni non provocatori – com’era invece accaduto in altre iniziative – ma orientato a far riflettere le madri, le donne e i milanesi su un tema delicato e importante come la scelta di tenere il proprio bambino o rinunciarvi abortendolo, è stato compiuto, secondo quanto ha dichiarato la ginecologa della Mangiagalli Alessandra Kustermann, ritenendo «inaccettabile puntare il dito contro chi decide di interrompere una gravidanza, perché so bene con quanto dolore una donna arriva a fare una scelta del genere. La gran parte di loro decide così perché non sa come tirare a campare o perché il figlio ha una grave malformazione. Facciamo di tutto per non farle sentire in colpa, poi arrivano questi e fanno di tutto per colpevolizzarle. Non mi sento un’abortista e non amo l’aborto. Difendo solo il diritto all’autodeterminazione delle donne». Ma il manifesto era lì da tempo, senza aver suscitato alcuno scandalo, probabilmente per la sua impostazione non aggressiva. Certo meno del gesto di coprirlo, paradossalmente nel nome della libertà.
L’iniziativa censoria potrebbe avere a che fare col fatto che l’associazione Ora et Labora in Difesa della Vita è stata recentemente autorizzata dalla Prefettura a tornare sulla strada davanti alla Mangiagalli – via della Commenda – per le sue abituali iniziative di preghiera e di informazione contro l’aborto, dopo un lungo periodo nel quale le era stato imposto di non allestire manifestazioni simili per evitare incidenti con gruppi femministi e centri sociali, sempre pronti a reagire con decisione. Per chi alle iniziative pubbliche preferisce azioni più discrete e intime vengono organizzati ogni mercoledì nella cappella dell’ospedale incontri di preghiera per la vita che nasce e per quella che viene spenta nel grembo materno, per qualsiasi motivo.
La cappella è intitolata ai Santi Innocenti.
da www.avvenire.it
@Riproduzione Riservata del 04 febbraio 2019

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