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LIEVE INCHINO E INCROCIO DI SGUARDI, TORNA IL SEGNO DELLA PACE

di Alberto Chiara 
da www.famigliacristiana.it
@Riproduzione Riservata del 27 gennaio 2021

Lo rende noto il comunicato finale del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana (Cei). Ribadito che Il Paese, segnato dall’emergenza sanitaria e dalle sue drammatiche conseguenze sociali, è ora ulteriormente messo alla prova dalla crisi politica e che «vaccinarsi non è solo un gesto di amore per se stessi, ma di attenzione e di cura verso gli altri».-

Scambiatevi un segno di pace: dal 14 febbraio saranno inchini e incroci di sguardi. 

Lo hanno stabilito i vescovi come rende noto il comunicato finale del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana (Cei). «La pandemia», si legge, «ha imposto alcune limitazioni alla prassi celebrativa al fine di assumere le misure precauzionali previste per il contenimento del contagio del virus. Non potendo prevedere i tempi necessari per una ripresa completa di tutti i gesti rituali – si annuncia nella nota – i vescovi hanno deciso di ripristinare, a partire da domenica 14 febbraio, un gesto con il quale ci si scambia il dono della pace, invocato da Dio durante la celebrazione eucaristica. Non apparendo opportuno nel contesto liturgico sostituire la stretta di mano o l’abbraccio con il toccarsi con i gomiti, in questo tempo può essere sufficiente e più significativo guardarsi negli occhi e augurarsi il dono della pace, accompagnandolo con un semplice inchino del capo».

All’invito “Scambiatevi il dono della pace”, dunque, sarà possibile “volgere gli occhi per intercettare quelli del vicino e accennare un inchino”. Questo gesto, per i vescovi, “può esprimere in modo eloquente, sicuro e sensibile, la ricerca del volto dell’altro, per accogliere e scambiare il dono della pace, fondamento di ogni fraternità. Là dove necessario, si potrà ribadire che non è possibile darsi la mano e che il guardarsi e prendere ‘contatto visivo’ con il proprio vicino, augurando: ‘La pace sia con te’, può essere un modo sobrio ed efficace per recuperare un gesto rituale”.
LA CRISI POLITICA, ULTERIORE CROCE PER UN PAESE GIÀ PROVATO
«Il Paese, segnato dall’emergenza sanitaria e dalle sue drammatiche conseguenze sociali», è «ora ulteriormente messo alla prova dall’attuale crisi politica», hanno aggiunto i vescovi. «La cronaca e i costanti contatti sul territorio – si legge, poi, nel comunicato finale – restituiscono un quadro in chiaroscuro, dove alla creatività e alla resilienza dell’intera comunità italiana fanno da contraltare l’incertezza del futuro, l’inquietudine per la mancanza o la perdita del lavoro, una crescita significativa del disagio psicologico, l’emergere delle nuove povertà che stanno stritolando famiglie e imprese. Preoccupa nondimeno la questione educativa, da affrontare insieme e con il contributo di tutti per elaborare progetti che rinnovino e vitalizzino scuole, parrocchie, percorsi catechistici».
Sebbene “complesso”, questo – hanno sottolineato i vescovi durante i lavori – «non è un tempo sospeso, ma deve essere colto come un’opportunità. La riconciliazione diventa, allora, lo strumento da utilizzare per ricucire il tessuto sociale lacerato e per dare speranza alle donne e agli uomini di oggi», come auspicato dal Papa nel 2015 a Firenze, in occasione del V Convegno ecclesiale nazionale. Di qui la necessità di «mettere al bando ogni autoreferenzialità ecclesiale che impedisce di guardare l’altro con tratto materno e di lavorare in armonia per realizzare una comunione reale», sulla scorta degli Orientamenti pastorali Comunione e comunità elaborati negli Anni Ottanta. Tra le priorità, il coinvolgimento dei laici, evidente anche nel Motu Proprio Spiritus Domini con cui il Papa ha aperto l’accesso al lettorato e all’accolitato anche alle donne.

IL VACCINO? UN DOVERE ETICO

«Vaccinarsi non è solo un gesto di amore per se stessi, ma di attenzione e di cura verso gli altri, oltre che un atto di fiducia nella ricostruzione del sistema-Paese», sostengono inoltre i vescovi nel comunicato finale del Consiglio episcopale permanente della Cei. «Insieme al triste impatto sulla salute delle persone, la pandemia ha aggredito tutti gli ambiti di vita, andando ad incidere in particolare sulle condizioni dei più vulnerabili, dei poveri, degli anziani, dei disabili e dei giovani, i grandi dimenticati di questa crisi», fanno notare i vescovi, secondo i quali «a preoccupare è il calo demografico al quale si aggiunge un invecchiamento progressivo della popolazione e la desertificazione di alcuni territori».Di qui la necessità di “politiche familiari adeguate” e di “moltiplicare gli sforzi per continuare, nonostante le gravi difficoltà nelle quali le famiglie, gli insegnanti e i catechisti si trovano a operare, l’impegno educativo nei confronti delle nuove generazioni e per ricostruire al più presto condizioni e contesti che permettano esperienze formative integrali”. “Le nuove tecnologie sono di grande aiuto per tenere i contatti e per svolgere attività, ma non possono sostituire la ricchezza dell’incontro personale, della presenza”, il monito della Cei: “Aumentano le difficoltà dei bambini e soprattutto degli adolescenti, a cui va riconosciuto di avere vissuto, nella maggioranza dei casi, questi mesi con grande responsabilità e senso civico”.
“Non si può tuttavia nascondere – hanno osservato ancora i presuli – che sembrano crescere l’insofferenza dei giovani e la preoccupazione delle famiglie. I bambini, i ragazzi, i giovani e l’intera comunità hanno bisogno che le scuole, i centri educativi, le parrocchie, gli oratori possano tornare il prima possibile a svolgere la loro funzione di contesti di crescita. Non ci potrà essere un ritorno improvviso alle condizioni di prima, ma fin d’ora tutti, comunità civili ed ecclesiali, sono sollecitati a fare la propria parte, partendo da quello che questo tempo sta mettendo in evidenza”.

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