logo sito cav

CAV - Centro di Accoglienza alla Vita Vogherese ODV

Via Mentana n. 43
27058 Voghera (PV)
Tel: 349 4026282
email: cavvoghera@virgilio.it
Visualizzazioni:
21

Lettura a voce alta, ascoltare i libri aumenta sino al 20% le capacità cognitive dei bambini

di Valentina Santarpia
da www.corriere.it
@Riproduzione Riservata del 12 ottobre 2019
Indagine su 1500 bambini dai sei agli undici anni.-
 

Storie lette a voce alta: ecco perché sono importanti

Millecinquecento bambini dai 6 agli 11 anni, 100 giorni di sperimentazione, tre grandi città coinvolte (Torino, Modena e Lecce) e un risultato chiaro: leggere ad alta voce in classe incide dal 10 al 20% su aspetti cruciali dell’apprendimento, del successo scolastico e della vita. La ricerca «Leggimi ancora», condotta dall’università di Perugia insieme a Giunti scuola che ha fornito 40 mila testi, ha coinvolto 13 mila docenti. E la lettura diventa una palestra cognitiva, emotiva e relazionale.

La mamma: «Mai vista così felice»

«Quando mia figlia mi ha parlato del progetto non ci ho badato molto — racconta Francesca Costantini, 39 anni —. Ma poi ho visto il suo entusiasmo a 9 anni e sono felicissima». La bambina ha partecipato alle letture ad alta voce nella sua scuola, un istituto comprensivo di Calimera (Lecce): «Ammetto che con 3 bambini e il lavoro non ho mai avuto tempo di leggere ai miei figli. Ma ho scoperto quanto possa fargli bene. A scuola hanno allestito un’aula con i cuscini dove le maestre si alternavano, mia figlia mi ha raccontato che le maestre si trasformavano in mamme in quell’ora, e per loro era molto rilassante. La dirigente stessa un giorno li ha radunati nell’atrio e ha letto personalmente un libro. La cosa incredibile è che lei, che non è mai stata una grande lettrice, per il compleanno mi ha chiesto di comprarle La fabbrica di cioccolato, e quando è mancata per una febbre, la prima cosa che ha voluto sapere dalle compagne è stata come era finito il libro che stavano leggendo in classe. Per lei era il momento più bello della giornata a scuola».

La maestra: «Questa esperienza cambia i rapporti tra docenti e alunni»

«È partito in sordina, ma poi è stata un’esperienza bellissima», racconta Ileana Coscia, 45 anni, maestra alla primaria di Cittadella di Modena. «Quando il gruppo di ricerca del professor Federico Batini di Perugia ci ha spiegato quello che le neuroscienze avevano scoperto non pensavo che la lettura ad alta voce potesse trasformare così il rapporto con gli studenti». Poi è successo un piccolo miracolo. «Io sono un’insegnante di matematica — racconta la docente — e quindi è difficile che legga qualcosa in classe. Quando ho cominciato a farlo i bambini hanno pian piano iniziato ad aspettare quel momento e soprattutto un po’ alla volta hanno iniziato ad aprirsi. Sono venute fuori le loro esperienze, difficoltà, confidenze. La lettura in classe ha aperto un rapporto diverso, è stato come un regalo condiviso. Quando prendevo il libro in mano, sentivo il fiato sospeso dei ragazzi. E poi, mentre leggevo, un ascolto partecipato: subito dopo la lettura, facevano osservazioni, raccontavano esperienze, tutte cose che non conoscevo».

Gli scolari: «Vorrei rifarlo anche a casa, con i miei genitori»

«Mi è piaciuto vedere con gli occhi della gatta». «Vorrei rileggere questo libro con i miei genitori». «Alya è stata coraggiosa, ma il coraggio che ti viene dalla famiglia unita». Sono solo alcune delle frasi che i bambini coinvolti nel progetto «Leggimi ancora» hanno detto agli insegnanti e in famiglia, entusiasti di poter dedicare un’ora del tempo scolastico ad un’attività che non richiedeva la loro prestazione ma gli permetteva di rilassarsi e, nello stesso tempo, di affinare concentrazione e attenzione. E poi c’è stata quella bimba di Torino che ha commosso la sua maestra, Antonella Biscetti: «Stavamo leggendo una storia su una ragazzina ribelle con una famiglia problematica. Questa mia alunna era sempre distratta. E invece ad un certo punto mi ha detto: “Anche io sono come lei”. Sono rimasta molto colpita. Con quel libro, ho creato un legame con la bambina che mi ha permesso di vedere il suo disagio».
 

Top