Leone XIV: «Vediamo e passiamo oltre, oppure ci lasciamo trafiggere il cuore? Tanti popoli spogliati da violenza e povertà»
da www.famigliacristiana.it
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Nel corso della Messa domenicale, il Pontefice ha commentato la parabola del buon samaritano: «Cristo ci ha guardati con compassione, ora tocca a noi».-

Nella quindicesima domenica del Tempo Ordinario, Papa Leone XIV ha presieduto la Santa Messa nella Parrocchia Pontificia di San Tommaso da Villanova, a Castel Gandolfo. Durante l’omelia, il Pontefice si è soffermato sul significato profondo della parabola del buon samaritano, tratta dal Vangelo di Luca (10,25-37), lanciando un appello accorato a «non passare oltre» davanti al dolore e alla sofferenza.
«Questo racconto continua a sfidarci anche oggi – ha affermato il Papa – interpella la nostra vita, scuote la tranquillità delle nostre coscienze addormentate o distratte». Al centro della riflessione, lo sguardo del samaritano, che a differenza del sacerdote e del levita «vide e ne ebbe compassione»: «Lo sguardo fa la differenza – ha spiegato Leone XIV – perché esprime ciò che abbiamo nel cuore: si può vedere e passare oltre, oppure vedere e sentire compassione».
Il Pontefice ha voluto sottolineare che il buon samaritano è immagine di Cristo stesso, «che ha guardato all’umanità senza passare oltre, con occhi, con cuore, con viscere di commozione e compassione». Gesù, ha ricordato, è «la compassione del Padre verso di noi», e in Lui Dio si è fatto prossimo dell’uomo ferito: «È venuto a guarire le nostre ferite, versando su di noi l’olio del suo amore e della sua misericordia».

Richiamando le parole di Sant’Agostino e di Papa Benedetto XVI, il Papa ha spiegato che «credere in Cristo e seguirlo significa lasciarsi trasformare per avere i suoi stessi sentimenti: un cuore che si commuove, uno sguardo che vede e non passa oltre, due mani che soccorrono e leniscono le ferite».
Il Santo Padre ha poi allargato la riflessione alla realtà odierna: «La strada da Gerusalemme a Gerico è la strada percorsa da tutti coloro che sprofondano nel male, nella sofferenza e nella povertà; è la strada di tanti popoli spogliati, derubati e saccheggiati, vittime di sistemi politici oppressivi, di un’economia che li costringe alla povertà, della guerra che uccide i loro sogni e le loro vite».
Da qui la domanda cruciale: «E che cosa facciamo noi? Vediamo e passiamo oltre, oppure ci lasciamo trafiggere il cuore come il samaritano?». Il Papa ha messo in guardia dal rischio di limitare la solidarietà a chi ci è vicino, simile o affine, ricordando che Gesù «capovolge la prospettiva presentandoci un samaritano, uno straniero ed eretico, che si fa prossimo». E citando Gesù di Nazareth di Benedetto XVI, ha aggiunto: «Devo diventare una persona che ama, una persona il cui cuore è aperto per lasciarsi turbare di fronte al bisogno dell’altro».
L’omelia si è conclusa con un invito a vivere una vera fraternità: «Vedere senza passare oltre, fermare le nostre corse indaffarate, lasciare che la vita dell’altro ci spezzino il cuore. Questo ci rende prossimi gli uni degli altri, genera fraternità, fa cadere muri. E finalmente l’amore si fa spazio, diventando più forte del male e della morte».
Al termine della Messa, Leone XIV ha consegnato un dono simbolico al parroco della comunità: il calice e la patena utilizzati durante la celebrazione. «Strumenti di comunione – ha detto – che possono essere invito a tutti noi a vivere in comunione, a promuovere veramente questa fraternità, questa comunione che viviamo in Gesù Cristo». L’assemblea ha risposto con un lungo applauso.
