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LE RAGAZZE E I RAGAZZI SONO PIÙ MATURI… DI QUELLO CHE PENSANO GLI ADULTI

di Franco taverna , Responsabile Progetto Pronti, Via!
da www.exodus.it
@Riproduzione Riservata del 02 dicembre 2022

Presentato a Milano “FUORI”, il docufilm di Fondazione Exodus che racconta di un progetto avventura realizzato da educatori e da ragazzi che hanno commesso reati, sottoposti a misure restrittive dalla Autorità Giudiziaria. A seguire la premiere e ad animare il dibattito a fine proiezione le riflessioni e le tante domande dei ragazzi di 10 classi di istituti superiori della Zona 3 del Comune di Milano.-

È speciale chi ti sa trovare dove gli altri non ti vengono a cercare, chi riesce a vedere in noi quello che non manifestiamo a nessuno.

Matteo scrive questo su un foglietto al termine della proiezione del docufilm “FUORI” che racconta di un progetto avventura realizzato da educatori e da ragazzi adolescenti che hanno commesso reati, sottoposti a misure restrittive dalla Autorità Giudiziaria.

E’ il 28 novembre 2022 e ci troviamo nella sala cinema del Teatro Martinitt a Milano, luogo carico di significati per la città e coerente con lo spirito del progetto di Fondazione Exodus Pronti,Via!, selezionato dell’impresa sociale Con i Bambini. La mattina è grigia e c’è il solito traffico, cose che ti aspetti in un lunedì di autunno a Milano. Ciò che succede in sala invece no, non ce lo aspettavamo. Sono presenti 10 classi delle scuole superiori della Zona 3 di Milano.

Si inizia con un breve preambolo per descrivere il contesto e gli scopi del progetto, viene posta una domanda: che cosa si deve fare con i ragazzi che compiono reati, che sbagliano? Sullo sfondo rieccheggiano le parole del Ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara in merito alle punizioni e al “valore delle umiliazioni”.

Parte il docufilm. È realizzato al seguito di una carovana composta da 10 ragazzi e alcuni educatori, nel mese di luglio 2021 in Sicilia. Immagini intense e colonna sonora coinvolgente.

Si riaccendono le luci e ci si aspetta la solita blanda coda con le solite domande curiose fatte solo per compiacere i professori. Si apre invece un dibattito tutto centrato sui contenuti nel quale più che domande emergono riflessioni e si chiariscono punti di vista diversi. Sono i ragazzi e le ragazze che si pongono interrogativi e cercano delle possibili risposte: è sempre giusto punire? Togliere la libertà? Umiliare e far soffrire chi ha fatto soffrire? “Se uccidessero mio fratello sarei contento di sapere che l’assassino starà sempre rinchiuso in galera”; “non puoi sapere fino in fondo le responsabilità, bisogna offrire sempre una possibilità di riscatto”; “Per sapere quale sia la punizione giusta occorre conoscere il contesto, le circostanze”; ma se l’uccisore fosse mio fratello?”.

Poi la discussione si allarga fino a comprendere il compito degli adulti, degli educatori, prendono la parola anche gli insegnanti. E arriva il commento di Matteo e poi altre mani alzate e il desiderio di approfondire il discorso, ma sono ormai le 12.30, è ora di chiudere.

Usciamo dalla sala meravigliati e con una dose di speranza in più: la partecipazione e la profondità di questi ragazzi è superiore a quella di gran parte degli adulti. Anche di quelli che “pontificano” su di loro. Decidiamo di impegnarci ad una presenza più assidua con le scuole per continuare ad accendere questi pensieri aperti.

Verso sera arriva questo WhatsApp di una docente: “Complimenti, grazie ancora per l’incontro riuscitissimo di oggi. I miei ragazzi hanno continuato la discussione per tutta la strada del ritorno e mi hanno chiesto di parlarne ancora domani”.

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