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CAV - Centro di Accoglienza alla Vita Vogherese ODV

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La relazione mamma-bambino

Importanza del contesto diadico. -

 

La relazione “a due” tra madre e bambino è il luogo in cui si configurano i primi scambi emotivi. E’ il primo contesto sociale conosciuto dal bambino, dove egli sviluppa una delle competenze più significative dello sviluppo: la lettura e l’interpretazione dei segnali e delle espressioni emotive altrui, per poi riconoscere le proprie e imparare a regolarne l’intensità, a fronte di nuovi stimoli o stressanti.

-La madre
La prima fonte d’influenza proviene da ciò che la madre comunica attraverso il suo corpo: il volto è il canale privilegiato per l’invio dell’informazione emotiva. Le espressioni facciali della madre spesso esagerate, cioè ampie e durature nel tempo, presentano un carattere ripetitivo e stereotipato che facilita la familiarizzazione.

Vocalizzazioni: emessi suoni senza senso, si amplificano seguendo l’espressione emotiva come per il volto; ritmi alternati delle vocalizzazioni suggeriscono una precoce forma di dialogo.
Regole specifiche per lo sguardo: la madre fissa il bambino più a lungo e coordina lo sguardo con la parola.
Prossemica: la madre entra nello spazio fisico del bambino, con frequente contatto fisico, baciare e stare vicini.
Il comportamento del bambino è organizzato fin dalla nascita per lo scambio interattivo e per la relazione. Lo scambio diadico con la madre (o altra figura di riferimento significativa, la madre di solito è il caregiver principale) è predisposto sotto forma di dialogo, dove ognuno ha un proprio repertorio comunicativo. La sensibilità del genitore si inserisce con una funzione in grado di regolare e trasformare le emozioni negative del bambino

 

-Il neonato
Fin dalla nascita il bambino possiede strumenti socio-emotivi che lo predispongono in modo elettivo verso la madre: attenzione selettiva per il volto, precoce capacità di fissare lo sguardo, iniziale preferenza per oggetti animati, competenza innata dell’espressione facciale delle emozioni di base.

Il bambino possiede dei meccanismi strutturali che lo mettono in rapporto con la madre: l’apparato orale predisposto per la suzione, complesse strutture visive sensibili alle stimolazioni provenienti dai volti umani, apparato uditivo selettivamente adattato alla voce umana. Queste strutture vengono usate in modo funzionale, in particolare nelle risposte temporali tra il bambino e l’adulto (ritmi endogeni alla nascita che si modulano su eventi esterni).

Nei primi mesi il neonato possiede condotte autoregolatorie che gli consentono di modulare la tensione attraverso sistemi di protezione quali: distogliere lo sguardo dallo stimolo stressante, mettere in atto comportamenti autoconsolatori, già a 2-3 mesi, centrati sul succhiare o manipolare parti del corpo o dell’ambiente.
Tutte le recenti ricerche degli studi evolutivi portano a pensare che l’esperienza intrapsichica del bambino si sviluppi successivamente all‘esperienza interattiva con la madre. Nell’ambito di tale interazione si produce la memoria di quello che il bambino si aspetta dalla relazione e su questa prevedibilità costruisce una costanza e una coerenza di stati interni.
Il bambino, nella partecipazione allo scambio con l’adulto, è competente e simmetrico.

Il ruolo che il bambino gioca in una sequenza interattiva è di reciprocità.

Il bambino si autoregola continuamente, a dispetto di numerosi fallimenti di sintonizzazione: egli è in grado di fronteggiare, entro certi limiti, un certo grado di indisponibilità materna, senza conseguenze negative. Quando non riesce ad anticipare quei comportamenti della madre, per lui imprevedibili, dopo alcuni tentativi di segnalazione del disagio, egli semplicemente si ritira dalla relazione. Questo processo, entro i primi mesi, non può essere descritto in termini di categorie emozionali tradizionali.

da www.centropsichedonna.it

@Riproduzione Riservata del 13 settembre 2018

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