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La "lettera" del Papa ai giovani. Correre e sapersi aspettare abitando tempo e Chiesa

di Mimmo Muolo
Due uomini, uno più giovane e l’altro più attempato, corrono verso una tomba, dopo aver ricevuto una notizia sconvolgente. Il primo, Giovanni, proprio a motivo della sua età è più veloce, ma quando arriva davanti al sepolcro vuoto si ferma e, prima di entrare (e credere definitivamente), aspetta Pietro che lo raggiunge subito dopo. Non viene immediatamente da pensare al racconto della Risurrezione, contenuto nel Vangelo di Giovanni, leggendo le ultime righe dell’esortazione postsinodale sui giovani Christus vivit? «Cari giovani – scrive il Papa –, sarò felice nel vedervi correre più velocemente di chi è lento e timoroso. Correte attratti da quel Volto tanto amato, che adoriamo nella santa Eucaristia e riconosciamo nella carne del fratello sofferente. Lo Spirito Santo vi spinga in questa corsa in avanti. La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. Ne abbiamo bisogno. E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci». In effetti, i biblisti hanno sempre visto nella pagina giovannea il riflesso del rapporto tra carisma e istituzione, tra slancio missionario della carità e compito di Pietro che conferma nella fede. Perciò, che ora papa Francesco rilegga il tutto, assegnando addirittura ai giovani il ruolo di Giovanni non può che essere fonte di gioia e aprire nuovi orizzonti alla Chiesa in uscita. E dunque, se il punto di arrivo del Sinodo è questo, esso si manifesta al tempo stesso come un punto di partenza nella partita dell’evangelizzazione che vede i giovani non più riserve in panchina o semplici elementi del vivaio, ma titolari in campo insieme con gli adulti.
Per rilanciare, quindi, la suggestione offerta dal documento occorre chiedersi: quali sono i campi in cui i giovani possono correre «più velocemente» della stessa Chiesa, talvolta «lenta e timorosa»? E dove è bene, invece, che si fermino ad aspettare? Nei capitoli dell’Esortazione è lo stesso Francesco ad offrirci numerose indicazioni, a partire dal mondo digitale, ambiente giovanile per definizione, che però è al tempo stesso uno di quei terreni in cui l’innata velocità di approccio delle nuove generazioni richiede di essere raggiunta dalla saggezza e dalla lungimiranza di chi è più avanti negli anni. Potenzialità e rischi di Internet sono infatti ben noti e vengono sottolineati anche nel documento post-sinodale: solitudine, manipolazione, sfruttamento, violenza, bullismo, pornografia e gioco d’azzardo, fake news, pregiudizi e odio, oltre al rischio di omologazione che faceva dire a Carlo Acutis, giovane avviato verso gli altari e profondo conoscitore del web: «Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie». E questo panorama non rimanda necessariamente al ruolo educativo degli adulti e alla loro capacità di un pacato e accorto accompagnamento?
Altro esempio possibile le migrazioni, «paradigma del nostro tempo». Giovani sono molto spesso coloro che fuggono da guerre, persecuzioni politiche e religiose, disastri naturali. E perciò Francesco chiede in particolare ai loro coetanei dei Paesi di accoglienza di non cadere nelle reti di coloro che vogliono metterli contro i giovani che arrivano, descrivendoli come pericolosi. Anche qui il ruolo di avanguardia giovanile sia per un diverso approccio alla questione, sia per l’attiva attesa degli adulti, al fine di sciogliere le loro diffidenze, è quanto mai evidente.
C’è poi la salvaguardia del creato. E non è necessario citare la giovanissima Greta per ricordare quanto la sensibilità ecologica dei giovani corra più veloce di quella delle altre generazioni. Così come emerge dal testo la fiducia che gli stessi giovani sapranno dare una sterzata in positivo alle relazioni affettive, dopo la sbornia della cosiddetta 'liberazione sessuale' post-sessantottina. Perfino in materia di abusi Francesco riconosce ai ragazzi di oggi il compito di front runners per correggere errori e orrori, dolorose omissioni e atteggiamenti da struzzo di chi li ha preceduti: di fronte a un sacerdote che ha imboccato la strada sbagliata, esorta, abbiate il coraggio di ricordargli il suo impegno verso Dio e verso il suo popolo.
Una corrente neanche tanto sotterranea pervade quindi l’intero documento: l’ineludibile rapporto tra le generazioni. Anziani che sognano, giovani che hanno visioni. Ma la condizione è che tutti tengano lo sguardo fisso sul quel sepolcro vuoto. O meglio sul volto del Risorto, che fu proprio una giovane donna, Maria di Magdala, a vedere per prima dopo che Pietro e Giovanni erano andati via. Restare sempre «in connessione» con Lui, ricorda il Papa usando una terminologia tipicamente giovanile, darà «campo» a quel correre e aspettarsi dal quale la Chiesa conta di raccogliere molto frutto.
da www.avvenire.it
@Riproduzione Riservata del 10 aprile 2019

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